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Pakistan, vietato scrivere “Gesù Cristo” in un sms

Pakistan, vietato scrivere "Gesù Cristo" in un sms


Articolo di: Porte Aperte Italia.org

Qualche giorno fa, l’Autorità delle Telecomunicazioni del Pakistan ha ordinato alle società di telefonia mobile del paese di bloccare gli sms che contengono alcune parole ritenute volgari, oscene o nocive al senso del pudore e ha fornito una dettagliata lista di 1600 termini deprecabili tra cui troviamo le parole Gesù Cristo. Il Pakistan è un paese profondamente islamico, in cui i cristiani, come sapete, sono oggetto di discriminazione e persecuzione anche brutale, ma è comunque pazzesco pensare che addirittura le autorità abbiano accostato Gesù a termini osceni, pornografici e violenti. Eppure la percezione di sempre più musulmani devoti in Pakistan è proprio questa: i cristiani sono un insulto, così come è una vergogna per il paese il loro Salvatore Gesù.

Tale provvedimento ha scatenato la reazione delle Chiese cristiane e delle organizzazioni per i diritti umani, pronte a inondare i tribunali di ricorsi; a ciò si è aggiunta la valanga di lamentele degli operatori telefonici e della popolazione stessa che fa larghissimo uso di telefonini e non vuole essere censurata persino negli sms. Ecco dunque che arriva puntuale la marcia indietro delle autorità: la censura è ritirata, anzi forse solo ridimensionata a una dozzina di parole, tra le quali si spera non vi sia ancora il nome di Gesù. Il punto è che questo paese cede visibilmente sotto la pressione dell’islamismo radicale e degli attentati dei talebani legati ad Al Qaida, mostrandosi dunque incapace di arginare questa avanzata intollerante e violenta. I cristiani patiscono sempre di più questa virata islamico-radicale del paese (ricordiamo che sono stati uccisi il ministro cristiano cattolico Batthi e il governatore Taseer, entrambi impegnati per abolire la legge contro la blasfemia, arma legale usata contro i cristiani).

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Maldive: in paradiso non vi è libertà di culto

Maldive Mare


fonte articolo http://www.porteaperteitalia.org

Assieme all’Arabia Saudita, le Maldive sono l’unica nazione che dichiara una popolazione al 100% musulmana. I quasi 350.000 abitanti delle oltre 1.190 isole coralline dell’arcipelago delle Maldive sono tutti sunniti. O almeno queste sono le stime dichiarate dal governo. Di fatto vi sono circa 70.000 lavoratori espatriati che dichiarano una religione diversa da quella musulmana (tra cui anche il cristianesimo). Inoltre circa 60.000 turisti l’anno, per lo più europei e con una grossa fetta di italiani, visita queste isole per godere del mare azzurro, delle spiagge da cartolina e del lussuoso relax che offrono le circa 45 isole trasformate in villaggi turistici. Di rado i turisti visitano le altre isole, dove invece vive la popolazione locale; tuttavia un contatto con la vera realtà locale (e non quella fittizia dei resort) si ha nella capitale Malé, l’isola dove effettivamente i turisti e i maldiviani possono incontrarsi.
Va detto che nel paese non esiste libertà di culto; nel 2008 un emendamento costituzionale ha negato ai non musulmani di poter ottenere la cittadinanza maldiviana. Dunque, mentre i maldiviani non hanno la libertà di convertirsi a un’altra religione (e quindi di allontanarsi dall’islam) o di diventare apertamente atei, gli stranieri possono praticare la loro fede solo privatamente. Negli anni molti cristiani emigrati, una volta tornati in patria, sono stati arrestati per aver partecipato a una riunione privata oppure si sono visti negare il visto di rimpatrio per mesi o addirittura anni, in quanto ritenuti “connessi con agenzie missionarie straniere”. Vi sono stime tuttavia che parlano di una presenza di cristiani locali, naturalmente costretti a vivere la loro fede nel segreto. La delazione da parte di vicini e conoscenti è sempre in agguato, perciò nessuno osa manifestare pubblicamente il benché minimo dubbio sull’islam.

