Archivi del mese: gennaio 2009

Chris Tomlin – Jesus Messiah – Video

Christopher Dwayne Tomlin (nato il 4 maggio 1972) è un cantante cristiano da Grand Saline, Texas, Stati Uniti. Alcune delle sue più note canzoni sono: , “Indescribable”, “Forever”, Fall Down”, “Your Grace is Enough” “God Of This City”e “Jesus Messiah” Secondo Copyright Licensing International, Tomlin è l’artista più cantato per quanto riguarda la musica cristiana negli Stati Uniti.

Annunci

1 Commento

Archiviato in musica, musica cristiana, spettacolo

Arabia Saudita: le autorità arrestano un cristiano convertito

arabia_anziano

fonte articolo www.porteaperteitalia.org

Cinque mesi fa la figlia di un membro della polizia religiosa saudita era stata brutalmente uccisa per aver parlato su un blog in internet della sua conversione a Cristo, oggi veniamo a conoscenza del fatto che le autorità hanno arrestato un giovane cristiano di 28 anni con l’accusa di aver descritto la sua conversione a Cristo e di aver criticato la magistratura nel suo sito internet.Il 13 gennaio, infatti, la polizia saudita ha arrestato Hamoud Bin Saleh a causa “delle sue opinioni e della sua testimonianza di conversione dall’Islam al Cristianesimo”, secondo quanto affermato dall’Arabic Network for Human Rights Information. Bin Saleh, che era stato incarcerato per ben 9 mesi nel 2004 e per un ulteriore mese nel novembre 2008, è ora detenuto nella prigione Eleisha di Riyadh. Nel suo sito internet, ora oscurato dalle autorità saudite, Bin Saleh ha scritto che il suo cammino verso Cristo cominciò dopo aver assistito alla decapitazione pubblica di tre pakistani accusati di spaccio di droga, tre poveri disadattati. Tale scena lo spinse a fare ricerche approfondite sul sistema legale saudita e sull’Islam in generale, ricerche che lo fecero diventare particolarmente critico nei confronti della sharia (legge islamica) e sulle palesi ingiustizie e contraddizioni in essa contenute. Poi, dopo aver letto dei versetti su come Gesù perdonò la donna adultera – invece che lapidarla -, ricevette definitivamente Cristo come suo personale Salvatore. 

Basta cercare e chiedere la luce di Dio” scriveva in arabo in un post il 22 dicembre scorso. “Non ci sono libri in Arabia Saudita che ti aiutino a fare degli studi comparativi tra l’insegnamento di Maometto (che, secondo me, è una serie di disastri politici, economici e sociali) e l’insegnamento di Gesù, ma ci sono molte risorse nel web che potrebbero spingerti tra le braccia del Padre della Salvezza” affermava nel sito il giovane cristiano saudita.

La conversione dall’Islam al Cristianesimo è un reato in Arabia Saudita, per la precisione si tratta del reato di “apostasia”, ed è punibile con la pena di morte. Il resoconto annuale sulle libertà religiose nel mondo relativo al 2008 e stilato dal Dipartimento di Stato Americano sostiene che ci sono state delle esecuzioni non confermate per blasfemia e apostasia negli ultimi anni in Arabia Saudita.

Lascia un commento

Archiviato in Cronaca dal mondo, cultura

Jeremy Camp – Video – “There Will Be a Day”

Jeremy Camp n°1 nella Billboard Chart Christian Album  ci fa ascoltare  “There Will Be a Day”- Bless in the name of Jesus 

Lascia un commento

Archiviato in musica, musica cristiana, spettacolo

Iran: tre cristiani arrestati a Tehran

jamal - iran

jamal - iran

 fonte articolo www.porteaperteitalia.org

Mentre persino il Vaticano si interroga sulla questione dei cristiani mediorientali, i soprusi e le violenze a loro danno continuano, soprattutto nell’Iran di Ahmadinejad. Tre cristiani provenienti da due famiglie diverse sono stati prelevati e arrestati mercoledì scorso (21 gennaio) senza alcun capo di imputazione. Le forze dell’ordine hanno preso Jamal Ghalishorani (49 anni) e sua moglie Nadereh Jamali dalla loro abitazione a Tehran tra le 7 e le 8 del mattino, circa mezzora dopo aver arrestato Hamik Khachikian, un cristiano armeno anch’egli residente nella capitale iraniana.Ghalishorani e sua moglie (li vedete nelle foto) sono ex musulmani convertiti al cristianesimo: in Iran questo è considerato “apostasia”, potenzialmente punibile con la pena di morte. Tutti e tre fanno parte di una comunità evangelica familiare (house church) hanno un regolare lavoro e non sono supportati da qualsivoglia struttura clericale. 

