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Evoluzione? No Grazie – Mercoledì 9 Gennaio 2013 ore 21:00 a Modena Via Salvemini 21

Evoluzione? No Grazie mercoledì 9 Gennaio 2013

Evoluzione? No Grazie mercoledì 9 Gennaio 2013

Mercoledì 9 Gennaio 2013 alle ore 21:00 presso la Chiesa Cristiana Gesù Fonte di Acqua Viva di Modena
“EVOLUZIONE? NO GRAZIE” sei il benvenuto

info 338 6573191 info@gesutiama.com – www.gesutiama.com

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Iraq: è stata rilasciata Asya (Maria) Mohammad

iraq antiche mura - Porta di Nergal -

iraq antiche mura - Porta di Nergal -

La giovane Asya (Maria) Mohammad è uscita di prigione lunedì 10 novembre scorso, dopo 2 anni di reclusione scontati per aver ucciso lo zio musulmano in un gesto di autodifesa. Ma ricordiamo insieme la sua storia. Il 9 giugno del 2006, Maria stava lavorando nel negozio di utensili da cucina del padre, vicino Dohuk, in Iraq, quando arrivò lo zio musulmano, assieme al nonno e al cugino. Lo zio di Maria, Sayeed, disse che voleva dare una lezione alle donne della loro famiglia per la disgrazia che stavano causando lavorando in pubblico. Ma in realtà la sua rabbia era rivolta a tutta la famiglia per il fatto di essere diventata cristiana. Il padre di Maria, Ahmad, si era convertito al cristianesimo nel periodo in cui aveva lavorato a Beirut, nel 1998. Ritornato in Iraq nel dicembre del 2002, iniziò a condividere la sua fede con la sua famiglia… e moglie, figlia e figlio decisero di battezzarsi nel 2003. Il nonno di Maria, un religioso musulmano, si era infuriato per la loro conversione. Sayeed, lo zio di Maria, aveva tentato per cinque volte di uccidere il fratello e gli aveva bruciato la casa. Il fatidico giorno del giugno del 2006 Sayeed puntò dritto alla famiglia di Ahmad, mentre quest’ultimo non si trovava in negozio. Sayeed iniziò a picchiare la madre di Maria e la ferì al volto con un coltello, prima che la donna riuscisse a fuggire. Poi si scagliò contro la quattordicenne Maria e il suo fratellino minore Chuli, e iniziò a picchiarli e a prenderli a calci. Nella lotta per cercare di svincolarsi dalla presa di Sayeed, mentre le strappava i capelli, Maria afferrò uno dei tanti coltelli da cucina e istintivamente colpì lo zio per auto difesa. Il coltello gli trafisse il cuore, uccidendolo quasi all’istante. I nonni chiesero la pena di morte e addirittura misero su di lei una taglia di $50,000. I suoi genitori e i fratelli sono stati costretti a nascondersi per un periodo, mentre suo padre non può ancora tornare ad abitare a casa per le minacce di morte che ha ricevuto. Alla fine la sentenza del tribunale stabilì 5 anni di reclusione, in un carcere minorile, riconoscendo evidentemente le attenuanti della legittima difesa e della giovane età.

 

Due giorni dopo essere uscita di prigione, Porte Aperte l’ha intervistata telefonicamente, trovandola profondamente felice e grata per le tante cartoline ricevute mentre era in carcere. Dall’intervista emerge la fede rinnovata e rafforzata di questa ragazza, che nell’affrontare la durissima vita della prigione non ha mai dimenticato l’amore di Dio. “La mia speranza è in Gesù” risponde sorridendo ad una domanda del nostro intervistatore (tradotta dal padre, felicissimo di riavere la figlia in famiglia). Dentro il carcere Maria ha avuto anche modo di studiare e di questo è grata a Dio. Nei saluti finali, ha ribadito fortemente la gratitudine verso tutti coloro che le hanno scritto, persone, fratelli, sorelle, giovani e vecchi, chiese e gruppi, un aiuto che l’ha sostenuta nei due lunghissimi anni di reclusione.

