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Sri Lanka: in Parlamento arriva una legge anti-conversione

sri_lanka

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fonte articolo www.porteaperteitalia.org

Il Parlamento dello Sri Lanka potrebbe varare nel breve una legge appositamente dedicata a bloccare le conversioni religiose. Un comitato permanente creato per lavorare su un “Documento per la Proibizione delle Conversioni Forzate” ha presentato il suo rapporto al Parlamento il 6 gennaio scorso, suggerendo la presentazione di meno emendamenti per spianare la strada al voto finale in febbraio.Il provvedimento criminalizza ogni atto di conversione o tentativo di convertire con la forza o l’inganno una persona da una religione a un’altra. Chi violerà questa legge potrebbe rischiare fino a 7 anni di prigione e/o 500.000 rupie (circa 7.950 euro). I movimenti per i diritti civili e le chiese cristiane dicono che tale provvedimento viola il diritto di libertà religiosa costituzionalmente sancito e legittima la persecuzione a danno delle minoranze religiose. I leader cristiani nello Sri Lanka hanno ripetutamente espresso preoccupazione per il fatto che la legge, così com’è, è pericolosamente aperta a varie e soggettive interpretazioni che potrebbero criminalizzare non solo le legittime attività religiose, ma anche le altrettanto legittime azioni sociali (e umanitarie) fatte da organizzazioni basate su principi religiosi. 

Una donna cristiana, che dirige una fondazione umanitaria a favore degli orfani, mi ha chiesto se potrebbe essere accusata di violare questa nuova legge nel caso in cui tra i bambini di cui si occupa vi siano bambini non cristiani” ci ha detto un avvocato indiano. “Ora le persone ci penseranno due volte prima di aiutare i poveri e i bisognosi, per paura di essere accusati di un crimine a causa di questa legge”.

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Pakistan: altri casi di “blasfemia” costringono cristiani alla fuga

pakistan -carcere

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Un dottore cristiano, in prigione da mesi (e per la precisione dal 5 maggio 2008) con l’accusa di “blasfemia”, è stato assolto la scorsa settimana, mentre un altro cristiano e sua figlia sono in carcere con l’accusa di aver profanato il Corano ormai da oltre un mese. Il dott. Robin Sardar della provincia di Punjab (Pakistan) è stato rilasciato il 4 novembre dopo che la sua accusa di blasfemia contro il profeta Maometto era risultata infondata, secondo quanto dichiarato da Ezra Shujaab della All Pakistan Minorities Alliance (Alleanza delle Minoranze Pakistane).Per arrivare a questo risultato vi è stata una scrupolosa investigazione che ha portato a dichiarare innocente il dott. Sardar. Ma i problemi per quest’uomo e per la sua famiglia non sono finiti con la piena assoluzione. Infatti il dott. Sardar aveva subito delle minacce di morte da parte di un gruppo di abitanti musulmani della sua stessa cittadina, i quali non avevano esitato a dichiararlo morto se fosse stato assolto. Così dal momento dell’incarcerazione (circa sei mesi fa), la sua famiglia è stata costretta a sparire dalla circolazione, in fuga dalle bande di estremisti islamici che sembrano dettare legge in quel paese. Allo stesso modo, anche il dott. Sardar è stato costretto a scappare senza lasciare tracce dopo la sua scarcerazione.

Altri gruppi di estremisti, così com’è accaduto per Sardar e la sua famiglia, non hanno esitato ad imbracciare bastoni e taniche di kerosene, per attaccare la casa di Gulsher Masih, dopo che sua figlia era stata accusata di profanare il Corano, il 9 ottobre scorso nel villaggio di Tehsil Chak Jhumra. Ebbene lui e sua figlia (di 25 anni, il cui nome è Sandal Gulsher) sono in carcere dal 10 ottobre, mentre il resto della famiglia è stata costretta alla fuga. Inutile dire che queste accuse hanno un obiettivo preciso, quello di piegare la volontà dei cristiani e di farli “tornare all’Islam”.

fonte articolo www.porteaperteitalia.org

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Eritrea: un altro cristiano eritreo morto in carcere

