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Colombia: urlare contro il vento!

Colombia - Chiesa Blu

Colombia - Chiesa Blu

fonte articolo http://www.porteaperteitalia.org

Oggi parliamo di Colombia, di uno dei paesi più violenti di questo pianeta. Esattamente un mese fa scrivevamo che in Colombia la persecuzione c’è, mentre solo un paio di settimane fa vi riportavamo la notizia straziante dell’assassinio di una coppia di cristiani, ex-guerriglieri convertiti a Cristo, nella città di La Esmeranda, dipartimento di Arauca. In quell’ultimo articolo vi parlavamo anche della reazione della cittadinanza, spossata dalle violenze dei guerriglieri, mentre oggi vogliamo ricordarvi il nostro impegno in questa terra, parlandovi di uno dei tanti “piccoli e grandi” progetti che Porte Aperte ha deciso da tempo di finanziare.Ci riferiamo alla Casa per Bambini aperta il 15 gennaio del 2000 appositamente per dare protezione, ristoro e supporto ai figli di pastori e di leader delle chiese attaccati o minacciati dalla guerra civile – come alcuni la definiscono – che sconvolge certe zone della Colombia. Questi bambini arrivano da diverse regioni e vengono accuditi nel centro, che oltre ad essere una casa-rifugio è anche una scuola. In questo momento, sono ben 52 gli ospiti. L’anno scolastico inizia il 26 gennaio e finisce il primo venerdì di dicembre e le materie comprendono tra le altre lezioni di falegnameria, artigianato, discepolato, musica e teatro, per sviluppare sia la creatività che la manualità dei ragazzi (quest’ultima è essenziale in un paese come questo). L’approfondimento dei principi biblici è una parte importante della vita di questi ragazzi (sapete quanto Porte Aperte si impegni in questo senso!), non solo a scuola, ma anche a casa. Vi parliamo di questo centro perché proprio nel 2009 lo abbiamo ristrutturato e ammodernato (visti i preziosi risultati ottenuti con i ragazzi) con i seguenti miglioramenti: nuove classi, nuovi alloggi, una libreria, è stata allargata la sala pranzo e sono stati ristrutturati i bagni per i ragazzi e la lavanderia, oltre ad acquistare del mobilio nuovo.

Tra questi ragazzi non manca chi consacra totalmente la propria vita a Dio, battezzandosi e iniziando dei percorsi formativi biblici più approfonditi. Vi ricordiamo che questi giovani vengono da realtà davvero molto dure, alcuni scampati a un presente e a un futuro da baby-soldati o da terribili esperienze di persecuzione a danno delle loro famiglie. A volte, di fronte a tutto il lavoro che c’è da fare, a tutte le emergenze che sommergono il mondo della Chiesa perseguitata, ci sembra di “urlare contro il vento”, ma non dimentichiamo che ogni vita salvata è un dono del cielo e che Dio è con noi.

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India: notizie da chi ha visitato le zone delle violenze

India Uomo + Croce

India Uomo + Croce

Nonostante la Costituzione indiana sancisca la libertà di religione, 8 stati indiani hanno cercato di varare leggi anti-conversione che, innanzitutto, servono a prevenire la conversione al Cristianesimo (in particolare della numerosissima classe meno abbiente dei Dalit), leggi che gli estremisti hanno da sempre utilizzato come giustificazione alle loro violenze. Attualmente 5 stati hanno varato leggi simili (Madhya Pradesh, Chhattisgarh, Gujarat, Himachal Pradesh e Orissa) e l’Orissa è stato il primo nel 1967. Questo stato ha una lunga storia di violenze contro i cristiani, soprattutto dal 1969, anno in cui Laxmanananda Saraswati creò un centro religioso indù, nato appositamente per contrastare l’attività dei missionari cristiani e per cercare di convertire la popolazione animista delle tribù all’induismo.

Come più volte vi abbiamo accennato, il 23 agosto 2008 è stato assassinato proprio Laxmanananda Saraswati da una falange armata dei Maoisti, i quali, per voce del leader Sabyasachi Panda, hanno espressamente rivendicato l’attentato (in ogni caso, anche le indagini della Polizia hanno portato ai maoisti). Gli estremisti indù hanno invece preso a pretesto l’assassinio per attaccare i cristiani in generale, un’ondata di violenze che da agosto ha portato a 60 cristiani assassinati, 18.000 feriti, 50.000 sfollati, con 4.500 case, 300 villaggi e 151 chiese distrutti. L’Unione Europea ha descritto tale ondata di follia come un vero e proprio “massacro di cristiani”. Gli stati coinvolti nelle violenze (dato che dall’Orissa si è poi estesa ad altri 7 stati) tendono a negare l’evidenza o a ridimensionarla (oltre che a non far intervenire le forze dell’ordine, che rimangono a guardare), nonostante lo stesso governo centrale indiano per bocca del Primo Ministro, Manmohan Singh, abbia definito le violenze una “vergogna nazionale”.

