Archivi del mese: agosto 2008

Escalation di terrore in Orissa (India): a morte i cristiani!

orissa-India

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Dopo l’assassinio del leader indù Swami Laxmananda Saraswati il 23 agosto scorso in Orissa, un elevato stato d’allerta si è diffuso in tutto lo Stato indiano, mentre il governo, cosciente che il fatto potesse essere usato dagli estremisti locali come pretesto per creare disordini, prendeva delle misure di sicurezza per proteggere le chiese e i luoghi di incontro dei cristiani. Ebbene la reazione degli estremisti, radunati in folle aggressive e armate, non si è fatta attendere, attaccando i cristiani della zona e le loro proprietà,  e investendo letteralmente le inadeguate forze di polizia schierate dal governo centrale, che sono rimaste a guardare.I disordini sono stati fomentati dal Bajrang Dal (l’ala più giovane del VHP, ovvero del Vishwa Hindu Parishad, di cui Swami Laxmananda Saraswati era uno dei leader), dal Rashtriya Swayamsevak Sangh (RSS), dal Hindu Jagaran Morcha, tutti supportati dal partito Bhartiya Janata Party (BJP). Poco importa se dell’attentato di cui sopra sia sospettato un gruppo di ribelli maoisti, il bersaglio dei disordini sembrano essere esclusivamente i cristiani della zona.
Nell’escalation di orrore che sta avendo luogo in Orissa stanno perdendo la vita numerosi fratelli, molti altri vengono torturati e picchiati, mentre chiese e proprietà di varia natura dei cristiani vengono date alle fiamme (spesso quando all’interno ci sono gli stessi proprietari).
Qui di seguito vi forniamo una lista non completa (e in continuo aggiornamento, perché i fatti si susseguono i rapporti degli inviati sono spesso concitati) dei disordini a danno di cristiani nello Stato di Orissa, dove trovate chiese date alle fiamme, persone assassinate, devastazioni di ogni tipo:

  • tre chiese bruciate nei distretti di Dumerguda, Talsara, Sundergarh;
  • una chiesa cattolica data alle fiamme e una battista è stata attaccata nel distretto di Phulbani; in questa stessa zona sono state bruciate svariate abitazioni di cristiani, così come la casa di un pastore e quella del suo assistente;
  • altre tre chiese attaccate nel distretto di Kandhamal;
  • una chiesa attaccata nel distretto di Koraput;
  • la scuola Ichhapur Carmel è stata pesantemente danneggiata;
  • gli uffici della World Vision (un’organizzazione cristiana statunitense) a Bhawanipatna, nel distretto di Kalahandi, sono stati danneggiati e un’auto di proprietà dell’organizzazione distrutta, mentre nella stessa cittadina una famiglia cristiana è stata vittima della violenza dei manifestanti;
  • altra chiesa a Jeypore ha subito danni;
  • due scuole e un ostello sono stati dati alle fiamme;
  • la chiesa cattolica di Satyanagar, Bhubaneswar (capitale dello Stato di Orissa) è stata attaccata;
  • stessa sorte ad un’altra chiesa a Chandipali, Bargarh;
  • attaccata anche una chiesa pentecostale a Sambalpur;
  • ingenti danni anche al National Institute of Social Work and Social Sciences (NISWASS) e al Xavier Institute of Management (XIM) a Bhubaneswar;
  • una chiesa e circa 20 case hanno subito danni, mentre un uomo che risponde al nome di Rasananda Pradhan è stato assassinato a Rupagaon, vicino a Chakapada, nel distretto di Kandhamal;
  • a Khuntapali, Padampur, un orfanatrofio è stato dato alle fiamme, padre Edward, una suora e dei bambini sono bruciati vivi, mentre almeno 22 membri dell’istituto risultano scomparsi;
  • nella stessa zona, un pastore è stato bruciato vivo, dentro la sua casa;
  • altra chiesa data alle fiamme a Sukinda;
  • attacchi ad una chiesa dei fratelli anche a Gosaninuagaon, Berhampur;
  • l’ufficio di Compassion East India (NGO) a Bhubaneswar ha subito dei danni;
  • altre chiese attaccate a Bhimaguda, Nabarangpur, a Jayadev Vihar, Bhubaneswar, a Bidanasi, Cuttack, a Rayagada, a Raikia, così come nel distretto di Kandhamal, ma in questa occasione il pastore non è riuscito a scappare ed è bruciato vivo;
  • altre scuole ed ostelli danneggiati a Madupur, Sohela, Bargarh, lo stesso dicasi per lo scuola-bus della De Paul School, a Berhampur;
  • la William Carey School con i suoi vari scuola-bus, tutto dato alle fiamme;
  • una suora di nome Mina Barua è stata rapita, mentre un prete (padre Thomas Clave) è stato picchiato e denudato;
  • in un posto chiamato Tamba due missionari sono stati arsi vivi;
  • picchiato brutalmente anche Sikender Singh, pastore di una missione pentecostale, nella zona di Bhavani Patna, distretto di Kalahandi, dove peraltro un altro pastore (David Diamond Pahar) è stato costretto a fuggire dopo che 200 estremisti avevano circondato la sua casa (a tutt’oggi non si sa dove si trovi); lo stesso distretto è protagonista di altri attacchi, tre negozi distrutti, due persone (Mr. Alok Das and Rev. I. N. Senapati) sono state picchiate, mentre due famiglie (sempre cristiane), Barik e Pradhan, sono state obbligate con la forza ad abbandonare il villaggio, ma nella concitazione degli eventi il signor Pradhan risulta scomparso;
    Queste sono solo alcune notizie che ci giungono da quello che potremmo definire ormai un fronte, dato che una vera e propria guerra si è scatenata contro i cristiani di Orissa.

