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Pakistan, vietato scrivere “Gesù Cristo” in un sms

Pakistan, vietato scrivere "Gesù Cristo" in un sms


Articolo di: Porte Aperte Italia.org

Qualche giorno fa, l’Autorità delle Telecomunicazioni del Pakistan ha ordinato alle società di telefonia mobile del paese di bloccare gli sms che contengono alcune parole ritenute volgari, oscene o nocive al senso del pudore e ha fornito una dettagliata lista di 1600 termini deprecabili tra cui troviamo le parole Gesù Cristo. Il Pakistan è un paese profondamente islamico, in cui i cristiani, come sapete, sono oggetto di discriminazione e persecuzione anche brutale, ma è comunque pazzesco pensare che addirittura le autorità abbiano accostato Gesù a termini osceni, pornografici e violenti. Eppure la percezione di sempre più musulmani devoti in Pakistan è proprio questa: i cristiani sono un insulto, così come è una vergogna per il paese il loro Salvatore Gesù.

Tale provvedimento ha scatenato la reazione delle Chiese cristiane e delle organizzazioni per i diritti umani, pronte a inondare i tribunali di ricorsi; a ciò si è aggiunta la valanga di lamentele degli operatori telefonici e della popolazione stessa che fa larghissimo uso di telefonini e non vuole essere censurata persino negli sms. Ecco dunque che arriva puntuale la marcia indietro delle autorità: la censura è ritirata, anzi forse solo ridimensionata a una dozzina di parole, tra le quali si spera non vi sia ancora il nome di Gesù. Il punto è che questo paese cede visibilmente sotto la pressione dell’islamismo radicale e degli attentati dei talebani legati ad Al Qaida, mostrandosi dunque incapace di arginare questa avanzata intollerante e violenta. I cristiani patiscono sempre di più questa virata islamico-radicale del paese (ricordiamo che sono stati uccisi il ministro cristiano cattolico Batthi e il governatore Taseer, entrambi impegnati per abolire la legge contro la blasfemia, arma legale usata contro i cristiani).

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Calciatori Cristiani – Rubinho portiere del Torino: «per vincere paro e prego»

Rubinho Portiere del Torino Atleta di Cristo


Fonte articolo http://www.evangelici.net

Rubinho, dopo aver parato il rigore a Sansovini, sabato, lei ha parlato al cielo…
«Certo. Ho ringraziato Dio per quel momento. Solo lui sa quanto ho sofferto negli ultimi mesi e dopo quella parata gli ho detto grazie».

Lei è molto religioso.
«Sì, sono cristiano-evangelico, sono un Atleta di Cristo».

Come Kaká, Cavani, Legrottaglie. E Felipe Melo: è suo amico?
«Per la verità non lo conosco. Le nostre mogli hanno in comune un’amica e so che stanno organizzando un incontro per vederci e scambiare quattro chiacchiere».

Felipe Melo sembra più brasiliano di lei.
«Lui è carioca, quindi più allegro, più espansivo. Io sono paulista, più riservato e riflessivo».

Siete gli opposti, insomma.
«In senso buono, detto con ri­spetto, in Brasile noi siamo quelli che lavorano di più, però Felipe mi sembra migliorato tantissimo dopo la sua esperienza in Europa. Da noi in Brasile si dice: se sei a Roma devi essere romano. E allora se sono a Torino mi devo adattare alla mentalità torinese, cer­cando di fare bene il mio lavo­ro e di avere sempre il giusto equilibrio nella vita privata».

Ci aiuti a capire la vostra confessione.
«Per noi Gesù è stato ed è il nostro unico salvatore. Noi non crediamo ai Santi e ai simboli della Chiesa cattolica, ma solo al [Nuovo e] Vecchio Testamento [la Bibbia, ndr]».

Quindi niente Messe?
«No, i nostri sono Culti. Ed è lì che è cambiata la mia vita».

Come?
«Io non conoscevo Gesù. L’ho incontrato un pomeriggio a casa di mio fratello, in uno dei periodi più delicati della mia esistenza».