jamali - moglie- iran

jamali - moglie- iran

 L’ondata di arresti di cristiani non sembra avere fine in Iran, anzi è evidente un aumento della pressione nei confronti dei credenti: mancano capi di imputazione, i motivi non vengono chiariti, vi è un’evidente volontà di spazzare via la presenza cristiana in Medio Oriente. In realtà, le azioni in Iran sembrano rientrare in un piano ben strutturato, mirato a cancellare le minoranze religiose in questo paese. Secondo alcune fonti, gli arresti sono molti di più, le notizie che abbiamo sono quelle che riescono a trapelare: per esempio lo stesso giorno, il 21 gennaio 2009, a quanto pare si contano oltre 10 arresti solo nella capitale, ma, ripetiamo, è difficile avere informazioni chiare, dato che di certo il governo non collabora. Di fatto la strategia del terrore ha una sua potenza persuasiva. La moglie di Khachikian, per esempio, uno dei tre arrestati succitati, è confusa, non sa nemmeno dove abbiano portato il marito e teme per la sua vita; allo stesso modo, la coppia di cristiani arrestati, lasciano una figlia da sola, che per ora è accudita dai parenti, ma si può immaginare lo stato emotivo della ragazza.

Gli arresti spaventano molto anche alla luce del nuovo codice penale iraniano, che prevede la pena di morte appunto per gli “apostati”. Il Consiglio dei Guardiani ha una forte influenza su queste sentenze e sul percorso fondamentalista che ha imboccato la presidenza di Ahmadinejad. Il Consiglio è composto da 6 teologhi islamici fortemente conservatori, nominati dal leader supremo iraniano, e 6 giuristi, nominati invece dalla magistratura e dal parlamento. Questo Consiglio ha il potere di veto nei confronti di qualsiasi progetto di legge che venga ritenuto non in sintonia con la costituzione iraniana e con la legge islamica. In ogni caso vanno considerati anche i fatti di cronaca, più o meno indipendenti dal governo in carica, come l’assassinio di 6 pastori da parte di sconosciuti.

1 Commento

Archiviato in Cronaca dal mondo, cultura

Altri tre cristiani muoiono nelle carceri

container Eritrea dove vengono detenuti i cristiani

container Eritrea dove vengono detenuti i cristiani

Tre cristiani detenuti in prigioni militari a causa della loro fede in Cristo sono morti negli ultimi 4 mesi in Eritrea. La situazione non cambia in questo paese del corno d’Africa, i cristiani finiscono in malsane carceri militari, dove subiscono torture e vengono poi lasciati morire in condizioni igieniche indescrivibili.L’ultimo caso conosciuto (purtroppo non possiamo conoscerli tutti, perché ovviamente non vi è trasparenza su questo argomento da parte del governo eritreo) risale a venerdì scorso (16 gennaio 2009): un uomo di 42 anni, Mehari Gebreneguse Asgedom, è morto nella prigione di Mitire, a causa delle torture e di complicazioni dovute al diabete, malattia di cui soffriva e che, se non curata, porta alla morte (di fatto il diabete dal 2000 è passato dall’ottavo al quinto posto come causa di morte nel mondo – dopo le malattie infettive, le malattie cardiovascolari, i tumori e gli incidenti – se a ciò si aggiunge il fatto che, come forma di tortura supplementare, i malati non vengono curati in queste prigioni, si ottiene uno scenario davvero disarmante). Asgedom era un membro attivo della Chiesa “Church of the Living God” a Mendefera e il suo caso ha messo in luce altri casi simili.

Mogos Hagos Kiflom, 37 anni, è morto a causa delle torture inflittegli al fine unico di fargli rinnegare la sua fede in Dio: la data precisa del suo decesso non è chiara, ci fanno sapere le fonti che abbiamo in terra eritrea.

Teklesenbet Gebreab Kiflom, 36 anni, è stato lasciato morire di malaria nel tristemente noto carcere militare di Wi’a: dopo essere stato torturato anche lui pesantemente nel tentativo di fargli rinnegare la sua fede, gli sono state negate le cure mediche ed è spirato lasciando madre, moglie e figli in precarie condizioni.

In Eritrea le condizioni di vita dei cristiani che non sono membri delle denominazioni riconosciute dallo stato (Luterana, Cattolica, Ortodossa e Musulmana) sono drammatiche. Il presidente eritreo Isaias Afwerki è impegnato da tempo in una folle campagna di violenze e torture a danno dei cristiani evangelici e di altre denominazioni, consumando le poche risorse di questo paese per uccidere i suoi abitanti, piuttosto che impegnarle negli infiniti problemi sociali, economici e politici dell’Eritrea. Ci giungono notizie di trasferimenti di gruppi di cristiani nel carcere di Mitire, nella zona nord-est del paese, dove non manca l’utilizzo dei famigerati container di metallo come celle. Secondo il Dipartimento di Stato Americano l’Eritrea sale rapidamente nella classifica dei paesi che violano le libertà religiose: difficile avere delle stime, ma la situazione peggiora anno dopo anno.