Fonte articolo porte aperte italia

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Juan Luis Guerra e la Musica Cristiana

Juan Luis Guerra  è un cantante e musicista dominicano. E’ annoverato tra i principali rappresentanti della musica dei Caraibi. vincitore di numerosissimi Latin Grammy Award, nel 2004 fa uscire un’album che s’intitola “Para Ti” dove tratta l’argomento della sua conversione al Cristianesimo con canzoni che riflettono il suo nuovo stato d’animo ringraziando Dio per tutto quello che ha ricevuto da Lui,questo album vende 500.000 copie e merita il Grammy Latino come migliore album cristiano.

La canzone di questo video si chiama La Avispas e fa parte del cd “Para Ti”

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Al Termine delle Olimpiadi di nuovo minacce contro la libertà religiosa in Cina

Con la chiusura delle Olimpiadi, si manifestano nuovi casi di abusi contro la libertà religiosa, in pieno contrasto con i tentativi delle autorità di offrire servizi religiosi per atleti e visitatori durante i Giochi. Alcuni responsabili cristiani sono stati messi a disposizione dalle autorità cinesi ed è stata pubblicata in 30.000 copie una versione bilingue della Bibbia (più 10.000 Nuovi Testamenti) per distribuirla nel villaggio olimpico agli atleti e alle chiese ufficiali durante l’imponente evento sportivo.Allo stesso tempo però, ufficiali delle forze dell’ordine hanno chiesto ai leader di comunità familiari a Beijing, di firmare un documento col quale si impegnavano a non svolgere nessuna funzione religiosa durante i Giochi (precisamente dal 15 luglio al 15 ottobre), pena precise “azioni disciplinari” (dall’espulsione dalla capitale agli arresti domiciliari e non), secondo quanto riporta una relazione pubblicata il 13 agosto dalla China Aid Association (CAA). Peggio ancora, la Cina ha previsto una serie di nuove misure restrittive contro quelli che vengono definiti “elementi problematici”, tra i quali sono incluse le comunità familiari, misure che verranno attuate ad ottobre quando ormai i riflettori dello spettacolo mediatico, sportivo e pubblicitario delle Olimpiadi saranno spenti.

Durante i Giochi molti provvedimenti restrittivi hanno impedito a sacerdoti di chiese non registrate di portare avanti le consuete funzioni. In Cina il governo permette la libertà di culto solo con personale e strutture registrate ufficialmente presso l’Amministrazione statale dell’ufficio Affari religiosi e controllate dall’Associazione patriottica. La stessa chiesa cattolica “non registrata” denuncia attraverso per esempio la Union of Catholic Asian News, restrizioni e pesanti pressioni nei confronti di preti e vescovi al fine di impedire loro il normale svolgimento delle attività di chiesa.

