Archivi del mese: dicembre 2008

Pakistan: la legge non è uguale per tutti

pakistan

Fonte articolo www.porteaperteitalia.org

 

L’escalation di tensione tra India e Pakistan suscita l’apprensione degli analisti internazionali e potenziali scenari di un quarto conflitto tra queste due potenze atomiche (già scongiurato una volta nel 2001) prendono corpo negli incubi di molti. Sono due stati che non stanno vivendo il loro periodo migliore, fa notare più di qualcuno; l’India non sembra garantire quella stabilità interna necessaria per proporsi al mondo nel ruolo di neopotenza di spicco nel mercato globale, tanto che, nonostante la gratuita pubblicità positiva fatta da varie testate giornalistiche occidentali, non convince molti investitori e imprenditori delle nostre parti (italiani in testa).Il vero e proprio pogrom contro i cristiani avvenuto e tuttora in corso – nonostante la surreale e poco convincente “tregua natalizia” – nello stato di Orissa, ha scoraggiato molti che vedevano l’India come la nuova terra delle opportunità e la nazione di Gandhi e della pace, deturpata da follie integraliste esattamente come i paesi più radicali di questo pianeta. Il Pakistan, dal canto suo, palesa un’instabilità e una corruzione di fondo che lo segnalano come uno dei paesi meno ospitali (per noi occidentali) del mondo: ed è proprio per una questione di “ospitalità” o, meglio, provenienza che le relazioni tra questi due paesi hanno subito negli ultimi giorni un repentino peggioramento. Le indagini sugli attentati di Mumbai hanno chiarito che la provenienza dei terroristi è riconducibile proprio ai territori pakistani, scelti spesso dagli estremisti per nascondersi e addestrarsi. L’India alza i toni e il Pakistan risponde ammassando forze militari nei confini con l’antico rivale e sguarnendo così le frontiere con l’Afghanistan, zone dove il traffico di armi e morte è in costante aumento.

Dell’India vi abbiamo parlato spesso e vi continueremo a parlare in futuro, oggi, con una breve storia, vi ricordiamo come siano costretti a vivere i cristiani in Pakistan. Vi riportiamo la vicenda personale di Emanuel Masih, cristiano di 43 anni, incarcerato e torturato per un banale litigio tra bambini. Il figlio di Masih e di un poliziotto che risponde al nome di Omer Draz, entrambi di nove anni, hanno avuto un tipico diverbio tra bambini, al quale è seguita la reazione folle di Omer Draz, che ha usato tutta la sua influenza per imprigionare, torturare e successivamente far condannare a 5 anni di prigione il povero Emanuel Masih. La facilità con cui ha ottenuto ciò che voleva il poliziotto la dice lunga sulle condizioni della legge in Pakistan; questi, infatti, ha inventato capi d’imputazione contro Masih e il cognato, è riuscito impunemente a incarcerarli e torturarli fisicamente e psicologicamente per un mese intero, tanto che Emanuel ne è uscito addirittura paralizzato. La gravità delle ferite riportate dalle torture è tale che la corte ha emesso un ordine di scarcerazione temporanea in data 21 dicembre scorso, per ricoverarlo presso il Faisalabad Hospital. In Pakistan, decisamente, la legge non è uguale per tutti, specie se si è cristiani.

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Scoperta di Shemarjahu Talmon: Gesù è nato veramente il 25 dicembre

Betlemme - pastori

Betlemme - pastori

Per  tradizione la Chiesa Cattolica festeggia  la  nascita di Gesù il 25 dicembre

L’ipotesi più antica  in merito a  questa tradizione  è che  fu  la Chiesa a scegliere il 25 dicembre per mettere la nascita del Cristo al posto della rinascita del Sol invictus, la celebre  festa pagana del solstizio d’inverno.

All’inizio, dunque, ci fu una decisione pastorale che poteva essere mutata, variando le necessità.

La collocazione liturgica del Natale sarebbe stata  una scelta  pastorale,  senza collegamento con la data della nascita di Gesù, che nessuno sarebbe in grado di determinare.

Ebbene, pare proprio che gli esperti si siano sbagliati;
ori,angeli,

In realtà oggi, anche grazie ai documenti di Qumran , potremmo essere in grado di stabilirlo con precisione: Gesù è nato proprio un 25 dicembre.