A quanto pare, gli inglesi, che colonizzarono queste isole nel XIX secolo, tradussero la Bibbia in lingua locale (il Dhivehi) e la resero disponibile sino al 1965, anno di indipendenza della Repubblica delle Maldive. Oggi, nessuno sa come, quelle Bibbie sono misteriosamente “sparite”. In ogni caso secondo i governanti, il tema della libertà religiosa è insignificante, totalmente irrilevante, poiché – sempre secondo loro – nessun maldiviano desidera avere questa libertà.

La popolarità del nuovo presidente Nasheed è in forte calo, nonostante i riconoscimenti nell’ambito della protezione ambientale, di fatto sembra seguire le orme del suo predecessore, il dittatore Gayoom. Intanto la pressione dell’estremismo islamico si fa sentire, un male che può contaminare in breve tempo tutte le strutture del potere affondando le isole delle Maldive molto più in fretta del riscaldamento globale.

Non vi è dunque libertà di culto all’orizzonte per questo “paradiso terrestre”.

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Buthan: cristiano incarcerato per aver mostrato un film su Gesù

fonte notizia www.porteaperteitalia.org

Il Buthan è un paese per certi versi misterioso, poiché nasconde realtà antitetiche. Molto in voga tra le mete alternative del turismo, soprattutto per l’anima ecologista che pervade l’amministrazione di questo paese, il Buthan è una monarchia famosa anche per il concetto di Felicità Interna Lorda (evidente assonanza con il Prodotto Interno Lordo) promosso dal precedente imperatore negli anni ’70, col quale si teorizzava un approccio allo sviluppo economico basato sulla felicità dei propri cittadini. Ebbene in questa che vorrebbe presentarsi come un’oasi felice per chi ci vive, i cristiani subiscono discriminazioni e vessazioni di vario genere.
Oggi vi riportiamo il caso di un cristiano condannato a 3 anni di prigione per aver “tentato di promuovere disordini civili” con la visione di film cristiani (il Buthan è a maggioranza buddista e il buddismo anche è religione di Stato). Una corte locale a Gelephu ha quindi emesso questa sentenza a danno di Prem Singh Gurung, un quarantenne di etnia nepalese cittadino del distretto di Sarpang nel sud del Buthan. Il sig. Gurung era stato arrestato 4 mesi fa dopo che alcuni residenti si erano lamentati perché mostrava film cristiani nei villaggi di Gonggaon e Simkharkha. Questi villaggi sono davvero inaccessibili, sono privi di rete elettrica, perciò in privato e con l’aiuto di altre persone il sig. Gurung si era dotato di un generatore e di un proiettore. Una volta arrestato è stato anche accusato di violare la legge sul controllo dell’informazione e dei media in Buthan (questa legge di fatto serve a censurare e controllare le informazioni all’interno del paese).

In Buthan la maggioranza della popolazione è buddista; vi è una solida minoranza induista, soprattutto tra l’etnia nepalese (si parla del 22%) e si stima che vi siano circa 6.000 cristiani, non riconosciuti però dallo stato e costretti dunque a praticare la loro fede nelle loro case, senza avere la possibilità di ricorrere a istituzioni cristiane ufficialmente registrate perché non esistono. Vi è la tendenza tra i buddisti buthanesi a considerare il cristianesimo come una religione occidentale che disturba e aggredisce la cultura locale, attraverso un proselitismo ritenuto aggressivo.

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Dio esiste e si può spiegare!!! di Albert Einstein

Alla Domandda Dio ha creati il male Albert Einstein da bambino mette in difficoltà il suo professore ATEO, questa è una bellissima risposta a chi si ostina di dichiarare che Dio non……. Bless in The Name Of Jesus

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Iran: IL GOVERNO AMMETTE I BROGLI!

