Egitto: cresce l’intolleranza, un punto sulla situazione – dossier

Egitto - Polizia

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fonte articolo www.porteaperteitalia.org

Cresce una certa preoccupazione riguardo all’Egitto, terra considerata da noi italiani più una meta turistica che altro. Eppure proprio in Egitto le intolleranze e le vere forme di persecuzione a danno dei cristiani aumentano mese dopo mese, mentre nell’humus sociale si insinua il fondamentalismo islamico creando tensioni e scontri. Solo un paio di mesi fa migliaia di manifestanti avevano preso d’assalto una chiesa (a tal proposito leggi Egitto: migliaia di manifestanti attaccano una chiesa, 5 i feriti), mentre tutti gli italiani ricordano il rapimento di quel gruppo di turisti avvenuto sempre nel 2008.Ma questi sono solo esempi, perché i segnali di un’intensificazione della tensione sociale e di un’insinuazione dell’estremismo di matrice islamica sono ormai molti e preoccupanti, tanto che gli osservatori internazionali guardano con una certa preoccupazione a questo paese. Che dire dell’ambigua posizione mantenuta nell’attuale conflitto israeliano-palestinese? Sono notizie di oggi quelle che ci raccontano che la proposta egiziana per una tregua di un anno nelle azioni ostili contro Israele sembra essere stata accettata dai leader di Hamas (ciò nonostante alcuni razzi hanno colpito il territorio israeliano). Ma la proposta è reale? O i tunnel che partono dal territorio egiziano e sbucano nella Striscia di Gaza e che riforniscono di armi (e viveri) i terroristi continueranno a operare a pieno ritmo? A quanto pare Hamas ha anche accettato di far controllare la frontiera con l’Egitto dai rivali di Fatah, la formazione del presidente dell’Anp Abu MAzen, estromessa a giungo del 2007 (una delegazione di Hamas è attesa per lunedì al Cairo per ufficializzare la risposta). Ma l’impegno egiziano è reale?

Nella terra del Nilo, a seguito di un brutale raid della polizia contro 6 cristiani e la loro caffetteria perché aperta durante il Ramadan, il 22 gennaio scorso un giudice ha emesso una sentenza che condanna a 3 anni di prigione e lavori forzati i suddetti 6 cristiani, colpevoli secondo i poliziotti di resistenza a pubblico ufficiale e offesa alle autorità.  Lo scorso settembre, 13 poliziotti hanno fatto irruzione nella caffetteria a Port Sa’id, città nel delta del Nilo, rovesciando i tavoli, rompendo le sedie e i bicchieri, senza che vi fosse alcun motivo per usare violenza.  Secondo il rapporto dell’avvocato, i 6 cristiani sono stati brutalmente picchiati, 2 di loro hanno riportato delle serie fratture e un terzo è stato curato con ben 11 punti di sutura in testa. “La polizia ha attaccato queste persone senza alcun motivo ufficiale” afferma Ramses el-Nagar, il legale delle vittime: “in realtà non volevano vedere gente mangiare durante il Ramadan. Ma questo è ingiusto, perché le persone possono abbracciare la fede che credono migliore, la legge è un’altra cosa e non va mischiata con la religione”.
Di fatto non vi è una legge che vieti di tenere aperta una caffetteria durante il Ramadan, eppure di fronte all’irruzione della polizia i 6 cristiani (tutti sulla trentina) hanno cercato di chiedere spiegazioni e di far valere i loro diritti, ma sono stati arrestati e accusati dei suddetti capi di imputazione. I nomi delle sei vittime (tutti fratelli) sono i seguenti: Ashraf Morris Ghatas, Magdy Morris Ghatas, Osama Morris Ghatas, Nabil Morris Ghatas, Walid Morris Ghatas e Hany Morris Ghatas. Dopo l’ingiusta sentenza emessa dal giudice, all’avvocato rimangono 30 giorni per ricorrere alla Corte di Cassazione, cosa che ha tutta l’intenzione di fare: difficile prevedere l’esito dell’azione legale, quel che è certo è che risulti piuttosto grave l’episodio, perché ad essere protagonisti non sono dei civili, ma membri delle forze dell’ordine, un segnale preoccupante della crescente intolleranza nei confronti dei cristiani in questo paese.

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