Bangladesh: monaci buddisti rapiscono un gruppo di cristiani

bangadlesh - donna con bambino

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Fonte articolo www.porteperteitalia.org

Un gruppo di monaci buddisti tengono prigionieri in una pagoda 13 cristiani neo-convertiti, in un distretto montano del sud-est del Bangladesh, con l’obiettivo dichiarato di farli tornare forzatamente al Buddismo. L’aspetto che rende ancor più preoccupante questa faccenda è il fatto che l’amministrazione locale del sotto-distretto di Jorachuri (nel distretto di Rangamati, circa 300 km a sud-est di Dhaka), sta aiutando i monaci buddisti a tenere segregati i cristiani rapiti.Va ricordato che il Bangladesh non è di certo una nazione buddista; infatti per l’87% circa la popolazione è musulmana, per il 9% induista, per lo 0,7% buddista, per meno dell’1% sono cristiani, mentre il resto sono altre piccole minoranze. Un portavoce della Chiesa Cristiana Parbatta Adivasi (zona montana), a condizione di rimanere anonimo per motivi di sicurezza, ha parlato della terribile situazione che vivono i cristiani in queste zone. “I 13 cristiani sono imprigionati all’interno della pagoda dal 10 dicembre scorso e forzatamente viene loro intimato di diventare buddisti; vengono obbligati a eseguire tutti i rituali buddisti – è stato loro rasato il capo e devono indossare la caratteristica tonaca arancione” ci racconta il portavoce. I prigionieri sono tutti uomini, di età compresa tra i 28 e i 52 anni, e si sono convertiti al cristianesimo negli ultimi mesi.

Secondo le fonti locali, dietro queste azioni anti-cristiane ci sono persone con un nome e un volto conosciuti: due monaci buddisti, Pronoyon Chakma e Jianoprio Vikku, e due membri del consiglio locale, Vira Chakma e Rubichandra Chakma, assieme ad altri 9 leader buddisti. A quanto pare, questo rapimento potrebbe inserirsi in un piano più ampio di conversioni forzate e sembra proprio che l’obiettivo principale siano i cristiani della zona. Un leader cristiano ha affermato che i leader buddisti stanno cercando anche di intimare ai cristiani della zona di andarsene, sfrattandoli dalle loro case e dalle loro proprietà, dicendo loro che non possono vivere in un’area prevalentemente buddista. Le minacce, di fatto, sembrano funzionare, perché alcune famiglie sono sparite dalla circolazione.

Sempre secondo le fonti di Porte Aperte, il presidente della Mogdhan Union Council, Arun Kanti Chakma, ha avvertito i cristiani della zona che saranno ostacolati e picchiati se non ritorneranno al Buddismo, e se poi dovessero convertirsi nuovamente al Cristianesimo, saranno addirittura uccisi.
In un’altra zona montagnosa a Khaokhali, sempre vicino all’area di Jorachuri, a un gruppo di circa 50 neo-convertiti al Cristianesimo è stata tolta la libertà di comunicare con il resto del mondo: viene loro impedito di recarsi nella vicina cittadina di Rangamati e vivono una sorta di isolamento forzato. Vengono minacciati di fare la stessa fine dei 13 rapiti se non si riconvertiranno al Buddismo. Tutte queste persone non denunciano i soprusi alla polizia, per paura delle reazioni degli integralisti, convinti che la polizia non li proteggerà mai 24 ore su 24.

La cosa singolare è che l’opinione pubblica in generale (e in particolare quella italiana) ha un’idea del buddismo che richiama alla mente concetti come pace e tolleranza, mentre, senza voler generalizzare in maniera grossolana, la realtà in certe zone di questo pianeta è ben diversa. Per noi è importante far conoscere al mondo queste realtà: l’integralismo religioso – esattamente come altre forme di integralismo, nell’accezione più negativa del termine – svuota la fede di ogni senso e conduce l’uomo ai gesti più folli.

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