Archivi del mese: novembre 2008

Egitto: migliaia di manifestanti attaccano una chiesa, 5 i feriti

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Migliaia di manifestanti musulmani hanno attaccato una chiesa di un sobborgo del Cairo domenica scorsa. Negli scontri, parte della chiesa è stata data alle fiamme e con essa i danni si sono estesi a un negozio e a due vetture lì parcheggiate, con un bilancio peraltro di 5 persone ferite. Il motivo degli attacchi sarebbe l’allargamento della chiesa, con una nuova ala appena costruita e inaugurata. Verso le 5 del pomeriggio quindi, una folla di musulmani ha preso d’assalto la chiesa, gridando slogan quali: “Noi demoliremo questa chiesa!”, “L’Islam è la soluzione!” e “Non Dio, ma Allah!” 

Scagliando pietre e dando alle fiamme la struttura esterna, i fondamentalisti hanno intrappolato i credenti all’interno, facendo temere il peggio. “Sono stati momenti terrificanti” ha dichiarato uno dei cristiani che in quel momento si trovava all’interno della chiesa e in effetti per chi ha visto la scena la sensazione era che gli estremisti volessero radere al suolo la costruzione senza far uscire le persone intrappolate all’interno. Come si diceva sono state 5 le persone ferite dagli attacchi.

Tutto questo mette in luce la situazione sociale instabile che esiste in Egitto, un paese che per l’opinione pubblica rimane un paese moderato; in realtà tale visione deriva dalle migliaia di turisti che si recano nei luoghi di villeggiatura molto in voga in Italia, ma che non rappresentano di certo il paese. A conferma di questo vi è anche il rapimento di qualche settimana fa di alcuni turisti proprio in Egitto.

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India: aggiornamenti sulle violenze in corso

India - auto in fiamme

India - auto in fiamme

fonte articolo www.porteaperteitalia.org

Continua l’ondata di violenze contro i cristiani, per quanto gli appelli a un intervento più incisivo delle autorità indiane si susseguano ormai da mesi (anche il nostro Ministro degli Esteri, Frattini, ci ha provato): perciò siamo costretti ad aggiornarvi sulla terribile situazione riportandovi solo alcune delle informazioni che Porte Aperte riceve dalle sue fonti. Karnataka è di nuovo l’epicentro di un’aggressione ai danni di un pastore.Secondo quanto afferma il dott. Sajan K. George, presidente nazionale del Global Council of Indian Christians (GCIC), alle ore 11  del 16 novembre scorso un gruppo di circa 25 estremisti indù legati al Rashtriya Swayamsevak Sangh e al Vishwa Hindu Parishad hanno fatto irruzione nella comunità familiare del pastore Sujnanamm (a Vangasandra, Hosur Road, Bangalore), imprecando contro i 15 cristiani presenti e malmenando il povero pastore. Dopo le ,percosse, il pastore è stato obbligato con la forza a recarsi presso la vicina stazione di Polizia di Madivala e ancora sanguinante ha firmato sotto minaccia di morte un documento con cui si dichiara colpevole di “conversione forzata” ai danni di alcuni abitanti della zona. Interrogato dalla polizia, il pastore ha detto di essere stato uno studente del Bhirian Baptist Bible College (BBBC) e questo ha fatto infuriare gli ufficiali, che hanno obbligato il Rev. Edwin Chilli – presidente del BBBC – a recarsi alla centrale e l’hanno accusato di intimidazioni criminali. Entrambi i cristiani permangono in carcere in questo momento.

Un caso del tutto simile ha coinvolto tre credenti della chiesa di Pavithra Agni, Chandrasekhar (un uomo) e Kamlamma e Sandhya (due donne), nella cittadina di Cox Town, Bangalore (sempre zona di Karnataka), arrestati e incarcerati per gli stessi reati, sulla base di imputazioni create ad hoc dall’immancabile gruppo di estremisti indù, una prassi che sta sconvolgendo la vita dei villaggi indiani ormai da tanti mesi.  