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Nigeria: Centinaia di morti e migliaia di persone in fuga, la capitale è nel caos

Nigeria Chiesa

Nigeria Chiesa

Fonte articolo www.porteaperteitalia.org

Dopo le centinaia di morti (difficile il conteggio in questo momento, si parla di oltre 400) e le migliaia di persone in fuga (oltre 10.000), la situazione a Jos, capitale dello stato di Plateau (Nigeria), rimane tesa, in una quiete apparente dominata da esercito e forze dell’ordine. Gli scontri nascono dopo il risultato di elezioni locali (vinte da un partito, il People’s Democratic Party, sostenuto in larga parte da cristiani) che i musulmani affermano essere state truccate, ovviamente non contenti dell’esito negativo (addirittura 16 dei 17 seggi sono stati vinti dal suddetto partito, una vittoria schiacciante ma prevista da tempo).Le informazioni che giungono dalla capitale sono falsate dal gioco di menzogne che si è scatenato attorno a chi avrebbe dato inizio all’ondata di follia. La stampa internazionale è unanime nell’individuare come scintilla proprio le elezioni e quindi come artefice dell’esplosione di violenza la maggioranza musulmana; poi, lo scontro è stato da più parti classificato – erroneamente a nostro avviso – “di natura religiosa”, quindi anche i cristiani starebbero prendendo parte alle violenze. Fin qui le notizie pubblicate dalla stampa nazionale, ora vi offriamo un sunto delle notizie che ci giungono direttamente dalle nostre fonti sul luogo.

Gli scontri sono iniziati a Jos nell’area di Ali Kazaure, quando bande armate di musulmani hanno attaccato i cristiani della zona, proprio a reazione dei risultati elettorali. Da lì, le violenze sono esplose in altre zone della città, con scene indescrivibili come quella di centinaia di corpi ammassati di fronte a una moschea. Il ministro dell’informazione dello stato di Plateau, Nuhu Gagara, già venerdì scorso dichiarava che la chiesa di Sarkin Mangu (Church of Christ in Nigeria o COCIN) era stata distrutta e che il pastore era stato assassinato. Altri luoghi di culto risultano devastati, a cui vanno aggiunte anche delle moschee. Lo stesso Gagara ieri forniva un bilancio di 200 morti accertate, ma in realtà le fonti di Porte Aperte (e non solo) parlano di almeno il doppio di cadaveri, in alcuni casi tuttora abbandonati ai lati delle strade.

Ishaya Pam, il direttore del Plateau State Specialist Hospital, ci ha confermato per telefono che molte persone si sono rifugiate nell’ospedale, mentre le forze dell’ordine portavano al nosocomio i corpi di varie persone assassinate. I direttivi del Jos University Teaching Hospital (un altro istituto sanitario) parlano di decine e decine di feriti portati a questo ospedale, con un bilancio in continua crescita. Il governatore dello Stato di Plateau, Jonah David Jang, ha dichiarato alla radio e alla televisione che l’ondata di violenze è stata accuratamente pianificata da elementi estremisti che hanno cercato di strumentalizzare i sentimenti religiosi per creare instabilità nel paese. Samson Wudeh, commissario di Polizia del Dipartimento di Stato di Plateau, ieri ha rilasciato una dichiarazione ai giornalisti nella quale si parla di circa 500 persone fermate dalla Polizia.

La presenza della maggioranza musulmana al nord e di quella cristiana al sud ha da tempo creato tensioni, disordini e morti in Nigeria. L’estremismo islamico intacca le comunità musulmane nigeriane Hausa, fomentando lo scontro e l’odio nei confronti dei cristiani (e di tutte le altre minoranze non musulmane) esattamente con gli stessi obiettivi che l’integralismo islamico non nasconde di perseguire in tanti altri stati di questo pianeta: disordine, caos, instabilità, in una parola Jihad, la guerra santa.

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Escalation di terrore in Orissa (India): a morte i cristiani!