Iran Scontri

Iran Scontri

 

fonte artricolo www.porteaperteitalia.org

Il governo iraniano non sa più come arginare l’onda di malcontento e insofferenza del popolo iraniano, un’onda che si sta trasformando in uno tsunami di proporzioni difficilmente calcolabili. Il numero di morti cresce (certi che non avremo mai le cifre ufficiali), gli arresti a tappeto anche (coinvolgono persino i parenti degli oppositori politici e dei manifestanti), gli interrogatori e le cariche della polizia si fanno sempre più pesanti, il governo opprime il proprio popolo e ammonisce gli altri stati come un dittatore folle in preda al panico. Gli articoli che si leggono nei principali quotidiani mondiali parlano di un Iran in subbuglio, milioni di manifestanti, pronti a morire per cambiare le cose, una vera e propria rivoluzione che il governo cerca ostinatamente di sopprimere nel sangue e nella paura, tentando invano di restringere il flusso di informazioni cacciando la stampa internazionale e minacciando la gente comune: ma i telefonini continuano a fotografare e a riprendere e se determinati siti vengono oscurati, i giovani ne usano altri, rendendo pubblici i soprusi e le violenze delle forze dell’ordine.

Tra i più sconvolgenti è il video di Neda, una giovane manifestante uccisa da un colpo sparato dalla polizia, immagini devastanti che insieme a tutte le altre ci danno una dimensione del disastroso piano di soppressione e del vero volto del governo iraniano.

La dirompente notizia di oggi è l’ammissione da parte del Consiglio dei Guardiani di brogli elettorali addirittura in 50 distretti, ma vista la politica di alterazione della verità attuata fino ad ora, c’è da aspettarsi che si tratti della punta di un icerberg. Dal Corriere della Sera: “Il portavoce del Consiglio dei Guardiani ha però ammesso che in 50 distretti (su un totale di 366 nel Paese) hanno votato più persone rispetto a quelle iscritte nelle liste elettorali e che risultano 3 milioni di voti in più: un numero che comunque, secondo i Guardiani, non può portare a un cambiamento sostanziale dei risultati”.

E’ sempre notizia di oggi l’arresto di un giornalista canadese del Newsweek, quindi la questione acquisisce sempre più una dimensione internazionale, mentre la TV di stato iraniana ridimensiona e fa controinformazione. In tutto questo vi portiamo anche delle notizie sulla comunità cristiana iraniana. Generalmente, secondo gli osservatori, i cristiani hanno votato contro Ahmadinejad (fautore di una più attiva persecuzione nei loro confronti) e a favore di Mousavi, candidato più moderato, oggi perseguitato lui e la sua famiglia tra incarceramenti e pressioni di ogni tipo (ha comunque dichiarato di essere pronto a morire per far cadere questa tirannia…).

A quanto pare i giovani cristiani nelle città sono scesi in piazza per manifestare contro il governo e attraverso i mezzi di comunicazione più moderni (da facebook a youtube e internet in generale) stanno palesando la loro richiesta di elezioni giuste e libere. C’è da dire, però, che semmai divenisse presidente Mousavi al posto di Ahmadinejad, non ci sono garanzie che le cose migliorerebbero, poiché va ricordato che Mousavi è uno dei 4 candidati approvati dal Consiglio dei Guardiani, quindi ha ottenuto il benestare dai leader religiosi ed è stato approvato dal presente sistema islamico. Questi tumulti, però, rappresentano un avvertimento molto serio che chiunque dovrà tenere in considerazione, sia Mousavi che Ahmadinejad.

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Colombia: urlare contro il vento!