A Banavara, Arasikere Taluk (distretto di Hassan), un gruppo di estremisti del Vishwa Hindu Parishad (VHP) hanno picchiato e falsamente accusato un altro pastore della Jesus Prayer Hall, il cui nome è Ravi Charles. Pretesto scatenante la rabbia degli estremisti un funerale di un membro della chiesa del pastore, svolto ovviamente secondo il rito cristiano, un affronto secondo i fondamentalisti indù, sempre più padroni del territorio. La Polizia è intervenuta e ha detenuto per alcune ore il pastore e altri credenti, rilasciandoli poi senza alcun capo di imputazione.

La carrellata potrebbe essere lunghissima ma ci fermiamo qui, l’idea era semplicemente quella di tenervi informati sulla situazione in Orissa, farvi sapere che l’emergenza di certo NON è rientrata e che l’India continua la sua ascesa nella classifica dei paesi dove i cristiani soffrono di più per la loro fede.

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Colombia: famiglie trasferite da zone calde ricevono aiuti da Porte Aperte

colombia - donna

colombia - donna

 

“Oggi mi sento una milionaria! Grazie agli aiuti di Porte Aperte, abbiamo potuto mangiare pollo e altra carne! Inoltre siamo in grado di pagare per ben 6 mesi l’affitto di casa nostra!” Queste sono le parole di Janeth, colma di felicità per aver finalmente ricevuto risposta alle sue preghiere. Janeth e suo marito William hanno preso i loro tre figli e sono fuggiti dalle zone controllate dalla guerriglia portando con sé i pochi abiti che avevano addosso.

Oltre a obbligare questa famiglia a scappare dal loro villaggio, i guerriglieri hanno chiuso la chiesa di cui William era il pastore. I guerriglieri sono stati chiarissimi nelle loro minacce: o ve ne andate e chiudiamo questa chiesa, o prenderemo i vostri figli e li useremo come guerriglieri.A Crystalline, William aveva una bella e fiorente fattoria con 60 capi di allevamento, piantagioni di yucca, banana e granturco: lui e la sua famiglia erano molto rispettati dalla comunità locale. Purtroppo, però, la guerriglia ha messo gli occhi su di loro e, minacciati, sono stati costretti a fuggire. Sono arrivati a La Macarena senza soldi e cibo.

Il governo promette 3 mesi di aiuti alle famiglie che sono costrette a scappare a causa delle violenze dei guerriglieri, ma questi aiuti non sono mai arrivati. Ad onor del vero, hanno ricevuto solamente un pacco di generi alimentari in grado di coprire al massimo un mese dei tre promessi dal governo e nient’altro: impossibile vivere con questo, senza denaro e senza vestiti. La chiesa a La Macarena che li ha ricevuti è povera e non ha le risorse per aiutare materialmente questa famiglia: il pastore, infatti, si trova a dover soccorrere gran parte dei membri della chiesa, poiché la maggioranza è costituita proprio da persone fuggite dalla guerriglia. Il coordinatore di Porte Aperte di questa regione ha verificato la situazione di questa famiglia in particolare e ha portato il loro caso all’ufficio nazionale.

In breve è stato autorizzato a portare loro denaro e aiuti sufficienti per 6 mesi, utili a rimettere in sesto i membri e a rifarsi una vita. Eccovi le parole di Janeth, mentre racconta cosa successe il giorno in cui ricevettero gli aiuti inaspettati di Porte Aperte: “Il giorno in cui il fratello ci ha portato gli aiuti di Porte Aperte, io stavo pregando e piangendo davanti a Dio, perché mi sentivo senza speranze. Eravamo fuggiti dalla nostra casa e dalla nostra terra per aver predicato la Parola e ora soffrivamo la fame… Dal profondo del mio cuore sono sgorgate lacrime di gioia, quando qualcuno ha bussato alla nostra porta dicendoci che dei fratelli che noi non conosciamo avevano inviato per noi denaro utile a sopravvivere in questi mesi”.

William ha poi aggiunto: “Non possiamo tornare nella nostra terra, ma stiamo pregando di poter mandare qualcun altro, da quando i guerriglieri si sono impossessati di tutti i nostri averi. Malgrado quello che è accaduto, possiamo partecipare alla United Pentecostal Church of Colombia a La Macarena, dove sono diventato responsabile dei giovani, mentre mia moglie aiuta le donne della congregazione. Noi vogliamo servire Dio e non ci interessa il prezzo che saremo costretti a pagare”.