orissa-India

orissa-India

Dopo l’assassinio del leader indù Swami Laxmananda Saraswati il 23 agosto scorso in Orissa, un elevato stato d’allerta si è diffuso in tutto lo Stato indiano, mentre il governo, cosciente che il fatto potesse essere usato dagli estremisti locali come pretesto per creare disordini, prendeva delle misure di sicurezza per proteggere le chiese e i luoghi di incontro dei cristiani. Ebbene la reazione degli estremisti, radunati in folle aggressive e armate, non si è fatta attendere, attaccando i cristiani della zona e le loro proprietà,  e investendo letteralmente le inadeguate forze di polizia schierate dal governo centrale, che sono rimaste a guardare.I disordini sono stati fomentati dal Bajrang Dal (l’ala più giovane del VHP, ovvero del Vishwa Hindu Parishad, di cui Swami Laxmananda Saraswati era uno dei leader), dal Rashtriya Swayamsevak Sangh (RSS), dal Hindu Jagaran Morcha, tutti supportati dal partito Bhartiya Janata Party (BJP). Poco importa se dell’attentato di cui sopra sia sospettato un gruppo di ribelli maoisti, il bersaglio dei disordini sembrano essere esclusivamente i cristiani della zona.
Nell’escalation di orrore che sta avendo luogo in Orissa stanno perdendo la vita numerosi fratelli, molti altri vengono torturati e picchiati, mentre chiese e proprietà di varia natura dei cristiani vengono date alle fiamme (spesso quando all’interno ci sono gli stessi proprietari).
Qui di seguito vi forniamo una lista non completa (e in continuo aggiornamento, perché i fatti si susseguono i rapporti degli inviati sono spesso concitati) dei disordini a danno di cristiani nello Stato di Orissa, dove trovate chiese date alle fiamme, persone assassinate, devastazioni di ogni tipo:

  • tre chiese bruciate nei distretti di Dumerguda, Talsara, Sundergarh;
  • una chiesa cattolica data alle fiamme e una battista è stata attaccata nel distretto di Phulbani; in questa stessa zona sono state bruciate svariate abitazioni di cristiani, così come la casa di un pastore e quella del suo assistente;
  • altre tre chiese attaccate nel distretto di Kandhamal;
  • una chiesa attaccata nel distretto di Koraput;
  • la scuola Ichhapur Carmel è stata pesantemente danneggiata;
  • gli uffici della World Vision (un’organizzazione cristiana statunitense) a Bhawanipatna, nel distretto di Kalahandi, sono stati danneggiati e un’auto di proprietà dell’organizzazione distrutta, mentre nella stessa cittadina una famiglia cristiana è stata vittima della violenza dei manifestanti;
  • altra chiesa a Jeypore ha subito danni;
  • due scuole e un ostello sono stati dati alle fiamme;
  • la chiesa cattolica di Satyanagar, Bhubaneswar (capitale dello Stato di Orissa) è stata attaccata;
  • stessa sorte ad un’altra chiesa a Chandipali, Bargarh;
  • attaccata anche una chiesa pentecostale a Sambalpur;
  • ingenti danni anche al National Institute of Social Work and Social Sciences (NISWASS) e al Xavier Institute of Management (XIM) a Bhubaneswar;
  • una chiesa e circa 20 case hanno subito danni, mentre un uomo che risponde al nome di Rasananda Pradhan è stato assassinato a Rupagaon, vicino a Chakapada, nel distretto di Kandhamal;
  • a Khuntapali, Padampur, un orfanatrofio è stato dato alle fiamme, padre Edward, una suora e dei bambini sono bruciati vivi, mentre almeno 22 membri dell’istituto risultano scomparsi;
  • nella stessa zona, un pastore è stato bruciato vivo, dentro la sua casa;
  • altra chiesa data alle fiamme a Sukinda;
  • attacchi ad una chiesa dei fratelli anche a Gosaninuagaon, Berhampur;
  • l’ufficio di Compassion East India (NGO) a Bhubaneswar ha subito dei danni;
  • altre chiese attaccate a Bhimaguda, Nabarangpur, a Jayadev Vihar, Bhubaneswar, a Bidanasi, Cuttack, a Rayagada, a Raikia, così come nel distretto di Kandhamal, ma in questa occasione il pastore non è riuscito a scappare ed è bruciato vivo;
  • altre scuole ed ostelli danneggiati a Madupur, Sohela, Bargarh, lo stesso dicasi per lo scuola-bus della De Paul School, a Berhampur;
  • la William Carey School con i suoi vari scuola-bus, tutto dato alle fiamme;
  • una suora di nome Mina Barua è stata rapita, mentre un prete (padre Thomas Clave) è stato picchiato e denudato;
  • in un posto chiamato Tamba due missionari sono stati arsi vivi;
  • picchiato brutalmente anche Sikender Singh, pastore di una missione pentecostale, nella zona di Bhavani Patna, distretto di Kalahandi, dove peraltro un altro pastore (David Diamond Pahar) è stato costretto a fuggire dopo che 200 estremisti avevano circondato la sua casa (a tutt’oggi non si sa dove si trovi); lo stesso distretto è protagonista di altri attacchi, tre negozi distrutti, due persone (Mr. Alok Das and Rev. I. N. Senapati) sono state picchiate, mentre due famiglie (sempre cristiane), Barik e Pradhan, sono state obbligate con la forza ad abbandonare il villaggio, ma nella concitazione degli eventi il signor Pradhan risulta scomparso;
    Queste sono solo alcune notizie che ci giungono da quello che potremmo definire ormai un fronte, dato che una vera e propria guerra si è scatenata contro i cristiani di Orissa.

Fonte articolo porte aperte italia

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