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Venerdì 18 marzo 2016 alle ore 21.00 il missionario Claus Moller è presso la Chiesa Cristiana Gesù Fonte d’acqua Viva – Bologna – Via dell’Idraulico 13

Claus Moller

 

claus-moller

 

Venerdì 18 marzo 2016 ore 21.00 l’ evangelista  e missionario Claus Moller sarà  presso la Chiesa Cristiana Gesù Fonte d’acqua Viva – Bologna Via dell’Idraulico 13. Se ci sarai ti accorgerai che Gesù perdona, libera e guarisce oggi come 2000 anni fa.

Ti aspettiamo !!!!!!  

Ingresso solo gratuito. 

 

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Inaugurazione del Centro – Chiesa Cristiana Gesù Fonte d’Acqua Viva a Modena

Sabato 13 Ottobre 2012 Inaugurazione Del Nuovo Centro Chiesa Cristiana Gesù Fonte D’Acqua Viva – a Modena in Via G.Salvemini 21 41123 Modena Vi aspettiamo siete i benvenuti.

info:
info@gesutiama.com

www.gesutiama.com tel. 338.6573191

 

 

 

 

 

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Nigeria: la difficile ricerca di una normalità

Nigeria - Casa Distrutta

Nigeria - Casa Distrutta

fonte articolo www.porteaperteitalia.org

La situazione nel nord della Nigeria è difficile. Il confine tra stati in cui la maggioranza è cristiana e stati in cui la maggioranza è musulmana è labile, nel senso che, come ci insegnano i fatti di cronaca degli ultimi mesi, la tensione cresce ed esplode con incredibile facilità. Plateau, lo stato in cui si sono verificati scontri sanguinosi con centinaia di morti per le strade, rimane una zona potenzialmente esplosiva.Le notizie che ci giungono sono di relativa pace in questo momento, ma la tensione c’è, le due realtà religiose (musulmana e cristiana) vivono a stretto contatto specie in città come Jos, teatro di indicibili violenze solo un paio di mesi fa. Calata la polvere e analizzati quegli scontri con dati attendibili alla mano, sembra proprio che la serie di violenze a fine novembre 2008 (con sporadici incidenti anche nei mesi seguenti) siano state orchestrate e preparate a dovere in vista delle elezioni o, per meglio dire, del potenziale risultato negativo per la fazione musulmana a quelle elezioni amministrative: questa “premeditazione” preoccupa molto, perché significa che non si tratta di isolati casi di violenza, ma di un piano offensivo ai danni dei cristiani della zona (Jos in particolare) organizzato a dovere e con un movente preciso.

Abbiamo molte storie che ci vengono da questa peculiare parte dell’Africa, alcuni nostri collaboratori hanno già fatto visita a orfani, vedove, pastori e credenti in genere di quella zona, trovando una cappa di tensione e paura che le migliaia di lettere giunte tramite Porte Aperte hanno contribuito a dissolvere. Il problema rimane, molti cristiani sono stati uccisi, altri hanno subito violenze, varie chiese sono state danneggiate, il morale della Chiesa a Jos è basso, ma gli aiuti e gli incoraggiamenti che arrivano da più parti tramite Porte Aperte danno forza e coraggio ai nostri fratelli nigeriani.  “Quando hanno ucciso mio figlio, la cosa più difficile per me è stato consolare mia moglie. Ogni giorno la trovavo in casa che piangeva e chiedeva a Dio perché Lui avesse permesso una tragedia simile. Più provavo a consolarla, più lei piangeva. Mi sentivo depresso e inutile, non riuscivo ad aiutarla e quindi a volte mi mettevo accanto a lei a piangere. Quando cominciarono ad arrivarci queste lettere – si riferisce alle lettere scritte dai sostenitori di Porte Aperte – è stato come se Dio ci facesse visita. Il contenuto delle lettere è diventato una fonte di speranza e conforto, soprattutto per mia moglie. L’ho vista più volte leggere queste lettere con un sorriso nel volto. E’ un vero miracolo per noi”.
Sono le parole di un padre che ha perso il figlio durante gli scontri di novembre e ci spiegano la stato d’animo di molti di questi fratelli e sorelle nigeriani. Ma testimonianze coma la sua ce ne sono tante altre, molti sono preoccupati per la situazione attuale e per le pressioni della minoranza islamica che vuole a tutti i costi inserire la Sharia nella legge nazionale (cosa che è già riuscita in vari stati della Nigeria), un dramma per i cristiani, che verrebbero “legalmente perseguitati”.

