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La lotta senza fine per chi diventa cristiano in Egitto

cristiani perseguitati

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Mohammed Ahmed Hegazy è forse il più famoso cristiano in Egitto, costretto a vivere per questa sua scelta di fede in perenne fuga. Nato nel paese delle piramidi 25 anni fa e vissuto per gran parte della sua vita secondo i dettami del mondo musulmano, dopo la sua conversione dall’Islam al Cristianesimo ha cercato di fare qualcosa che nessuno aveva mai osato fare fino a quel momento: certificare il suo cambio di fede con apposita dicitura inserita nella sua carta di identità.Per questa particolare scelta, il suo volto è diventato famoso, immortalato su canali TV e giornali di vario genere, elemento questo che ha letteralmente sconvolto la sua vita: il fatto di essere riconoscibile ovunque, l’ha trasformato in un bersaglio vivente per i fondamentalisti islamici che, naturalmente, lo vogliono morto, ai quali si aggiungono anche alcuni membri della sua stessa famiglia.

Sono passati circa 8 mesi da quando una corte egiziana ha emesso un verdetto sul suo caso con una sentenza che sancisce di fatto la persecuzione contro i cristiani neoconvertiti: un musulmano che lascia l’Islam viola le leggi islamiche. Le leggi islamiche, naturalmente, permettono la conversione all’Islam, mentre bandiscono il fenomeno inverso. Dal momento della sentenza, Hegazy è stato costretto a fuggire e a spostarsi di città per 5 volte, con moglie e figlia al seguito, a causa delle minacce da parte dei fondamentalisti.

Hegazy fa sapere al mondo che la sua vita è in costante pericolo, come peraltro quella di ogni cristiano in un paese, l’Egitto, da tempo meta turistica di migliaia di italiani (e non solo naturalmente).  Nell’immaginario collettivo del popolo italiano, questo paese, infatti, risulta essere mite e ben poco collegato all’ondata persecutoria a cui sono sottoposti i cristiani in altri paesi musulmani. In realtà, l’Egitto nasconde questo lato oscuro, di cui Porte Aperte vi ha parlato in diverse occasioni. 

Hegazy e la sua famiglia, spossati dalla persecuzione, vorrebbero fuggire dal paese, ma il loro problema è quello di molti altri neoconvertiti perseguitati, ovvero la mancanza del passaporto; per richiederlo infatti sarebbero costretti a ritornare nella loro città natale, dove ovviamente non riceverebbero un caldo benvenuto, anzi potrebbero andare incontro a un destino di morte. Hegazy vive una vita in fuga e in un incontro segreto avvenuto il mese scorso con inviati di Compass Direct News, ha affermato che la sua situazione è simile a quella di molti altri cristiani, perseguitati dallo Stato e dalla loro famiglia, perché la costituzione egiziana è basata sulla sharia (legge islamica).

La famiglia Hegazy attende in segreto la fine del calvario giudiziario, informata sugli sviluppi dal loro avvocato; Mohammed Ahmed non esita ad affermare che il clamore mediatico del loro caso ha scosso l’opinione pubblica e che forse potrà servire a fare qualche passo in avanti verso cambiamenti che i “credenti nascosti” attendono con ansia.

fonte articolo porte aperte italia

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Algeria: il procuratore chiede 2 anni di prigione per musulmani convertiti al cristianesimo

Il 27 maggio scorso, il procuratore di uno Stato dell’Algeria ha chiesto una sentenza di 2 anni di reclusione e un’ingente multa per 6 musulmani convertiti al cristianesimo, in uno dei due processi contro cristiani che hanno catalizzato l’attenzione dello Stato africano la scorsa settimana. La stessa corte di Tiaret City ha rinviato il verdetto di una donna cristiana – per la quale erano stati richiesti 3 anni di prigione – accusata di “praticare riti di una religione diversa dall’Islam senza una licenza”. Sotto un’attenta valutazione da parte di osservatori internazionali ed algerini, il caso di  Habiba Kouider ha guadagnato notorietà la scorsa settimana quando i giornali algerini hanno riportato che la corte ufficiale di Tiaret ha beffeggiato la donna cristiana per la sua conversione e ha esercitato su di lei forti pressioni affinché tornasse all’Islam.

Al processo dei 6 cristiani, invece, il procuratore ha richiesto, come si diceva, 2 anni di prigione e 500.000 dinar (circa 8.145 dollari) di multa. Inizialmente gli uomini erano accusati di “distribuire documenti che turbavano la fede dei musulmani”.

Da quando questi casi stanno attirando l’opinione pubblica, un certo numero di giornali ha criticato apertamente l’accanimento anti-cristiano del governo.

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