Eritrea container

Eritrea container

Il famigerato campo militare Wi’a in Eritrea ha tolto la vita a un altro cristiano eritreo. A giugno di quest’anno Azib Simon (37 anni), cristiana evangelica in prigione per la sua fede in Dio, è morta dopo aver contratto la malaria in carcere e ora, per la stessa malattia e soprattutto a causa della mancanza di cure mediche, è morto anche Teklesenbet Gebreab Kiflom (36 anni). Kiflom era membro della Chiesa del Pieno Vangelo ed è stato arrestato un anno fa mentre partecipava a una riunione di preghiera.Secondo fonti locali è stato duramente maltrattato durante la sua prigionia. Non si conosce la data esatta della sua morte, si sa che è stato sepolto in gran segreto in qualche posto non definito a Wi’a. Per quanto si sa, Kiflom è figlio unico e lascia una madre di 88 anni.
La notizia della sua morte è arrivata assieme all’informazione che decine di cristiani eritrei sono stati arrestati. Una settimana fa sono stati catturati 65 evangelici, fra cui 14 donne, probabilmente denunciati da informatori del governo. Uno dopo l’altro sono stati presi dalle loro case o dai loro posti di lavoro e in seguito deportati. Secondo fonti locali, saranno trasferiti in un nuovo campo militare chiamato Mitire, nel nord-est dell’Eritrea.

Mitire è un vero e proprio campo di concentramento militare, costruito dal governo eritreo specificatamente per i “prigionieri religiosi”. Oltre 100 cristiani, detenuti per la loro fede in campi diversi, sarebbero già stati trasferiti a Mitire. Il luogo è famoso per il caldo estremo durante tutto l’anno.
L’Eritrea perseguita i cristiani sin dal maggio 2002: solo la Chiesa Ortodossa Eritrea, la Chiesa cattolica e la Chiesa luterana sono ancora permesse. Almeno 2.000 cristiani eritrei si trovano rinchiusi senza un’accusa ufficiale in prigioni locali o in campi militari come quello di Mitire. Alcuni sono stati rinchiusi in carceri sotterranei o in container con l’obiettivo di costringerli a rinnegare la loro fede. Porte Aperte è impegnata da anni nel denunciare questa situazione insostenibile nel corno d’Africa.

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Eritrea: i cristiani soffrono nelle prigioni

Eritrea - pescatori

Eritrea - pescatori

In Eritrea la situazione dei cristiani è grave.
Oggi vi parliamo di un evangelista in carcere addirittura dal 2006 a causa delle sue attività cristiane, un uomo che subisce un trattamento sempre più pesante, corredato da terribili minacce, come conseguenza dell’opera che sta svolgendo tra i detenuti. Alcune fonti dell’agenzia Compass ci fanno sapere che Teame Weldegebriel, questo il suo nome, è sul punto di cadere nella disperazione più profonda nel carcere Mai Sirwa Maximum Security Confinement.Dalla sua cella fa sapere: “Sembra che l’inferno sia sceso su di me. Per favore dite ai fratelli di continuare a pregare per me. Non sono sicuro che potrò rivederli”. La sua famiglia è molto preoccupata per la sua salute; hanno provato ripetutamente ad andarlo a trovare, ma la visita viene loro negata dai dirigenti del penitenziario.
 
In Eritrea oltre 2.000 cristiani sono in prigione per la loro fede, tra i quali vi è un fratello della Full Gospel Church incarcerato addirittura dal 2001 (il sito di Porte Aperte ne aveva già parlato in passato). L’ultima volta che sua moglie ha potuto vederlo risale a più di un anno fa, nel giugno del 2007. In luglio la donna, con i suoi bambini, è stata presa con la forza mentre tornava da un incontro di preghiera e imprigionata assieme ai figli in un container di metallo all’interno di un campo militare, per essere rilasciata poi il mese successivo.

La donna, che preferisce rimanere nell’anonimato per motivi di sicurezza, ha dichiarato: “Hanno arrestato me e i miei bambini mentre tornavo da un incontro di preghiera. Ricordo la terribile esperienza vissuta con i miei figli. Dopo tre settimane siamo stati rilasciati, mentre il resto dei 20 cristiani arrestati con me, sono rimasti in quelle celle di metallo”.

fonte articolo porte aperte italia

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Miracolo in tribunale

Salmo 103:2 – “Benedici, anima mia il Signore e non dimenticare nessuno dei suoi benefici” 

Il pastore Gambo Boka della Nigeria settentrionale è stato falsamente accusato di avere rapito sua cognata Lois Garba, che era fuggita per non essere costretta a sposare un musulmano. Il tribunale islamico lo ha condannato a tre anni di carcere. Mentre insieme ad altri cinque cristiani, falsamente accusati, veniva condotto in cella ha detto “Dio ha un piano in tutto questo.La mia anima è in pace.”