1 Commento

Archiviato in cultura

Marcos Witt – Sólo en Ti – dal vivo Santiago del Cile 17/06/2006

 

Marcos Witt, musica cristiana live, grabado el 17 de julio de 2006 en la “Arena Santiago” Santiago De Chile. Bless in the name of Jesus 

1 Commento

Archiviato in musica, musica cristiana, spettacolo

India: affrontiamo l’emergenza

India - Casa Distrutta

India - Casa Distrutta

Fonte Articolo www.porteaperteitalia.org.

 Il rischio che si corre quando la stampa non dedica più molta attenzione a un evento drammatico, perché concentrata su altre tragedie o perché tale evento risulta “inflazionato a livello mediatico”, è che si dimentichi che l’emergenza permane, che il dolore non è cessato, che il lavoro da fare è molto.Così potrebbe accadere con la situazione in Orissa, India, ora che la stampa italiana (e internazionale) si concentra su altre questioni, come per esempio la Striscia di Gaza (a tal proposito leggete Israele-Palestina: il conflitto decima i cristiani e Israele-Palestina: a Gaza emergenza umanitaria, anche per i cristiani – Dossier): ma l’emergenza rimane, i campi profughi sono ancora là, gli sfollati (oltre 50.000) affrontano le stesse esigenze e le stesse paure, tra condizioni igieniche precarie, malattie, mancanza di viveri, impossibilità di ritornare alle loro case perché distrutte, con l’angoscia dei cari perduti sempre vivida nei loro cuori e quelle immagini di follia omicida e di terrore stampate nelle loro menti.
Mentre gli estremisti indù sembrano soddisfatti di questa prima ondata di violenze, Porte Aperte si adopera per portare aiuti ai cristiani perseguitati, collaborando anche con altre realtà missionarie e umanitarie per rendere più efficaci gli interventi. Vi avevamo già parlato della nostra opera a favore dei fratelli indiani (opera resa possibile grazie anche a voi) e lo avevamo fatto con un articolo intitolato India: Porte Aperte risponde alla crisi in Orissa: oggi vi diamo un breve aggiornamento.

Non mancano gli ostacoli nella distribuzione degli aiuti, poiché alcune zone sono state difficili da raggiungere e in altre non ci è stato permesso di entrare (Kandhamal per esempio), perciò siamo stati costretti a indirizzare i nostri sforzi sulla parte del territorio accessibile.
Nella prima fase abbiamo consegnato aiuti nei campi profughi governativi come vestiti, coperte, lenzuola, utensili vari, articoli da bagno e, non lo dimentichiamo mai, Bibbie, prendendo nota del fatto che la distribuzione di cibo, seppur molto modesta e non del tutto sufficiente, avveniva senza eccessivi intoppi. Alimenti e generi come quelli appena elencati sono stati distribuiti anche a quelle famiglie rimaste fuori dai campi profughi allestiti dal governo e rifugiatesi in zone rurali nella fuga dalle violenze degli estremisti indù. Abbiamo identificato ONG di indubbia affidabilità oltre che chiese locali e missioni evangeliche, avviando un’indispensabile collaborazione al fine di rendere più efficace la distribuzione degli aiuti: 1.000 consistenti pacchi di viveri hanno raggiunto 1.000 famiglie, mentre oltre 780 pacchi di articoli (come quelli sopra elencati) sono stati distribuiti in 7 differenti distretti.
Nella seconda fase abbiamo migliorato la logistica e la distribuzione, individuando luoghi adatti per lo stivaggio della merce (cosa di non facile realizzazione) e garantendo altri 1.000 pacchi di viveri con maggiore facilità e raggiungendo nel distretto di Rudangiya altre 290 famiglie. Nel campo profughi di questa zona stiamo garantendo assieme alle chiese locali il rifornimento quotidiano di viveri. Ci giungono continue richieste di aiuto da alcune scuole e orfanatrofi, perciò è stata presa la decisione di fornire aiuti alimentari ad alcune di queste istituzioni per bambini. Pacchi di viveri e vestiario aggiuntivi sono stati distribuiti in punti chiave nei distretti di Kalahandi, Bargadh, Balangir, Navrangpur e Gajapati.
Nella terza fase siamo riusciti ad entrare nel distretto di Kandhamal, segno che le autorità hanno riconosciuto l’aiuto dato alla popolazione e hanno tolto alcuni ostacoli al nostro lavoro missionario. Migliaia di pacchi sono stati indirizzati e stivati in questa zona (tra le maggiormente colpite); con questo nuovo anno è già cominciata la distribuzione (sempre cibo, vestiario, articoli per il bagno, la casa, la cura personale, ecc…) e si prevede di poter concludere questa fase entro metà febbraio.

Per ovvie ragioni di sicurezza omettiamo molti particolari dell’attività di Porte Aperte, ma ci sembrava opportuno aggiornarvi sulla situazione, poiché quanto facciamo lo dobbiamo soprattutto a coloro che sostengono come possono la missione di Porte Aperte a favore dei cristiani perseguitati.
Grazie a tutti.
Di cuore.

Lascia un commento

Archiviato in Cronaca dal mondo, cultura