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Marcos Witt – Sólo por tu Sangre – Video musica cristiana

Prenditi sei minuti e trentasette secondi di tempo, non pensare troppo e ascolta, poi se vuoi cerca le tue risposte……comunque sono tutte scritte, per esempio in Isaia capitolo 53 da leggere tutto il capitolo. Bless…..

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“Kumbia” Raza for Christ – Christian Reggaeton

Un inno al “Poderoso” reggaeton, un ritmo gradevolissimo per dare gloria al Re dei Re –Cristo in me speranza della gloria –
una bomba nuclear que vive en mi!!!!!”

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Pakistan: altri casi di “blasfemia” costringono cristiani alla fuga

pakistan -carcere

pakistan -carcere

Un dottore cristiano, in prigione da mesi (e per la precisione dal 5 maggio 2008) con l’accusa di “blasfemia”, è stato assolto la scorsa settimana, mentre un altro cristiano e sua figlia sono in carcere con l’accusa di aver profanato il Corano ormai da oltre un mese. Il dott. Robin Sardar della provincia di Punjab (Pakistan) è stato rilasciato il 4 novembre dopo che la sua accusa di blasfemia contro il profeta Maometto era risultata infondata, secondo quanto dichiarato da Ezra Shujaab della All Pakistan Minorities Alliance (Alleanza delle Minoranze Pakistane).Per arrivare a questo risultato vi è stata una scrupolosa investigazione che ha portato a dichiarare innocente il dott. Sardar. Ma i problemi per quest’uomo e per la sua famiglia non sono finiti con la piena assoluzione. Infatti il dott. Sardar aveva subito delle minacce di morte da parte di un gruppo di abitanti musulmani della sua stessa cittadina, i quali non avevano esitato a dichiararlo morto se fosse stato assolto. Così dal momento dell’incarcerazione (circa sei mesi fa), la sua famiglia è stata costretta a sparire dalla circolazione, in fuga dalle bande di estremisti islamici che sembrano dettare legge in quel paese. Allo stesso modo, anche il dott. Sardar è stato costretto a scappare senza lasciare tracce dopo la sua scarcerazione.

Altri gruppi di estremisti, così com’è accaduto per Sardar e la sua famiglia, non hanno esitato ad imbracciare bastoni e taniche di kerosene, per attaccare la casa di Gulsher Masih, dopo che sua figlia era stata accusata di profanare il Corano, il 9 ottobre scorso nel villaggio di Tehsil Chak Jhumra. Ebbene lui e sua figlia (di 25 anni, il cui nome è Sandal Gulsher) sono in carcere dal 10 ottobre, mentre il resto della famiglia è stata costretta alla fuga. Inutile dire che queste accuse hanno un obiettivo preciso, quello di piegare la volontà dei cristiani e di farli “tornare all’Islam”.

fonte articolo www.porteaperteitalia.org

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REGGAETON CRISTIANO-BUSCANDO LA SANTIDAD

Il Reggaeton è un genere musicale diventato popolare tra i giovani latino-americani all’inizio degli anni 1990,il suo ritmo caratteristico si chiama Dembow, ed è quel ritmo di tamburi che si sente di sottofondo nelle canzoni.
Il reggaeton è una miscela di molti ritmi specialmente il reggae, raggamuffin,rap con musica latinoamericana.Sviluppatori circa 10 anni fa a Puerto Rico, il reggaeton ha invaso i club e le discoteche dell’America e poi dell’Europa. I testi delle canzoni sono in lingua spagnola e dal ritmo travoglente;ora ascoltiamo anche il filone cristiano di questo genere musicale