Una scoperta straordinaria sul serio e che non può essere sospettata di fini apologetici cristiani, visto che la dobbiamo a un docente, ebreo, della Università di Gerusalemme.

Vediamo di capire il meccanismo, che è complesso ma affascinante.

Se Gesù è nato un 25 dicembre, il concepimento verginale è avvenuto, ovviamente, 9 mesi prima. E, in effetti, i calendari cristiani pongono al 25 marzo l’annunciazione a Maria dell’angelo Gabriele.

Ma sappiamo dallo stesso Vangelo di Luca che giusto sei mesi prima era stato concepito da Elisabetta il precursore, Giovanni, che sarà detto il Battista.

La Chiesa cattolica non ha una festa liturgica per quel concepimento, mentre le antiche Chiese d’Oriente lo celebrano solennemente tra il 23 e il 25 settembre. E, cioè, sei mesi prima dell’Annunciazione a Maria.

Una successione di date logica ma basata su tradizioni inverificabili, non su eventi localizzabili nel tempo. Così credevano tutti, fino a tempi recentissimi.

In realtà, sembra proprio che non sia così. In effetti, è giusto dal concepimento di Giovanni che dobbiamo partire. Il Vangelo di Luca si apre con la storia dell’anziana coppia, Zaccaria ed Elisabetta, ormai rassegnata alla sterilità, una delle peggiori disgrazie in Israele.

Zaccaria apparteneva alla casta sacerdotale e, un giorno che era di servizio nel tempio di Gerusalemme, ebbe la visione di Gabriele (lo stesso angelo che sei mesi dopo si presenterà a Maria, a Nazareth ) che gli annunciava che, malgrado l’età avanzata, lui e la moglie avrebbero avuto un figlio. Dovevano chiamarlo Giovanni e sarebbe stato “grande davanti al Signore”.

Luca ha cura di precisare che Zaccaria apparteneva alla classe sacerdotale di Abia e che quando ebbe l’apparizione “officiava nel turno della sua classe”.

In effetti, coloro che nell’antico Israele appartenevano alla casta sacerdotale erano divisi in 24 classi che, avvicendandosi in ordine immutabile, dovevano prestare servizio liturgico al tempio per una settimana, due volte l’anno.

Sapevamo che la classe di Zaccaria, quella di Abia, era l’ottava, nell’elenco ufficiale. Ma quando cadevano i suoi turni di servizio? Nessuno lo sapeva.

Ebbene, utilizzando anche ricerche svolte da altri specialisti e lavorando, soprattutto, su testi rinvenuti nella biblioteca essena di Qumran, ecco che l’enigma è stato violato dal professor Shemarjahu Talmon che, come si diceva, insegna alla Università ebraica di Gerusalemme.
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Lo studioso, cioè, è riuscito a precisare in che ordine cronologico si susseguivano le 24 classi sacerdotali. Quella di Abia prestava servizio liturgico al tempio due volte l’anno, come le altre, e una di quelle volte era nell’ultima settimana di settembre.

Dunque, era verosimile la tradizione dei cristiani orientali che pone tra il 23 e il 25 settembre l’annuncio a Zaccaria.

Ma questa verosimiglianza si è avvicinata alla certezza perché, stimolati dalla scoperta del professor Talmon, gli studiosi hanno ricostruito la “filiera” di quella tradizione, giungendo alla conclusione che essa proveniva direttamente dalla Chiesa primitiva, giudeo-cristiana, di Gerusalemme.

Una memoria antichissima quanto tenacissima, quella delle Chiese d’Oriente, come confermato in molti altri casi. Ecco, dunque, che ciò che sembrava mitico assume, improvvisamente, nuova verosimiglianza.

Una catena di eventi che si estende su 15 mesi: in settembre l’annuncio a Zaccaria e il giorno dopo il concepimento di Giovanni; in marzo, sei mesi dopo, l’annuncio a Maria; in giugno, tre mesi dopo, la nascita di Giovanni; sei mesi dopo, la nascita di Gesù.

l’avventura cristiana continua.