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Cristiani sottoposti a pressioni per rinunciare alla loro fede

Laos -Villaggio

Laos -Villaggio

 

Un ufficiale delle forze dell’ordine della provincia di Champasak, Laos, ha affermato che l’arresto e la detenzione di Khambarn Kuakham e Phoun Koonlamit, entrambi convertiti al cristianesimo, altro non è che un “semplice caso di incomprensione” sulle libertà religiose in quel paese, secondo quanto ha riportato la Human Rights Watch for Lao Religious Freedom (HRWLRF).  Gli ufficiali della polizia locale assieme al capo del villaggio di Jick (distretto di Phonthong) hanno arrestato i due uomini accusandoli di credere nel Cristianesimo, una religione straniera, e li tengono in carcere ormai da svariati giorni.

Gli ufficiali hanno accusato Kuakham di aver violato i termini del suo contratto di lavoro di insegnante avendo contatti con i cristiani e convertendosi al cristianesimo: a causa di questo ha perduto il posto, che riacquisterà solo se rinuncia alla propria fede, in caso contrario gli hanno fatto sapere, andrà incontro ad una lunga detenzione.

In un altro villaggio, Boukham, tre cristiani rimangono detenuti a causa della loro fede in Cristo. Il Pastore Sompong Supatto, 32 , Boot Chanthaleuxay, 18, e Khamvan Chanthaleuxay, 18 sono stati ammanettati a polsi e caviglie e sbattuti in carcere dove permangono dallo scorso 3 agosto, accusati di essersi convertiti al cristianesimo. Tutti e tre soffrono moltissimo per le pessime condizioni della loro detenzione, ma in particolare i giovani Chanthaleuxay accusano problemi circolatori oltre a infezioni alle gambe.
Secondo le nostre fonti e i rapporti della Lao Movement for Human Rights (LMHR), la situazione dei cristiani in Laos peggiora progressivamente, con sempre nuovi e più frequenti casi di persecuzione nei confronti di coloro che scelgono la fede cristiana.

fonte articolo porte aperte italia 

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Juan Luis Guerra e la Musica Cristiana

Juan Luis Guerra  è un cantante e musicista dominicano. E’ annoverato tra i principali rappresentanti della musica dei Caraibi. vincitore di numerosissimi Latin Grammy Award, nel 2004 fa uscire un’album che s’intitola “Para Ti” dove tratta l’argomento della sua conversione al Cristianesimo con canzoni che riflettono il suo nuovo stato d’animo ringraziando Dio per tutto quello che ha ricevuto da Lui,questo album vende 500.000 copie e merita il Grammy Latino come migliore album cristiano.

La canzone di questo video si chiama La Avispas e fa parte del cd “Para Ti”

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Iran: Coppia di cristiani uccisi dalla polizia segreta iraniana

Iran

Iran

All’incirca un paio di settimane fa, la polizia segreta iraniana ha fatto irruzione nella casa di Abbas Amiri a Malek Shahr (poco fuori la città di Isfahan), un anziano cristiano che, assieme alla moglie Sakineh Rahnama, stavano svolgendo un culto con una quindicina di credenti.

 La polizia segreta ha fatto irruzione nell’abitazione di Amiri, pestando brutalmente i presenti e arrestando 7 uomini, 6 donne e 2 minori. A causa delle ferite riportate nel pestaggio, Amiri è morto in ospedale il 30 luglio scorso; la moglie Rahnama, dopo soli 3 giorni, è venuta a mancare per le stesse cause, alle quali va aggiunto lo stress causato dallo shock per la perdita del marito.

Secondo quanto riportato dal Farsi Christian News Network (FCNN), le violenze dell’irruzione sono aumentate quando i poliziotti hanno scoperto che Amiri era un ex-musulmano, che aveva preso parte al pellegrinaggio alla Mecca (uno dei 5 pilastri della religione dell’Islam) e che aveva addirittura combattuto nella guerra Iran-Iraq. La sua conversione al cristianesimo è stata dunque considerata dai poliziotti un affronto ancora più grande, da cui è scaturita la ferocia del pestaggio.