http://bologna.annuncia.it/Annunci-gratuiti/3-Musica/Musicisti/54179/Carla-Rivi-e-Dj-Mr-Fox-musica-cristiana-live-e-gospel-house.html

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Indonesia: anni turbolenti e difficili per i cristiani

Indonesia chiesa distrutta

Indonesia chiesa distrutta

fonte articolo www.porteaperteitalia.org

Molte chiese in Indonesia sono state occupatissime in questo periodo con le funzioni relative alle festività; ma esiste anche un’altra realtà ed è quella delle chiese che hanno subito persecuzioni di varia natura e che quindi sono state chiuse o addirittura abbattute a causa di un crescente estremismo islamico nel più popoloso paese a maggioranza musulmana del mondo. E’ questo il caso della Chiesa Battista di Bekasi…E’ questo il caso della Chiesa Battista di Bekasi (Java Ovest), la quale il 21 novembre si è vista recapitare una richiesta ufficiale di cessazione di tutte le attività religiose e di ripristino della funzione commerciale precedente del locale adibito a chiesa, una doccia fredda per il leader della missione, Bagus Widyatmo. Ma come questa chiesa, altre 30 nel 2008 hanno avuto problemi simili, dalla revoca dei permessi alla chiusura forzata o, addirittura, alla demolizione coatta.

Una decade turbolenta
La chiusura delle chiese è spesso istigata dai fondamentalisti islamici della zona e portata a termine da compiacenti amministrazioni locali. Nei 63 anni di indipendenza di questa grande nazione che conta più di 238 milioni di abitanti, sono stati registrati almeno 1.140 incidenti a danni delle comunità Protestanti o Cattoliche, tuttavia il 60% di essi si sono verificati negli ultimi 10 anni, segno evidente dell’intensificarsi dell’intolleranza nei confronti dei cristiani.  Secondo il Presidente del Jakarta Christian Communication Forum, Theophilus Bela, da un punto di vista sociale l’ordine era più o meno mantenuto dal precedente presidente indonesiano, il discusso Haji Mohammad Suharto. Indubbiamente il presidente Suharto fu un dittatore che sfruttò il paese per i propri interessi, peraltro arricchendosi enormemente, ma durante la sua dittatura l’Indonesia visse una crescita economica notevole, poi, però, praticamente vanificata dalla crisi del 1997. L’ordine veniva mantenuto con l’uso estremo dell’esercito, un metodo pieno di contraddizioni e violenze insensate, con migliaia e migliaia di oppositori politici uccisi. Dopo la caduta di Suharto, la sicurezza interna ne ha inevitabilmente sofferto, come quasi sempre avviene quando cade un dittatore. Spesso di fronte agli incidenti contro i cristiani, le forze dell’ordine sono state a guardare. Dal 1998 al 2008, il fondamentalismo islamico è cresciuto in maniera notevole. “Le incertezze politico-sociali, le turbolenze economiche, la debolezza dello stato e la mancanza di ordine hanno causato la crescita del radicalismo islamico” afferma il Direttore dell’International Centre for Islam and Pluralism, Syafi’i Anwar. Di conseguenza, gli episodi di intolleranza nei confronti dei cristiani sono aumentati, specie nei confronti delle chiese prive di permesso.