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Bangladesh: monaci buddisti rapiscono un gruppo di cristiani

bangadlesh - donna con bambino

bangadlesh - donna con bambino

Fonte articolo www.porteperteitalia.org

Un gruppo di monaci buddisti tengono prigionieri in una pagoda 13 cristiani neo-convertiti, in un distretto montano del sud-est del Bangladesh, con l’obiettivo dichiarato di farli tornare forzatamente al Buddismo. L’aspetto che rende ancor più preoccupante questa faccenda è il fatto che l’amministrazione locale del sotto-distretto di Jorachuri (nel distretto di Rangamati, circa 300 km a sud-est di Dhaka), sta aiutando i monaci buddisti a tenere segregati i cristiani rapiti.Va ricordato che il Bangladesh non è di certo una nazione buddista; infatti per l’87% circa la popolazione è musulmana, per il 9% induista, per lo 0,7% buddista, per meno dell’1% sono cristiani, mentre il resto sono altre piccole minoranze. Un portavoce della Chiesa Cristiana Parbatta Adivasi (zona montana), a condizione di rimanere anonimo per motivi di sicurezza, ha parlato della terribile situazione che vivono i cristiani in queste zone. “I 13 cristiani sono imprigionati all’interno della pagoda dal 10 dicembre scorso e forzatamente viene loro intimato di diventare buddisti; vengono obbligati a eseguire tutti i rituali buddisti – è stato loro rasato il capo e devono indossare la caratteristica tonaca arancione” ci racconta il portavoce. I prigionieri sono tutti uomini, di età compresa tra i 28 e i 52 anni, e si sono convertiti al cristianesimo negli ultimi mesi.

Secondo le fonti locali, dietro queste azioni anti-cristiane ci sono persone con un nome e un volto conosciuti: due monaci buddisti, Pronoyon Chakma e Jianoprio Vikku, e due membri del consiglio locale, Vira Chakma e Rubichandra Chakma, assieme ad altri 9 leader buddisti. A quanto pare, questo rapimento potrebbe inserirsi in un piano più ampio di conversioni forzate e sembra proprio che l’obiettivo principale siano i cristiani della zona. Un leader cristiano ha affermato che i leader buddisti stanno cercando anche di intimare ai cristiani della zona di andarsene, sfrattandoli dalle loro case e dalle loro proprietà, dicendo loro che non possono vivere in un’area prevalentemente buddista. Le minacce, di fatto, sembrano funzionare, perché alcune famiglie sono sparite dalla circolazione.

Sempre secondo le fonti di Porte Aperte, il presidente della Mogdhan Union Council, Arun Kanti Chakma, ha avvertito i cristiani della zona che saranno ostacolati e picchiati se non ritorneranno al Buddismo, e se poi dovessero convertirsi nuovamente al Cristianesimo, saranno addirittura uccisi.
In un’altra zona montagnosa a Khaokhali, sempre vicino all’area di Jorachuri, a un gruppo di circa 50 neo-convertiti al Cristianesimo è stata tolta la libertà di comunicare con il resto del mondo: viene loro impedito di recarsi nella vicina cittadina di Rangamati e vivono una sorta di isolamento forzato. Vengono minacciati di fare la stessa fine dei 13 rapiti se non si riconvertiranno al Buddismo. Tutte queste persone non denunciano i soprusi alla polizia, per paura delle reazioni degli integralisti, convinti che la polizia non li proteggerà mai 24 ore su 24.

La cosa singolare è che l’opinione pubblica in generale (e in particolare quella italiana) ha un’idea del buddismo che richiama alla mente concetti come pace e tolleranza, mentre, senza voler generalizzare in maniera grossolana, la realtà in certe zone di questo pianeta è ben diversa. Per noi è importante far conoscere al mondo queste realtà: l’integralismo religioso – esattamente come altre forme di integralismo, nell’accezione più negativa del termine – svuota la fede di ogni senso e conduce l’uomo ai gesti più folli.