Come si diceva, il Partito Comunista Cinese lancerà a breve una serie di misure restrittive su scala nazionale contro quelli che vengono definiti “elementi socialmente instabili”, tra i quali figurano leader di congregazioni familiari (molto diffuse proprio a causa delle severe ingerenze del potere statale), attivisti per i diritti umani e dissidenti politici.
Inoltre il Beijing Municipal State Security Bureau ha anche iniziato una campagna informativa rivolta alla cittadinanza, richiedendo ai cittadini di denunciare individui od organizzazioni che minaccino la sicurezza nazionale, includendovi coloro che “sono coinvolti anche in attività religiose che mettano a rischio la sicurezza”. La pericolosità di misure come queste è evidente, perché esse si prestano a svariate interpretazioni che possono essere foriere solo di oscuri presagi, senza contare che possono innescare una caccia alle streghe difficilmente controllabile.

fonte articolo porte aperte italia

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Cantante gospel ottiene asilo in Danimarca

Dopo aver provato a nascondersi in Sudan, Helen Berhane ha finalmente ottenuto asilo in Danimarca dove è giunta con la figlia . La cantante cristiana soffre sempre di dolori alle gambe a causa delle torture subite durante la sua detenzione in Eritrea ed ha bisogno di aiuto per camminare. Durante la sua prigionia nel campo militare di Mai Serwa, Helen è stata messa in isolamento in un container metallico e in una cella sotterranea. E’ stata duramente torturata e ha rischiato di morire a causa delle percosse, per questo è stata inviata all’ospedale di Asmara e successivamente liberata .
Subito dopo la liberazione è fuggita in Sudan dove ha dovuto nascondersi per non essere arrestata e rinviata in Eritrea come tanti altri rifugiati.
Helen Berhane frequentava una chiesa pentecostale ed era impegnata nel lavoro fra i giovani. Trovare accoglienza in Danimarca è stato un immenso sollievo per lei e per sua figlia.

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Eritrea: Studenti rinchiusi nei container

Altopiano Eritreo

Altopiano Eritreo

Il 5 agosto otto studenti dell’accademia militare di Sawa sono stati rinchiusi in container metallici. Avevano manifestato coraggiosamente dopo che le autorità del campo hanno sequestrato e bruciato le Bibbie personali degli studenti che rientravano nell’accademia.

Secondo una fonte che desidera mantenere l’anonimato, mentre le Bibbie bruciavano, il comandante ha lanciato un avvertimento a tutti gli studenti, dicendo loro che Sawa è un luogo di patriottismo e non un posto per gli evangelici.

Secondo il nostro informatore, nel centro di Sawa è vietato dibattere temi riguardanti la fede con altri studenti, pregare prima dei pasti e possedere la Bibbia o altri libri cristiani. Tutti gli studenti scoperti a contravvenire questi divieti rischiano severe punizioni e la reclusione.

Il servizio militare è obbligatorio in Eritrea e i centri militari come quello di Sawa danno una preparazione sia militare che accademica. Sono passaggi obbligati per ottenere un diploma che permetta di accedere agli studi superiori o militari.

L’eritrea rifiuta le accuse di repressione religiosa e dichiara che il paese ha una costituzione laica e vanta una lunga tradizione religiosa.

Nel 2007 il Dipartimento di Stato Americano ha inserito l’Eritrea nella lista dei paesi che violano gravemente la libertà religiosa.

Oltre 2.000 cristiani, fra cui molti pastori, sono attualmente detenuti a causa della loro fede nelle stazioni di polizia e nei campi militari in tutta l’Eritrea. Benché molti cristiani siano detenuti da mesi o addirittura da anni, nessuno di loro è stato giudicato e condannato da un tribunale.

 fonte notizia – www.porteaperteitalia.org

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Laos: le autorità arrestano 90 cristiani

 

Laos -Luan Prabang

Laos -Luan Prabang

Le autorità del Laos hanno arrestato 90 cristiani nelle ultime settimane, in tre province del paese (nel sud a Saravan e Savannakhet e nel nord a Luang Prabang), tra cui, gli ultimi in ordine di tempo, un pastoree due  credenti di una chiesa familiare presso Boukham village (Savannakhet).

Il 21 luglio scorso, secondo quanto ci riporta l’agenzia Compass, nel villaggio di Katin, nel distretto di Tah Oih della provincia di Saravan, alcuni residenti della zona hanno catturato un vicino di fede cristiana (identificato col nome di Pew) e l’hanno sottoposto a tortura fisica versandogli in gola il contenuto di un otre che lo stesso trasportava (vino di riso) soffocandolo a morte.  Quando la mattina seguente i membri della sua famiglia lo hanno sepolto e hanno posto sulla sua tomba una croce di legno, le forze dell’ordine del villaggio li hanno accusati di “praticare dei rituali nemici dello Stato” e gli hanno confiscato un maiale e un bufalo (in quelle zone gli animali di questo tipo sono preziosi per il sostentamento delle famiglie).