Colombia - Chiesa Blu

Colombia - Chiesa Blu

fonte articolo http://www.porteaperteitalia.org

Oggi parliamo di Colombia, di uno dei paesi più violenti di questo pianeta. Esattamente un mese fa scrivevamo che in Colombia la persecuzione c’è, mentre solo un paio di settimane fa vi riportavamo la notizia straziante dell’assassinio di una coppia di cristiani, ex-guerriglieri convertiti a Cristo, nella città di La Esmeranda, dipartimento di Arauca. In quell’ultimo articolo vi parlavamo anche della reazione della cittadinanza, spossata dalle violenze dei guerriglieri, mentre oggi vogliamo ricordarvi il nostro impegno in questa terra, parlandovi di uno dei tanti “piccoli e grandi” progetti che Porte Aperte ha deciso da tempo di finanziare.Ci riferiamo alla Casa per Bambini aperta il 15 gennaio del 2000 appositamente per dare protezione, ristoro e supporto ai figli di pastori e di leader delle chiese attaccati o minacciati dalla guerra civile – come alcuni la definiscono – che sconvolge certe zone della Colombia. Questi bambini arrivano da diverse regioni e vengono accuditi nel centro, che oltre ad essere una casa-rifugio è anche una scuola. In questo momento, sono ben 52 gli ospiti. L’anno scolastico inizia il 26 gennaio e finisce il primo venerdì di dicembre e le materie comprendono tra le altre lezioni di falegnameria, artigianato, discepolato, musica e teatro, per sviluppare sia la creatività che la manualità dei ragazzi (quest’ultima è essenziale in un paese come questo). L’approfondimento dei principi biblici è una parte importante della vita di questi ragazzi (sapete quanto Porte Aperte si impegni in questo senso!), non solo a scuola, ma anche a casa. Vi parliamo di questo centro perché proprio nel 2009 lo abbiamo ristrutturato e ammodernato (visti i preziosi risultati ottenuti con i ragazzi) con i seguenti miglioramenti: nuove classi, nuovi alloggi, una libreria, è stata allargata la sala pranzo e sono stati ristrutturati i bagni per i ragazzi e la lavanderia, oltre ad acquistare del mobilio nuovo.

Tra questi ragazzi non manca chi consacra totalmente la propria vita a Dio, battezzandosi e iniziando dei percorsi formativi biblici più approfonditi. Vi ricordiamo che questi giovani vengono da realtà davvero molto dure, alcuni scampati a un presente e a un futuro da baby-soldati o da terribili esperienze di persecuzione a danno delle loro famiglie. A volte, di fronte a tutto il lavoro che c’è da fare, a tutte le emergenze che sommergono il mondo della Chiesa perseguitata, ci sembra di “urlare contro il vento”, ma non dimentichiamo che ogni vita salvata è un dono del cielo e che Dio è con noi.

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Uzbekistan: i cristiani sono il male! – dossier

Uzbekistan -tv

Uzbekistan -tv

fonte articolo www.porteaperteitalia.org

Come stanno i cristiani in Uzbekistan? Sotto pressione, in costante tensione, derisi e offesi in diretta nazionale nel primo canale televisivo del paese, messi all’angolo come stolti creduloni, massa di ignoranti, un pericolo per la nazione intera. Dal 17 maggio del 2008 i programmi televisivi esplicitamente contro i cristiani si sono ripetuti con una certa costanza nella TV uzbeka. “Nella morsa dell’ignoranza” è forse il più famoso, 90 minuti di attacchi contro i cristiani protestanti e i missionari in terra uzbeka.In tutto il paese (in cui, lo ricordiamo, l’88% degli abitanti è musulmano), gli impiegati pubblici, gli ufficiali e gli studenti sono stati invitati a guardare con attenzione il programma anticristiano. Anche a tutti i poliziotti è stato chiesto di vederlo, dato che la Polizia attualmente coopera nella realizzazione di questi documentari fornendo i video dei raid contro le riunioni cristiane. 26 pastori hanno inviato una lettera aperta al Presidente per bloccare questa campagna diffamatoria, lettera che è stata consegnata anche ai media, alle agenzie di stampa e ai gruppi per la difesa dei diritti umani. La campagna, però, continua e dopo questa lettera è addirittura peggiorata: ora i programmi sono quotidiani, vengono prodotti e distribuiti in DVD e mostrati negli orari in cui l’audience è maggiore persino in canali sportivi.