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Nigeria: 6 pastori uccisi, 40 chiese rase al suolo e oltre 25.000 sfollati

Nigeria

Nigeria

Fonte articolo www.porteaperteitalia.org

La follia omicida scatenata dai musulmani a Jos, capitale dello stato nigeriano di Plateau, ha un bilancio impressionante: 500 morti, di cui 6 pastori, 40 chiese distrutte e oltre 25.000 sfollati, secondo i dati che ci arrivano sia dalle testimonianze di cristiani del luogo, che da fonti autorevoli quali la National Emergency Management Agency (NEMA).  Ora che il quadro si è fatto più chiaro, la polizia sostiene di essere intervenuta per arginare l’ondata di violenze scatenata dagli integralisti islamici contro i cristiani. Le forze dell’ordine sarebbero state costrette a sparare contro i rivoltosi, assolutamente decisi a portare avanti un vero e proprio massacro: dopo gli scontri, a terra rimanevano 400 persone, mentre 100 sarebbero i cristiani massacrati dai rivoltosi, tra cui i 6 pastori di cui sopra.I sei pastori uccisi
Brevemente vi raccontiamo la storia di Joseph Yari della Chiesa Evangelica dell’Africa Occidentale (vedi foto), una delle vittime degli scontri, attraverso le parole della moglie Mary. Joseph stava tornando a casa dal lavoro percorrendo la Ibrahim Taiwo Road, quando decise di andare a dare una mano nella vicina chiesa battista presa d’assalto dagli integralisti islamici. “Poco dopo aver lasciato mio marito, mi giunse la notizia che era stato raggiunto da colpi di pistola, l’angoscia mi pervase ed esplosi a piangere” ci racconta la moglie Mary. “Loro non capiscono la gravità del crimine che hanno commesso, perché non hanno conosciuto Cristo Gesù” afferma la donna dopo aver perdonato gli assassini di suo marito. Emmanuel Kyari, pastore della suddetta Chiesa Battista di Cristo, ci ha riferito che Joseph Yari è morto nel tentativo di aiutare altri cristiani che cercavano di fermare gli integralisti decisi a voler dar fuoco alla chiesa. “Joseph era dietro a mia moglie quando è stato raggiunto dai colpi di pistola e con lui altre tre persone sono state uccise a sangue freddo”, riporta il pastore della chiesa. Sabato 6 dicembre, negli scontri è stato ucciso il pastore della Chiesa Evangelica dell’Africa Occidentale Ephraim Masok. Gli stessi giorni sono stati assassinati il pastore James della Chiesa di Cristo in Nigeria, il pastore Bulus Tsetu delle Assemblee di Dio, altri tre leader cristiani, i cui nomi non sono ancora stati resi noti. Tra le chiese attaccate figurano: Chiesa Evangelica dell’Africa Occidentale, a Rikkos; Chiesa Battista a Kaunar, Rikkos; Chiesa Battista di Cristo, a Tudun-Wada; Chiesa Battista a Nasarawa; Adebayo Street First Baptist Church; Sarkin Mangu COCIN Church; Chiesa Evangelica dell’Africa Occidentale a Kunga; Chiesa Battista della Vittoria, a Gofang; Deeper Life Bible Church, a Ungwar Rimi; e Chiesa Battista Emmanuel, anch’essa a Ungwar Rimi.

Violenze premeditate?
Le violenze sono iniziate alle prime ore del 28 novembre scorso, mentre ancora si aspettavano i risultati delle elezioni che sarebbero alla base delle rivolte (leggi anche Nigeria: Centinaia di morti e migliaia di persone in fuga, la capitale è nel caos). Secondo le informazioni raccolte da più fonti, bande di giovani integralisti musulmani avevano già iniziato a bruciare pneumatici, ad appiccare incendi in case, scuole e chiese, a partire proprio dall’una del mattino del 28 novembre, quindi, come si diceva, prima di sapere i risultati delle elezioni a Jos (perse in maniera schiacciante dai musulmani). I primi omicidi risalgono proprio alle prime ore del mattino e le vittime sono tutti non musulmani. Gli integralisti, infatti, hanno iniziato l’ondata di attacchi quasi in contemporanea nelle aree di Nasarawa Gwong, Congo-Russia, Rikkos, Ali Kazaure, Bauchi Road, Dutse Uku, Ungwar Rimi e Tudun-Wada. Dagli altoparlanti delle moschee nell’area di Dilimi, in quelle prime ore risuonavano richiami alla “Jihad” (guerra santa) rivolti ai musulmani. Gli attacchi sono stati eseguiti anche contro le forze dell’ordine (persino contro una caserma), le quali hanno risposto duramente. Cristiani e altri non musulmani hanno cercato di difendere se stessi e le loro proprietà: da qui la controffensiva ai danni degli integralisti, con un bilancio di alcune moschee e case di musulmani distrutte (anche se gli stessi integralisti hanno in più di un’occasione sbagliato il bersaglio, finendo per uccidere, ferire e danneggiare persone e proprietà musulmane).