Alcuni giorni dopo questo fatto, sempre le forze dell’ordine hanno fatto irruzione in 17 delle 20 famiglie cristiane del villaggio, arrestando ben 80 persone tra uomini, donne e bambini; queste persone sono state tenute agli arresti in una scuola locale per 3 giorni senza cibo, in attesa che firmassero un documento col quale si attestava la rinuncia alla loro fede cristiana. Dieci di queste famiglie hanno ceduto firmando il documento e ritornando così alle loro case 5 giorni dopo l’arresto, mentre le rimanenti 7 sono state espulse dal villaggio e vivono in un campo in periferia sopravvivendo con il cibo che reperiscono nella giungla.
Secondo quanto riportato da un rapporto della Human Rights Watch for Lao Religious Freedom (HRWLRF), le rimanenti 3 famiglie del villaggio che non erano state colpite da questa “epurazione”, sono poi state costrette a firmare il documento di cui sopra sotto le costanti e brutali pressioni delle autorità.
Questa ondata persecutoria nei confronti dei cristiani va associata all’arresto del pastore Sompong e dei suoi aiutanti – di cui vi parlavamo sopra – oltre che ad una serie di altre detenzioni in altre zone delle tre provincie sopra nominate, che hanno coinvolto leader di chiese locali e/o membri di chiesa, con accuse che si possono ricondurre alla “pratica di una fede religiosa senza permesso delle autorità”. Le autorizzazioni di cui si parla però, sono molto difficili da ottenere, il che, non a caso, scoraggia spesso i credenti locali a richiederle, dimostrandosi di fatto uno strumento di persecuzione nei loro confronti.

Fonte articolo porte aperte italia

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Iran: Coppia di cristiani uccisi dalla polizia segreta iraniana

Iran

Iran

All’incirca un paio di settimane fa, la polizia segreta iraniana ha fatto irruzione nella casa di Abbas Amiri a Malek Shahr (poco fuori la città di Isfahan), un anziano cristiano che, assieme alla moglie Sakineh Rahnama, stavano svolgendo un culto con una quindicina di credenti.

 La polizia segreta ha fatto irruzione nell’abitazione di Amiri, pestando brutalmente i presenti e arrestando 7 uomini, 6 donne e 2 minori. A causa delle ferite riportate nel pestaggio, Amiri è morto in ospedale il 30 luglio scorso; la moglie Rahnama, dopo soli 3 giorni, è venuta a mancare per le stesse cause, alle quali va aggiunto lo stress causato dallo shock per la perdita del marito.

Secondo quanto riportato dal Farsi Christian News Network (FCNN), le violenze dell’irruzione sono aumentate quando i poliziotti hanno scoperto che Amiri era un ex-musulmano, che aveva preso parte al pellegrinaggio alla Mecca (uno dei 5 pilastri della religione dell’Islam) e che aveva addirittura combattuto nella guerra Iran-Iraq. La sua conversione al cristianesimo è stata dunque considerata dai poliziotti un affronto ancora più grande, da cui è scaturita la ferocia del pestaggio.

Le altre persone presenti sono state picchiate e arrestate, compresa la figlia di Amiri e due minorenni.Dopo la morte di Rahnama e il funerale del marito avvenuto il 31 luglio nella sua città natale, Masjid-Soleiman, la polizia segreta ha messo sotto sorveglianza la loro casa, intimando alla famiglia di non svolgere nessuna funzione funebre per la povera donna e di abbandonare la città immediatamente. Secondo quanto riportato sempre da FCNN, anche il figlio è stato malmenato dalla polizia. Cresce l’ondata di intolleranza nei confronti dei cristiani in Iran, mentre il fondamentalismo islamico mette sempre più profonde radici nella società e, cosa ancor più grave, nel sistema legislativo iraniano. Da febbraio è pendente in Parlamento un’interpellanza che chiede l’inserimento nel codice penale della pena capitale per chi abbandona la fede islamica. Attualmente “l’apostasia” è un crimine punito con un certo margine di discrezionalità dai giudici iraniani.

fonte articolo porte aperte italia

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