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Iraq: è stata rilasciata Asya (Maria) Mohammad

iraq antiche mura - Porta di Nergal -

iraq antiche mura - Porta di Nergal -

La giovane Asya (Maria) Mohammad è uscita di prigione lunedì 10 novembre scorso, dopo 2 anni di reclusione scontati per aver ucciso lo zio musulmano in un gesto di autodifesa. Ma ricordiamo insieme la sua storia. Il 9 giugno del 2006, Maria stava lavorando nel negozio di utensili da cucina del padre, vicino Dohuk, in Iraq, quando arrivò lo zio musulmano, assieme al nonno e al cugino. Lo zio di Maria, Sayeed, disse che voleva dare una lezione alle donne della loro famiglia per la disgrazia che stavano causando lavorando in pubblico. Ma in realtà la sua rabbia era rivolta a tutta la famiglia per il fatto di essere diventata cristiana. Il padre di Maria, Ahmad, si era convertito al cristianesimo nel periodo in cui aveva lavorato a Beirut, nel 1998. Ritornato in Iraq nel dicembre del 2002, iniziò a condividere la sua fede con la sua famiglia… e moglie, figlia e figlio decisero di battezzarsi nel 2003. Il nonno di Maria, un religioso musulmano, si era infuriato per la loro conversione. Sayeed, lo zio di Maria, aveva tentato per cinque volte di uccidere il fratello e gli aveva bruciato la casa. Il fatidico giorno del giugno del 2006 Sayeed puntò dritto alla famiglia di Ahmad, mentre quest’ultimo non si trovava in negozio. Sayeed iniziò a picchiare la madre di Maria e la ferì al volto con un coltello, prima che la donna riuscisse a fuggire. Poi si scagliò contro la quattordicenne Maria e il suo fratellino minore Chuli, e iniziò a picchiarli e a prenderli a calci. Nella lotta per cercare di svincolarsi dalla presa di Sayeed, mentre le strappava i capelli, Maria afferrò uno dei tanti coltelli da cucina e istintivamente colpì lo zio per auto difesa. Il coltello gli trafisse il cuore, uccidendolo quasi all’istante. I nonni chiesero la pena di morte e addirittura misero su di lei una taglia di $50,000. I suoi genitori e i fratelli sono stati costretti a nascondersi per un periodo, mentre suo padre non può ancora tornare ad abitare a casa per le minacce di morte che ha ricevuto. Alla fine la sentenza del tribunale stabilì 5 anni di reclusione, in un carcere minorile, riconoscendo evidentemente le attenuanti della legittima difesa e della giovane età.

 

Due giorni dopo essere uscita di prigione, Porte Aperte l’ha intervistata telefonicamente, trovandola profondamente felice e grata per le tante cartoline ricevute mentre era in carcere. Dall’intervista emerge la fede rinnovata e rafforzata di questa ragazza, che nell’affrontare la durissima vita della prigione non ha mai dimenticato l’amore di Dio. “La mia speranza è in Gesù” risponde sorridendo ad una domanda del nostro intervistatore (tradotta dal padre, felicissimo di riavere la figlia in famiglia). Dentro il carcere Maria ha avuto anche modo di studiare e di questo è grata a Dio. Nei saluti finali, ha ribadito fortemente la gratitudine verso tutti coloro che le hanno scritto, persone, fratelli, sorelle, giovani e vecchi, chiese e gruppi, un aiuto che l’ha sostenuta nei due lunghissimi anni di reclusione.

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Eritrea: un altro cristiano eritreo morto in carcere

Eritrea container

Eritrea container

Il famigerato campo militare Wi’a in Eritrea ha tolto la vita a un altro cristiano eritreo. A giugno di quest’anno Azib Simon (37 anni), cristiana evangelica in prigione per la sua fede in Dio, è morta dopo aver contratto la malaria in carcere e ora, per la stessa malattia e soprattutto a causa della mancanza di cure mediche, è morto anche Teklesenbet Gebreab Kiflom (36 anni). Kiflom era membro della Chiesa del Pieno Vangelo ed è stato arrestato un anno fa mentre partecipava a una riunione di preghiera.Secondo fonti locali è stato duramente maltrattato durante la sua prigionia. Non si conosce la data esatta della sua morte, si sa che è stato sepolto in gran segreto in qualche posto non definito a Wi’a. Per quanto si sa, Kiflom è figlio unico e lascia una madre di 88 anni.
La notizia della sua morte è arrivata assieme all’informazione che decine di cristiani eritrei sono stati arrestati. Una settimana fa sono stati catturati 65 evangelici, fra cui 14 donne, probabilmente denunciati da informatori del governo. Uno dopo l’altro sono stati presi dalle loro case o dai loro posti di lavoro e in seguito deportati. Secondo fonti locali, saranno trasferiti in un nuovo campo militare chiamato Mitire, nel nord-est dell’Eritrea.