In soli due giorni (poi altri scontri si sono verificati nei giorni a seguire) ci sono state centinaia di vittime, nonché molti altri feriti ricoverati presso il Jos University Teaching Hospital, l’ECWA Evangel Hospital, l’OLA Hospital e il Plateau State Specialist Hospital. Più di 25.000 sfollati hanno trovato rifugio presso la caserma militare di Rukuba, la caserma della NDLEA (Nigerian Drug Law Enforcement Agency) e il quartier generale e la caserma della Polizia, questo secondo i dati ufficiali della NEMA.

Il procuratore generale dello stato del Plateau, Edward Pwajok, ha dichiarato in una comunicazione ufficiale di martedì 9 dicembre scorso, che circa 500 persone sono state arrestate per le suddette violenze. Questi scontri non sono dei casi isolati in queste zone, altri simili avvennero nel 2001 e nel 2004.

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India: notizie da chi ha visitato le zone delle violenze

India Uomo + Croce

India Uomo + Croce

Nonostante la Costituzione indiana sancisca la libertà di religione, 8 stati indiani hanno cercato di varare leggi anti-conversione che, innanzitutto, servono a prevenire la conversione al Cristianesimo (in particolare della numerosissima classe meno abbiente dei Dalit), leggi che gli estremisti hanno da sempre utilizzato come giustificazione alle loro violenze. Attualmente 5 stati hanno varato leggi simili (Madhya Pradesh, Chhattisgarh, Gujarat, Himachal Pradesh e Orissa) e l’Orissa è stato il primo nel 1967. Questo stato ha una lunga storia di violenze contro i cristiani, soprattutto dal 1969, anno in cui Laxmanananda Saraswati creò un centro religioso indù, nato appositamente per contrastare l’attività dei missionari cristiani e per cercare di convertire la popolazione animista delle tribù all’induismo.

Come più volte vi abbiamo accennato, il 23 agosto 2008 è stato assassinato proprio Laxmanananda Saraswati da una falange armata dei Maoisti, i quali, per voce del leader Sabyasachi Panda, hanno espressamente rivendicato l’attentato (in ogni caso, anche le indagini della Polizia hanno portato ai maoisti). Gli estremisti indù hanno invece preso a pretesto l’assassinio per attaccare i cristiani in generale, un’ondata di violenze che da agosto ha portato a 60 cristiani assassinati, 18.000 feriti, 50.000 sfollati, con 4.500 case, 300 villaggi e 151 chiese distrutti. L’Unione Europea ha descritto tale ondata di follia come un vero e proprio “massacro di cristiani”. Gli stati coinvolti nelle violenze (dato che dall’Orissa si è poi estesa ad altri 7 stati) tendono a negare l’evidenza o a ridimensionarla (oltre che a non far intervenire le forze dell’ordine, che rimangono a guardare), nonostante lo stesso governo centrale indiano per bocca del Primo Ministro, Manmohan Singh, abbia definito le violenze una “vergogna nazionale”.

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Kyrgyzstan e Kazakhstan: in arrivo nuove leggi che limitano la libertà religiosa

presidente kyrgyzstan
presidente kyrgyzstan

Le autorità del Kyrgyzstan e del Kazakhstan sono preoccupate per la crescente influenza dei gruppi di fondamentalisti islamici nella regione dell’Asia Centrale. Una nuova normativa è stata formulata al fine di prevenire i potenziali attriti e conflitti tra gruppi religiosi. In Kyrgyzstan una revisione della legge sulla libertà religiosa è stata adottata dal Parlamento il 6 novembre e attende la firma del Presidente Kurmanbek Bakiev (il quale peraltro ha la possibilità di rimandarla al Parlamento senza la firma – è l’uomo nella foto qui a fianco).Anche nel vicino Kazakhstan, il Parlamento ha adottato un emendamento alla legge sulla libertà religiosa lo scorso 26 novembre e attende la firma del Presidente Nursultan Nazarbaev (il quale può anche rimettere la normativa al giudizio della Corte Costituzionale). 
L’approvazione di queste leggi potrebbe creare molti ostacoli alle libertà dei cristiani di questi due paesi, sia per quanto riguarda la possibilità di professare liberamente la loro fede, che l’opportunità di evangelizzare i concittadini. Se da un punto di vista politico la preoccupazione dei governanti è condivisibile, poiché di fatto la presenza di fondamentalisti islamici destabilizza le amministrazioni locali e nazionali, da un punto di vista dell’efficacia dell’intervento ci sembra che queste leggi NON vadano nella direzione giusta, poiché la storia del terrorismo di matrice islamica degli ultimi decenni insegna che il vero movente degli scontri e delle violenze rimane la conquista del potere.