Le principali accuse e diffamazioni del maggiore di questi programmi (Nella morsa dell’ignoranza) sono:

1) I cristiani sono contro l’Islam. Baxtiyor Bobojonov dell’Istituto Al-Beruni di Studi Orientali dell’Accademia di Scienze Uzbeka ha dichiarato nel programma: “Nei documenti dei missionari cristiani ci sono molte cose contro la nostra religione e i nostri profeti”.
2) I cristiani non sono cittadini affidabili. I cittadini uzbeki che si convertono al Cristianesimo e quindi tradiscono l’Islam, poi tradiscono anche la loro nazione.
3) I leader cristiani perseguono solo i loro interessi personali. Golomov, uno psichiatra intervistato nel programma, afferma con disinvoltura che “i pastori protestanti perseguono soprattutto i loro interessi materiali”, mentre in sottofondo scorrono immagini di culti durante il momento dell’offerta. Un altro psichiatra, Azimov, poi accusa pastori di varie chiese di avere dei “profili criminali”, mostrando immagini scelte e montate ad hoc per gettare cattiva luce contro queste persone.
4) I nostri giovani subiscono dai cristiani un lavaggio del cervello. I “mahalla”, enti locali preposti come “occhi e orecchi” dello stato (eredità dell’impero sovietico) sostengono che i cristiani adottano strategie di lavaggio del cervello nei confronti dei giovani uzbeki.
5) I missionari cristiani sono pericolosi quanto i terroristi. L’attività missionaria viene dipinta come uno dei grandi mali del mondo, alla stessa stregua del fondamentalismo, del terrorismo e della tossicodipendenza.
6) I musulmani che tradiscono l’Islam per il Cristianesimo, lo fanno per soldi. Il programma fa scorrere interviste palesemente false a persone che hanno ricevuto soldi da gente che ha detto loro che il Corano è una menzogna.
7) I Battisti sono una setta. Interviste a esponenti della chiesa ortodossa russa dichiarano che questa confessione evangelica è una setta pericolosa.
8) Esiste un piano preciso per convertire l’intera nazione al Cristianesimo.
9) La droga in questo piano ha un suo preciso ruolo.
10) I protestanti sono una setta collegata ai satanisti e ai Krishna.
11) Le persone che semplicemente accettano dei libri dai cristiani diventano come zombie.
12) I bambini sono il nostro futuro! Declama con forza il conduttore del programma, raccomandando ai genitori uzbeki di fare attenzione, di non far frequentare cristiani ai loro bambini.
13) I cristiani che abbandonano la loro fede, parlano contro Cristo. Intervista a una donna che sostiene di essere stata cristiana e, una volta deciso di abbandonare la chiesa, di essere stata minacciata dal pastore.

Secondo quanto dicono coloro che vivono questa forma di persecuzione, il governo appoggia tutto questo e opprime ogni forma di libertà di pensiero perché teme un risveglio politico della popolazione e la crescita del malcontento sociale. Di fatto il governo monitora e controlla ogni attività religiosa (islamica o cristiana che sia), perché vede nella religione un pericolo per la propria stabilità. L’articolo 5 della legge sulla religione uzbeka dichiara che ogni forma di proselitismo e di attività missionarie è proibita.

Le conseguenze di questa subdola campagna mediatica sono notevoli: molti credenti sono intimoriti e vessati, i leader cristiani ricevono minacce e irruzioni da parte della polizia anche durante i culti, mentre il clima generale è estremamente oppressivo e in costante peggioramento.   

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