Archivi del mese: ottobre 2008

India: non cessano gli assassini di cristiani

India  distruzione in Orissa

India distruzione in Orissa

Il delirio di violenza e sangue non cessa in Orissa, anzi mantiene una costante intensità che non sembra risentire del clamore mediatico dato all’eruzione di follia in quelle zone. A quanto pare il problema delle forze dell’ordine di riprendere il controllo del territorio non è stato di certo risolto, tanto che Porte Aperte è costretta nuovamente a riportarvi ulteriori notizie di omicidi di cristiani nello stato di Orissa.Nel distretto di Kandhamal e di Boudh sono stati uccisi due cristiani e sono state date alle fiamme più di 400 abitazioni negli ultimi giorni, numeri che si aggiungono alle violenze del primo ottobre, in cui sono morti 3 cristiani massacrati a colpi di ascia.

Teatro della suddetta follia omicida è questa volta il villaggio di Sindhipankha, dove gli estremisti indù hanno ucciso Dushashan Majhi, un cristiano influente nel villaggio, prima sparandogli e poi facendolo letteralmente a pezzi. La vittima era accompagnata da un amico, Sanyasi Majhi, nei confronti del quale gli estremisti non hanno mancato di accanirsi, uccidendolo, a quanto pare, assieme ad una terza persona non ancora identificata. Il delirio di sangue e morte si è poi spostato – secondo alcuni testimoni che preferiscono per ovvie ragioni rimanere anonimi – sul bestiame e sulle case dei cristiani del villaggio.
 
Tornando invece agli accadimenti del primo ottobre, nel villaggio di Hrudangia gli estremisti indù hanno ucciso a colpi di ascia Lalji Nayak, un indifeso credente di 80 anni, e ferito a morte altri cristiani, per un bilancio di circa 15 persone ferite, vittime più o meno gravi degli attacchi. Anche l’anziana moglie di Nayak, Mandaki, ha riportato ferite da arma bianca, così come il fratello Junas, al quale invece hanno più volte sparato, e versano entrambi in gravi condizioni in un ospedale della zona.  

fonte articolo porte aperte italia

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Iraq: Porte Aperte aiuta i cristiani iracheni ad affrontare il futuro

Iraq

Iraq

 

L’Iraq è un paese in cui i problemi rimangono grossi, anche e soprattutto per i cristiani, qualcosa, però, sta cambiando. Molti credenti, infatti, hanno il desiderio di prepararsi per il futuro loro e della loro nazione. Porte Aperte, come sapete, continua a lavorare in Iraq, supportando e incoraggiando questi fratelli e sorelle attraverso la distribuzione di libri cristiani, corsi professionali di informatica, di lingue non arabe (per esempio inglese) e seminari biblici di base. “Grazie per l’impegno a organizzare questi seminari ed eventi. E’ davvero incoraggiante vedere come abbiate il coraggio di realizzare questi eventi utili a formare ed equipaggiare i credenti iracheni che non hanno la possibilità di lasciare il loro paese e che sono rimasti in città come Mosul e Baghdad”, ha dichiarato un credente che partecipa ai programmi formativi di Porte Aperte.

Uno dei centri di Porte Aperte sta organizzando per l’appunto dei seminari e degli eventi proprio al fine di incoraggiare i credenti locali a rafforzare la loro fede, e i credenti iracheni rispondono, partecipano, sempre di più hanno il desiderio di imparare, di pensare al futuro, in un paese martoriato dalla guerra decidono di rimanere nelle città per aiutare a ricostruirle, anche con il loro esempio cristiano. Per esempio è stato organizzato assieme a una ONG (organizzazione non governativa) un seminario serale spirituale e culturale con una delle minoranze cristiane del paese, che è stato, a detta dei partecipanti, intellettualmente e spiritualmente molto stimolante. “Ci riempie di gioia poter vedere come riusciate a portare avanti questi seminari qui, in Iraq” ha dichiarato entusiasta un partecipante.

 

Un altro centro operativo di Porte Aperte in Iraq ha da poco predisposto una sorta di libreria cristiana in una chiesa, che sta vendendo molti testi ai credenti iracheni, estremamente felici di poter reperire in tempi così difficili libri che stimolano e istruiscono leader e membri delle congregazioni. “Poter comprare libri cristiani ci riempie di gioia, perché in Iraq abbiamo bisogno di sfide spirituali e di far crescere la nostra fede” ci ha detto un credente di quella chiesa. Un importante esponente di Porte Aperte USA in un’intervista ci ricorda: “Per favore pregate per quei cristiani che decidono di rimanere in Iraq e continuano ad essere emarginati. Queste persone vogliono veramente crescere nella loro fede e, nello stesso tempo, vogliono mettere a disposizione le loro capacità per ricostruire il paese. E Porte Aperte li sta aiutando spiritualmente e in tutte le altre aree della loro vita”.

fonte articolo porte aperte italia

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Eritrea: i cristiani soffrono nelle prigioni

Eritrea - pescatori

Eritrea - pescatori

In Eritrea la situazione dei cristiani è grave.
Oggi vi parliamo di un evangelista in carcere addirittura dal 2006 a causa delle sue attività cristiane, un uomo che subisce un trattamento sempre più pesante, corredato da terribili minacce, come conseguenza dell’opera che sta svolgendo tra i detenuti. Alcune fonti dell’agenzia Compass ci fanno sapere che Teame Weldegebriel, questo il suo nome, è sul punto di cadere nella disperazione più profonda nel carcere Mai Sirwa Maximum Security Confinement.Dalla sua cella fa sapere: “Sembra che l’inferno sia sceso su di me. Per favore dite ai fratelli di continuare a pregare per me. Non sono sicuro che potrò rivederli”. La sua famiglia è molto preoccupata per la sua salute; hanno provato ripetutamente ad andarlo a trovare, ma la visita viene loro negata dai dirigenti del penitenziario.
 
In Eritrea oltre 2.000 cristiani sono in prigione per la loro fede, tra i quali vi è un fratello della Full Gospel Church incarcerato addirittura dal 2001 (il sito di Porte Aperte ne aveva già parlato in passato). L’ultima volta che sua moglie ha potuto vederlo risale a più di un anno fa, nel giugno del 2007. In luglio la donna, con i suoi bambini, è stata presa con la forza mentre tornava da un incontro di preghiera e imprigionata assieme ai figli in un container di metallo all’interno di un campo militare, per essere rilasciata poi il mese successivo.

La donna, che preferisce rimanere nell’anonimato per motivi di sicurezza, ha dichiarato: “Hanno arrestato me e i miei bambini mentre tornavo da un incontro di preghiera. Ricordo la terribile esperienza vissuta con i miei figli. Dopo tre settimane siamo stati rilasciati, mentre il resto dei 20 cristiani arrestati con me, sono rimasti in quelle celle di metallo”.

fonte articolo porte aperte italia

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