Il permesso di culto per una chiesa: spesso una chimera
Per ottenere un permesso, una congregazione deve avere almeno 90 membri, più l’approvazione di almeno 60 vicini di fede diversa (visto che il paese è a stragrande maggioranza islamica, si tratta di vicini musulmani), un permesso dalle autorità locali e una raccomandazione da parte del FKUB, il locale comitato interfede. Se anche si riesce ad avere in mano tutti questi requisiti, la richiesta di permesso cozza contro l’indolenza governativa e la dilagante corruzione nelle amministrazioni, un ostacolo spesso insormontabile. Ci sono casi come quello della Chiesa Protestante di Batak, che pur avendo i requisiti sono costretti a spostare continuamente il luogo di culto, che viene sistematicamente chiuso per mancanza del permesso. In un caso a questa chiesa mancava la raccomandazione del FKUB semplicemente perché il FKUB stesso nella regione non aveva fondi per avere un ufficio e senza ufficio non poteva esistere e, quindi, non poteva emettere l’eventuale raccomandazione: un paradosso che offre un quadro preciso della situazione.
Solo tra il 1999 e il 2002, ben 200 chiese sono state rase al suolo nell’onda di intolleranza religiosa esplosa ad Ambon e Poso. Solo negli ultimi incidenti del 2008, circa 1.000 persone sono rimaste senza casa e 4 chiese sono state distrutte a Maluku, un villaggio a maggioranza cristiana attaccato da bande armate di integralisti islamici (l’ultimo attacco è avvenuto il 9 dicembre scorso, nella foto potete vedere i resti di una chiesa).

C’è chi come il succitato Presidente del Jakarta Christian Communication Forum, Theophilus Bela, spera che il 2009 sia un anno migliore, in virtù della migliore situazione economica del paese, ma altri, vista la crisi globale e la crescita planetaria del fondamentalismo islamico, non sono così positivi nelle loro previsioni.

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Bangladesh: monaci buddisti rapiscono un gruppo di cristiani

bangadlesh - donna con bambino

bangadlesh - donna con bambino

Fonte articolo www.porteperteitalia.org

Un gruppo di monaci buddisti tengono prigionieri in una pagoda 13 cristiani neo-convertiti, in un distretto montano del sud-est del Bangladesh, con l’obiettivo dichiarato di farli tornare forzatamente al Buddismo. L’aspetto che rende ancor più preoccupante questa faccenda è il fatto che l’amministrazione locale del sotto-distretto di Jorachuri (nel distretto di Rangamati, circa 300 km a sud-est di Dhaka), sta aiutando i monaci buddisti a tenere segregati i cristiani rapiti.Va ricordato che il Bangladesh non è di certo una nazione buddista; infatti per l’87% circa la popolazione è musulmana, per il 9% induista, per lo 0,7% buddista, per meno dell’1% sono cristiani, mentre il resto sono altre piccole minoranze. Un portavoce della Chiesa Cristiana Parbatta Adivasi (zona montana), a condizione di rimanere anonimo per motivi di sicurezza, ha parlato della terribile situazione che vivono i cristiani in queste zone. “I 13 cristiani sono imprigionati all’interno della pagoda dal 10 dicembre scorso e forzatamente viene loro intimato di diventare buddisti; vengono obbligati a eseguire tutti i rituali buddisti – è stato loro rasato il capo e devono indossare la caratteristica tonaca arancione” ci racconta il portavoce. I prigionieri sono tutti uomini, di età compresa tra i 28 e i 52 anni, e si sono convertiti al cristianesimo negli ultimi mesi.

Secondo le fonti locali, dietro queste azioni anti-cristiane ci sono persone con un nome e un volto conosciuti: due monaci buddisti, Pronoyon Chakma e Jianoprio Vikku, e due membri del consiglio locale, Vira Chakma e Rubichandra Chakma, assieme ad altri 9 leader buddisti. A quanto pare, questo rapimento potrebbe inserirsi in un piano più ampio di conversioni forzate e sembra proprio che l’obiettivo principale siano i cristiani della zona. Un leader cristiano ha affermato che i leader buddisti stanno cercando anche di intimare ai cristiani della zona di andarsene, sfrattandoli dalle loro case e dalle loro proprietà, dicendo loro che non possono vivere in un’area prevalentemente buddista. Le minacce, di fatto, sembrano funzionare, perché alcune famiglie sono sparite dalla circolazione.

Sempre secondo le fonti di Porte Aperte, il presidente della Mogdhan Union Council, Arun Kanti Chakma, ha avvertito i cristiani della zona che saranno ostacolati e picchiati se non ritorneranno al Buddismo, e se poi dovessero convertirsi nuovamente al Cristianesimo, saranno addirittura uccisi.
In un’altra zona montagnosa a Khaokhali, sempre vicino all’area di Jorachuri, a un gruppo di circa 50 neo-convertiti al Cristianesimo è stata tolta la libertà di comunicare con il resto del mondo: viene loro impedito di recarsi nella vicina cittadina di Rangamati e vivono una sorta di isolamento forzato. Vengono minacciati di fare la stessa fine dei 13 rapiti se non si riconvertiranno al Buddismo. Tutte queste persone non denunciano i soprusi alla polizia, per paura delle reazioni degli integralisti, convinti che la polizia non li proteggerà mai 24 ore su 24.

