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India: aggiornamenti sulle violenze in corso

India - auto in fiamme

India - auto in fiamme

fonte articolo www.porteaperteitalia.org

Continua l’ondata di violenze contro i cristiani, per quanto gli appelli a un intervento più incisivo delle autorità indiane si susseguano ormai da mesi (anche il nostro Ministro degli Esteri, Frattini, ci ha provato): perciò siamo costretti ad aggiornarvi sulla terribile situazione riportandovi solo alcune delle informazioni che Porte Aperte riceve dalle sue fonti. Karnataka è di nuovo l’epicentro di un’aggressione ai danni di un pastore.Secondo quanto afferma il dott. Sajan K. George, presidente nazionale del Global Council of Indian Christians (GCIC), alle ore 11  del 16 novembre scorso un gruppo di circa 25 estremisti indù legati al Rashtriya Swayamsevak Sangh e al Vishwa Hindu Parishad hanno fatto irruzione nella comunità familiare del pastore Sujnanamm (a Vangasandra, Hosur Road, Bangalore), imprecando contro i 15 cristiani presenti e malmenando il povero pastore. Dopo le ,percosse, il pastore è stato obbligato con la forza a recarsi presso la vicina stazione di Polizia di Madivala e ancora sanguinante ha firmato sotto minaccia di morte un documento con cui si dichiara colpevole di “conversione forzata” ai danni di alcuni abitanti della zona. Interrogato dalla polizia, il pastore ha detto di essere stato uno studente del Bhirian Baptist Bible College (BBBC) e questo ha fatto infuriare gli ufficiali, che hanno obbligato il Rev. Edwin Chilli – presidente del BBBC – a recarsi alla centrale e l’hanno accusato di intimidazioni criminali. Entrambi i cristiani permangono in carcere in questo momento.

Un caso del tutto simile ha coinvolto tre credenti della chiesa di Pavithra Agni, Chandrasekhar (un uomo) e Kamlamma e Sandhya (due donne), nella cittadina di Cox Town, Bangalore (sempre zona di Karnataka), arrestati e incarcerati per gli stessi reati, sulla base di imputazioni create ad hoc dall’immancabile gruppo di estremisti indù, una prassi che sta sconvolgendo la vita dei villaggi indiani ormai da tanti mesi.  

A Banavara, Arasikere Taluk (distretto di Hassan), un gruppo di estremisti del Vishwa Hindu Parishad (VHP) hanno picchiato e falsamente accusato un altro pastore della Jesus Prayer Hall, il cui nome è Ravi Charles. Pretesto scatenante la rabbia degli estremisti un funerale di un membro della chiesa del pastore, svolto ovviamente secondo il rito cristiano, un affronto secondo i fondamentalisti indù, sempre più padroni del territorio. La Polizia è intervenuta e ha detenuto per alcune ore il pastore e altri credenti, rilasciandoli poi senza alcun capo di imputazione.

La carrellata potrebbe essere lunghissima ma ci fermiamo qui, l’idea era semplicemente quella di tenervi informati sulla situazione in Orissa, farvi sapere che l’emergenza di certo NON è rientrata e che l’India continua la sua ascesa nella classifica dei paesi dove i cristiani soffrono di più per la loro fede.

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Giordania: si converte al Cristianesimo ed è costretto a lasciare il paese con la famiglia

Lo scorso aprile, la Corte del Nord di Amman ha reso nullo il matrimonio di Mohammad Abbad, processato per apostasia per aver abbandonato l’Islam: ma questo è solo un atto della crescente persecuzione contro un uomo reo soltanto di essersi convertito al cristianesimo.

Il 23 marzo scorso l’intera famiglia Abbad è stata vittima di un’aggressione da parte dei familiari di un altro neoconvertito al cristianesimo; il quarantenne Mohammad Abbad ha riportato ferite alla testa, al petto e a un occhio, come si legge dal referto medico rilasciato dall’Ospedale dell’Università Giordana, oltre che danni materiali alla propria abitazione. Rivoltosi alla stazione di polizia vicina per denunciare il fatto, Mohammad ha trovato negli stessi uffici suo padre intento a chiedere la custodia dei suoi due giovani figli (un bambino e una bambina rispettivamente di 10 e 11 anni). La corte, per mano del giudice Faysal Khreisat, ha chiesto alla vittima dell’aggressione di rinnegare la propria conversione e di tornare all’Islam, ma Abbad è rimasto fermo nella propria decisione per Cristo. A fronte di questo diniego, il giudice ha sentenziato una settimana di carcere nella prigione di Amman; il legale ha consigliato ad Abbad di abbandonare il paese, in quanto non vi è alcuna speranza di vincere la causa in questione, peraltro con il rischio elevatissimo di perdere la custodia dei bambini.

Il secondo atto di questa aggressione al giovane cristiano è appunto la sentenza di annullamento del matrimonio, giustificata dallo stesso giudice nel seguente modo: “Il matrimonio dipende dal credo, e l’apostata non ha un credo”. Il codice penale giordano, però, non prevede il reato di apostasia, mentre la carta costituzionale giordana prevede la libertà di religione.
Ma l’Islam, la religione ufficiale giordana, proibisce la conversione ad un’altra fede. La Sharia, la legge islamica che regola la legge sulla famiglia, ha condannato alcuni neoconvertiti per apostasia, spogliandoli di ogni diritto legalmente riconosciuto dalla stessa nazione in cui vivono.
Mohammad Abbad, sua moglie e i suoi due figli sono stati costretti a fuggire dal loro paese, la Giordania, e a riparare in un paese europeo , dove hanno trovato asilo politico.

da porte aperte italia notizie dal mondo sui cristiani perseguitati

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