Le altre persone presenti sono state picchiate e arrestate, compresa la figlia di Amiri e due minorenni.Dopo la morte di Rahnama e il funerale del marito avvenuto il 31 luglio nella sua città natale, Masjid-Soleiman, la polizia segreta ha messo sotto sorveglianza la loro casa, intimando alla famiglia di non svolgere nessuna funzione funebre per la povera donna e di abbandonare la città immediatamente. Secondo quanto riportato sempre da FCNN, anche il figlio è stato malmenato dalla polizia. Cresce l’ondata di intolleranza nei confronti dei cristiani in Iran, mentre il fondamentalismo islamico mette sempre più profonde radici nella società e, cosa ancor più grave, nel sistema legislativo iraniano. Da febbraio è pendente in Parlamento un’interpellanza che chiede l’inserimento nel codice penale della pena capitale per chi abbandona la fede islamica. Attualmente “l’apostasia” è un crimine punito con un certo margine di discrezionalità dai giudici iraniani.

fonte articolo porte aperte italia

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Corea del Nord – Infiltrati del governo per ‘stanare’ i cristiani

pyongyang via del centro

pyongyang via del centro

In un’intervista realizzata dalla Commissione USA sulla libertà religiosa internazionale (U.S. Commission on International Religious Freedom, USCIRF), sei tra poliziotti ed agenti di sicurezza hanno ammesso di essere stati specificatamente formati ed istruiti dai loro superiori per infiltrarsi, fingendosi cristiani, nelle riunioni di preghiera di fratelli nord coreani, al fine di incriminare, arrestare e, a volte, giustiziare i credenti in Corea del Nord. L’obiettivo dichiarato è quello di scovare i piccoli gruppi cristiani ed eliminarli.

Gli agenti intervistati hanno anche spiegato che il Governo Nord Coreano considera la religione, ed in particolare il Cristianesimo, un attentato alla sicurezza nazionale. Perciò il governo forma agenti specificatamente dedicati ad “arginare” la diffusione della fede cristiana, preparandoli a creare finte riunioni di preghiera, dando loro basi teologiche ed infiltrandoli nelle chiese in Cina. Hanno fatto sapere che le detenzioni e gli interrogatori di cristiani sono continui, dato che il Governo crede che i missionari sud coreani siano un pericolo per la stabilità dello Stato.

fonte articolo porte aperte italia

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Giordania: si converte al Cristianesimo ed è costretto a lasciare il paese con la famiglia

Lo scorso aprile, la Corte del Nord di Amman ha reso nullo il matrimonio di Mohammad Abbad, processato per apostasia per aver abbandonato l’Islam: ma questo è solo un atto della crescente persecuzione contro un uomo reo soltanto di essersi convertito al cristianesimo.

Il 23 marzo scorso l’intera famiglia Abbad è stata vittima di un’aggressione da parte dei familiari di un altro neoconvertito al cristianesimo; il quarantenne Mohammad Abbad ha riportato ferite alla testa, al petto e a un occhio, come si legge dal referto medico rilasciato dall’Ospedale dell’Università Giordana, oltre che danni materiali alla propria abitazione. Rivoltosi alla stazione di polizia vicina per denunciare il fatto, Mohammad ha trovato negli stessi uffici suo padre intento a chiedere la custodia dei suoi due giovani figli (un bambino e una bambina rispettivamente di 10 e 11 anni). La corte, per mano del giudice Faysal Khreisat, ha chiesto alla vittima dell’aggressione di rinnegare la propria conversione e di tornare all’Islam, ma Abbad è rimasto fermo nella propria decisione per Cristo. A fronte di questo diniego, il giudice ha sentenziato una settimana di carcere nella prigione di Amman; il legale ha consigliato ad Abbad di abbandonare il paese, in quanto non vi è alcuna speranza di vincere la causa in questione, peraltro con il rischio elevatissimo di perdere la custodia dei bambini.

Il secondo atto di questa aggressione al giovane cristiano è appunto la sentenza di annullamento del matrimonio, giustificata dallo stesso giudice nel seguente modo: “Il matrimonio dipende dal credo, e l’apostata non ha un credo”. Il codice penale giordano, però, non prevede il reato di apostasia, mentre la carta costituzionale giordana prevede la libertà di religione.
Ma l’Islam, la religione ufficiale giordana, proibisce la conversione ad un’altra fede. La Sharia, la legge islamica che regola la legge sulla famiglia, ha condannato alcuni neoconvertiti per apostasia, spogliandoli di ogni diritto legalmente riconosciuto dalla stessa nazione in cui vivono.
Mohammad Abbad, sua moglie e i suoi due figli sono stati costretti a fuggire dal loro paese, la Giordania, e a riparare in un paese europeo , dove hanno trovato asilo politico.

da porte aperte italia notizie dal mondo sui cristiani perseguitati

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