Il 27 maggio scorso, il procuratore di uno Stato dell’Algeria ha chiesto una sentenza di 2 anni di reclusione e un’ingente multa per 6 musulmani convertiti al cristianesimo, in uno dei due processi contro cristiani che hanno catalizzato l’attenzione dello Stato africano la scorsa settimana. La stessa corte di Tiaret City ha rinviato il verdetto di una donna cristiana – per la quale erano stati richiesti 3 anni di prigione – accusata di “praticare riti di una religione diversa dall’Islam senza una licenza”. Sotto un’attenta valutazione da parte di osservatori internazionali ed algerini, il caso di Habiba Kouider ha guadagnato notorietà la scorsa settimana quando i giornali algerini hanno riportato che la corte ufficiale di Tiaret ha beffeggiato la donna cristiana per la sua conversione e ha esercitato su di lei forti pressioni affinché tornasse all’Islam.
Al processo dei 6 cristiani, invece, il procuratore ha richiesto, come si diceva, 2 anni di prigione e 500.000 dinar (circa 8.145 dollari) di multa. Inizialmente gli uomini erano accusati di “distribuire documenti che turbavano la fede dei musulmani”.
Da quando questi casi stanno attirando l’opinione pubblica, un certo numero di giornali ha criticato apertamente l’accanimento anti-cristiano del governo.