La cosa singolare è che l’opinione pubblica in generale (e in particolare quella italiana) ha un’idea del buddismo che richiama alla mente concetti come pace e tolleranza, mentre, senza voler generalizzare in maniera grossolana, la realtà in certe zone di questo pianeta è ben diversa. Per noi è importante far conoscere al mondo queste realtà: l’integralismo religioso – esattamente come altre forme di integralismo, nell’accezione più negativa del termine – svuota la fede di ogni senso e conduce l’uomo ai gesti più folli.

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Iraq: è stata rilasciata Asya (Maria) Mohammad

iraq antiche mura - Porta di Nergal -

iraq antiche mura - Porta di Nergal -

La giovane Asya (Maria) Mohammad è uscita di prigione lunedì 10 novembre scorso, dopo 2 anni di reclusione scontati per aver ucciso lo zio musulmano in un gesto di autodifesa. Ma ricordiamo insieme la sua storia. Il 9 giugno del 2006, Maria stava lavorando nel negozio di utensili da cucina del padre, vicino Dohuk, in Iraq, quando arrivò lo zio musulmano, assieme al nonno e al cugino. Lo zio di Maria, Sayeed, disse che voleva dare una lezione alle donne della loro famiglia per la disgrazia che stavano causando lavorando in pubblico. Ma in realtà la sua rabbia era rivolta a tutta la famiglia per il fatto di essere diventata cristiana. Il padre di Maria, Ahmad, si era convertito al cristianesimo nel periodo in cui aveva lavorato a Beirut, nel 1998. Ritornato in Iraq nel dicembre del 2002, iniziò a condividere la sua fede con la sua famiglia… e moglie, figlia e figlio decisero di battezzarsi nel 2003. Il nonno di Maria, un religioso musulmano, si era infuriato per la loro conversione. Sayeed, lo zio di Maria, aveva tentato per cinque volte di uccidere il fratello e gli aveva bruciato la casa. Il fatidico giorno del giugno del 2006 Sayeed puntò dritto alla famiglia di Ahmad, mentre quest’ultimo non si trovava in negozio. Sayeed iniziò a picchiare la madre di Maria e la ferì al volto con un coltello, prima che la donna riuscisse a fuggire. Poi si scagliò contro la quattordicenne Maria e il suo fratellino minore Chuli, e iniziò a picchiarli e a prenderli a calci. Nella lotta per cercare di svincolarsi dalla presa di Sayeed, mentre le strappava i capelli, Maria afferrò uno dei tanti coltelli da cucina e istintivamente colpì lo zio per auto difesa. Il coltello gli trafisse il cuore, uccidendolo quasi all’istante. I nonni chiesero la pena di morte e addirittura misero su di lei una taglia di $50,000. I suoi genitori e i fratelli sono stati costretti a nascondersi per un periodo, mentre suo padre non può ancora tornare ad abitare a casa per le minacce di morte che ha ricevuto. Alla fine la sentenza del tribunale stabilì 5 anni di reclusione, in un carcere minorile, riconoscendo evidentemente le attenuanti della legittima difesa e della giovane età.

 

Due giorni dopo essere uscita di prigione, Porte Aperte l’ha intervistata telefonicamente, trovandola profondamente felice e grata per le tante cartoline ricevute mentre era in carcere. Dall’intervista emerge la fede rinnovata e rafforzata di questa ragazza, che nell’affrontare la durissima vita della prigione non ha mai dimenticato l’amore di Dio. “La mia speranza è in Gesù” risponde sorridendo ad una domanda del nostro intervistatore (tradotta dal padre, felicissimo di riavere la figlia in famiglia). Dentro il carcere Maria ha avuto anche modo di studiare e di questo è grata a Dio. Nei saluti finali, ha ribadito fortemente la gratitudine verso tutti coloro che le hanno scritto, persone, fratelli, sorelle, giovani e vecchi, chiese e gruppi, un aiuto che l’ha sostenuta nei due lunghissimi anni di reclusione.

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