Fisicamente il pastore Gambo non stava bene. Perdeva peso e si indeboliva, ma la sua fede si rinvigoriva sempre di più. Condivideva il Vangelo a molti compagni di prigione quasi tutti musulmani. “Dio mi sta consolando in questo luogo terribile” ha detto”So che le Sue promesse sono veraci. Mi mostrerà la Sua gloria.”

Il tribunale islamico gli ha concesso trenta giorni per ricorrere in appello. Nel nord della Nigeria la sua possibilità di vincere una causa contro dei musulmani era quasi nulla. Ma mentre i membri della sua comunità stavano pregando per lui, Dio ha compiuto un miracolo. Gambo e gli altri cinque cristiani sono stati assolti da un giudice islamico per mancanza di prove. 

“Questa è la grazia di Dio”, ha commentato un membro della sua comunità. “Le nostre preghiere sono state esaudite e la mia fede è stata fortificata. Le promesse di Dio sono sublimi”. Il pastore Gambo e gli altri cinque cristiani hanno lasciato il tribunale cantando e ringraziando Dio per il Suo intervento.

fonte articolo porte aperte italia

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Cristiani sottoposti a pressioni per rinunciare alla loro fede

Laos -Villaggio

Laos -Villaggio

 

Un ufficiale delle forze dell’ordine della provincia di Champasak, Laos, ha affermato che l’arresto e la detenzione di Khambarn Kuakham e Phoun Koonlamit, entrambi convertiti al cristianesimo, altro non è che un “semplice caso di incomprensione” sulle libertà religiose in quel paese, secondo quanto ha riportato la Human Rights Watch for Lao Religious Freedom (HRWLRF).  Gli ufficiali della polizia locale assieme al capo del villaggio di Jick (distretto di Phonthong) hanno arrestato i due uomini accusandoli di credere nel Cristianesimo, una religione straniera, e li tengono in carcere ormai da svariati giorni.

Gli ufficiali hanno accusato Kuakham di aver violato i termini del suo contratto di lavoro di insegnante avendo contatti con i cristiani e convertendosi al cristianesimo: a causa di questo ha perduto il posto, che riacquisterà solo se rinuncia alla propria fede, in caso contrario gli hanno fatto sapere, andrà incontro ad una lunga detenzione.

In un altro villaggio, Boukham, tre cristiani rimangono detenuti a causa della loro fede in Cristo. Il Pastore Sompong Supatto, 32 , Boot Chanthaleuxay, 18, e Khamvan Chanthaleuxay, 18 sono stati ammanettati a polsi e caviglie e sbattuti in carcere dove permangono dallo scorso 3 agosto, accusati di essersi convertiti al cristianesimo. Tutti e tre soffrono moltissimo per le pessime condizioni della loro detenzione, ma in particolare i giovani Chanthaleuxay accusano problemi circolatori oltre a infezioni alle gambe.
Secondo le nostre fonti e i rapporti della Lao Movement for Human Rights (LMHR), la situazione dei cristiani in Laos peggiora progressivamente, con sempre nuovi e più frequenti casi di persecuzione nei confronti di coloro che scelgono la fede cristiana.

fonte articolo porte aperte italia 

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Iran: una coppia di cristiani minacciata, arrestata e torturata

 

 

Alcuni ufficiali della Polizia di Teheran hanno torturato una coppia di neo-convertiti, minacciandoli di affidare la loro figlia malata di quattro anni ad un istituto. I due erano stati arrestati per aver tenuto studi biblici e culti nella loro casa. Una fonte cristiana in Iran ha dichiarato che la ventottenne Tina Rad è stata accusata di “attività contro la sacra religione dell’Islam”, per aver letto la Bibbia a persone musulmane e quindi di aver cercato di convertirle nella sua casa, ad est di Teheran. Il marito, il trentunenne Makan Arya, è stato accusato di “attività contro la sicurezza nazionale”. Entrambi sono stati prelevati con la forza dalla loro abitazione, lasciando la figlia di 4 anni malata e incustodita, e sono stati rinchiusi in un carcere non ben identificato per 4 giorni, dal quale ne sono usciti contusi e pieni di lividi evidenti.

La cauzione richiesta per Tina Rad è stata di 30.000 dollari, mentre quella per il marito è stata di 20.000 dollari.

La donna è stata così minacciata da un ufficiale di Polizia: “La prossima volta sarete accusati di apostasia se non la smettete con il vostro Gesù”.

Vi ricordiamo che in Iran, secondo le rigide leggi islamiche, il musulmano che si converte dall’Islam ad un’altra religione può essere giustiziato.

 

fonte articolo porte aperte italia

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