Mitire è un vero e proprio campo di concentramento militare, costruito dal governo eritreo specificatamente per i “prigionieri religiosi”. Oltre 100 cristiani, detenuti per la loro fede in campi diversi, sarebbero già stati trasferiti a Mitire. Il luogo è famoso per il caldo estremo durante tutto l’anno.
L’Eritrea perseguita i cristiani sin dal maggio 2002: solo la Chiesa Ortodossa Eritrea, la Chiesa cattolica e la Chiesa luterana sono ancora permesse. Almeno 2.000 cristiani eritrei si trovano rinchiusi senza un’accusa ufficiale in prigioni locali o in campi militari come quello di Mitire. Alcuni sono stati rinchiusi in carceri sotterranei o in container con l’obiettivo di costringerli a rinnegare la loro fede. Porte Aperte è impegnata da anni nel denunciare questa situazione insostenibile nel corno d’Africa.

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Maldive: cambia il governo e il futuro sembra più roseo

Isole Maldive

Isole Maldive

Colpo di scena nelle prime elezioni libere delle Maldive: vince il candidato di opposizione del Maldivian Democratic Party (MDP), Mohamed Nasheed (Anni), 41 anni, leader del movimento democratico, un cambio ai vertici che prevede un’ondata di novità in questa piccola ma famosa repubblica islamica. Nella World Watch List di Porte Aperte (l’elenco dei paesi in cui i cristiani sono perseguitati), il paradiso dei vacanzieri figura addirittura al quarto posto, dopo Nord Corea, Arabia Saudita e Iran, una realtà praticamente sconosciuta ai milioni di italiani che lo scelgono come meta per le proprie ferie o lune di miele  A sorpresa, il candidato di opposizione Mohamed Nasheed, imprigionato più volte durante manifestazioni anti governative, ha avuto la meglio sul presidente uscente, Maumoon Abdul Gayoom, 71 anni, a capo dell’arcipelago dal 1978. Il Capo della Commissione Elettorale, Mohamed Ibrahim, stamattina alle 9 ora locale ha annunciato la vittoria di Nasheed, che ha ottenuto 179.343 voti, corrispondenti ad una maggioranza del 54,21%, contro il 45,79% di voti ottenuti da Gayoom” secondo un dispaccio Ansa. “Il nuovo presidente, che dovrebbe insediarsi il prossimo 11 novembre, ha dichiarato che la sua vittoria dimostra che il popolo delle Maldive ha finalmente deciso di riappropriarsi del proprio futuro”, queste le affermazioni di Nasheed, che speriamo essere un presidente aperto anche dal punto di vista religioso e non solo economico. E’ proprio per questo che attendiamo con ansia le prime mosse del nuovo presidente, il quale, confidiamo, riconoscerà i diritti dovuti ai cristiani, fino ad ora perseguitati nel silenzio più totale degli organi di stampa, da un governo – quello dell’autoeletto Gayoom (per sei volte era l’unico candidato votabile…) – che oltre ad essere corrotto e dittatoriale, si è dimostrato assolutamente inetto da un punto di vista sociale e non solo. Fino ad oggi, le Maldive sono state un paese rigidamente islamico (vige infatti la legge islamica della sharia) e dove i non musulmani non possono essere cittadini.

Queste elezioni, di fatto, rappresentano il punto di arrivo di un lungo processo di riforme iniziato nel 2004 a seguito della pressione della comunità internazionale e di una serie di proteste di piazza, riforme nella maggior parte dei casi di facciata e negli altri obbligate proprio dalle pressioni internazionali e da un potere dittatoriale ormai in declino.


fonte articolo porte aperte italia

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