Il Kyrgyzstan è uno stato dell’Asia Centrale (confinante con Cina, Kazakhstan, Uzbekistan e Tajikistan), ex Repubblica federata dell’Unione Sovietica sin dal 1936, poi divenuta indipendente dal 1991. La sua superficie è di 198.500 km², la popolazione ammonta a 4.753.000 abitanti, quindi è 10 volte più grande del Veneto, pur avendo un numero di abitanti leggermente inferiore rispetto a questa regione italiana. Divenuto indipendente dopo la dissoluzione dell’Unione Sovietica, il Kyrgyzstan si è dato leggi tendenzialmente più democratiche, anche dal punto di vista delle libertà religiose, tanto che il numero di cristiani e di chiese è cresciuto molto tra i Kyrgyz; ora però sembra che le autorità stiano chiedendo ai cristiani di ridurre ogni attività di evangelizzazione, proprio per paura della crescente influenza di gruppi estremisti islamici come il Hizb ut Tahrir (questa sorta di partito trasversale mira a unificare le nazioni islamiche in un unico stato o in una confederazione di stati, retti naturalmente dalla legge islamica). La legge che giace sulla scrivania del Presidente Bakiev contiene norme che destano la preoccupazione delle comunità cristiane di quel paese: la proibizione di includere i bambini in organizzazioni religiose; la proibizione di azioni “aggressive” (termine la cui accezione andrebbe spiegata nel dettaglio per evitare che ogni azione sia ritenuta aggressiva) finalizzate al proselitismo; la proibizione di distribuzione di letteratura religiosa, ma anche di video, audio, riviste, qualsiasi materiale religioso in luoghi pubblici, tra cui anche il mailing a casa, nelle scuole, nei parchi, ecc…; nuovi oneri di carattere burocratico per le organizzazioni religiose che dovranno essere registrate e approvate nuovamente.

Il Kazakhstan è un grande stato a cavallo tra l’Asia e l’Europa (confinante con Russia, Cina e altri paesi dell’Asia Centrale, tra cui il succitato Kyrgyzstan), anch’esso era un’ex Repubblica federata dell’Unione Sovietica, indipendente dal 1991.  Grande circa 9 volte l’Italia, ma con una popolazione di quasi 4 volte inferiore rispetto al Belpaese, il Kazakhstan, come si diceva, sta vivendo delle stesse paure del Kyrgyzstan. La legge che il Presidente Nazarbaev è chiamato a firmare prevede tra l’altro: la registrazione di tutte le attività religiose; nessuno potrà condividere il proprio credo con qualcuno senza un’autorizzazione scritta di un’associazione religiosa registrata e approvata dallo stato e una personale certificazione rilasciata dalle autorità competenti che lo identifichi come missionario; le attività dei piccoli gruppi religiosi potranno svolgersi solo all’interno dei gruppi, non dovranno mai coinvolgere persone esterne; tutta la letteratura religiosa importata dovrà essere approvata dallo stato; ogni attività che coinvolga la sfera religiosa dovrà essere analizzata dalle autorità, pena la chiusura; infine, ogni comunità religiosa dovrà essere registratanuovamente
Ribadiamo che queste leggi riguardano milioni di cristiani e destano preoccupazione perché sembrano l’inizio di un periodo di forti restrizioni della libertà; ciò che preoccupa gli osservatori internazionali è soprattutto il fatto che queste misure non sembrano avere nessun effetto sulle comunità di fondamentalisti islamici, mentre di fatto ostacolano molto chi, come i cristiani, cercano di muoversi nel rispetto della legge.

 

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