Ci racconti, se le fa piacere.
«Io stavo per sposarmi con la ragazza che oggi è mia moglie, Karina, ma i miei genitori non presero tanto bene quella notizia. Vivevo ancora in casa, passai tre o quattro mesi in cui più di una volta rischiai di esplodere. In quel famoso pomeriggio andai a casa di Zé Elias, mio fratello, per vedere i nipotini e lì partecipai con Karina a una riunione, un Culto come diciamo [anche] in Brasile, per ringraziare Gesù. Mio fratello ci disse: aprite il vostro cuore e Gesù risolverà i vostri problemi».

E andò proprio così?
«Non subito, ovviamente. Ma nel giro di due mesi l’atteggiamento dei miei genitori cambiò. Oggi, quando chiamo casa, mia mamma sta cinque minuti al telefono con me, poi parla per un’ora con Karina e con nostro figlio Felipe. E mio padre, quando mi cerca, chiama sul telefono di mia moglie: tanto siamo sempre insieme, quando non lavoro».

Che differenza c’è tra Rubinho prima dell’incontro con Gesù e quello di oggi?
«Come il giorno e la notte, e il giorno è oggi. Prima ero nervoso, cattivello, se c’era mezza rissa subito ci entravo. Ascoltavo rock durissimo, la musica metallica. Non avete idea di quante settimane mi sono allenato con le giovanili, per punizione dopo una brutta entrata in allenamento. Oggi sono tranquillo, in macchina ascolto gli Hillsong United e le Christian band e prima delle partite prego perché nessuno si faccia male».

E come si pone al cospetto di chi bestemmia?
«Io non lo concepisco, ma devo sopportare. Non dico niente perché io non sono nessuno, e comunque a giudicare c’è chi è più grande di noi. Non è solo un problema del calcio, lo sento nella vita di tutti i giorni: e allora credo che anche le campagne contro la bestemmia, viste queste cattive abitudini, sarebbero inutili qui in Italia».

L’intervista completa è su Tuttosport

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Maldive: in paradiso non vi è libertà di culto

Maldive Mare


fonte articolo http://www.porteaperteitalia.org

Assieme all’Arabia Saudita, le Maldive sono l’unica nazione che dichiara una popolazione al 100% musulmana. I quasi 350.000 abitanti delle oltre 1.190 isole coralline dell’arcipelago delle Maldive sono tutti sunniti. O almeno queste sono le stime dichiarate dal governo. Di fatto vi sono circa 70.000 lavoratori espatriati che dichiarano una religione diversa da quella musulmana (tra cui anche il cristianesimo). Inoltre circa 60.000 turisti l’anno, per lo più europei e con una grossa fetta di italiani, visita queste isole per godere del mare azzurro, delle spiagge da cartolina e del lussuoso relax che offrono le circa 45 isole trasformate in villaggi turistici. Di rado i turisti visitano le altre isole, dove invece vive la popolazione locale; tuttavia un contatto con la vera realtà locale (e non quella fittizia dei resort) si ha nella capitale Malé, l’isola dove effettivamente i turisti e i maldiviani possono incontrarsi.
Va detto che nel paese non esiste libertà di culto; nel 2008 un emendamento costituzionale ha negato ai non musulmani di poter ottenere la cittadinanza maldiviana. Dunque, mentre i maldiviani non hanno la libertà di convertirsi a un’altra religione (e quindi di allontanarsi dall’islam) o di diventare apertamente atei, gli stranieri possono praticare la loro fede solo privatamente. Negli anni molti cristiani emigrati, una volta tornati in patria, sono stati arrestati per aver partecipato a una riunione privata oppure si sono visti negare il visto di rimpatrio per mesi o addirittura anni, in quanto ritenuti “connessi con agenzie missionarie straniere”. Vi sono stime tuttavia che parlano di una presenza di cristiani locali, naturalmente costretti a vivere la loro fede nel segreto. La delazione da parte di vicini e conoscenti è sempre in agguato, perciò nessuno osa manifestare pubblicamente il benché minimo dubbio sull’islam.

A quanto pare, gli inglesi, che colonizzarono queste isole nel XIX secolo, tradussero la Bibbia in lingua locale (il Dhivehi) e la resero disponibile sino al 1965, anno di indipendenza della Repubblica delle Maldive. Oggi, nessuno sa come, quelle Bibbie sono misteriosamente “sparite”. In ogni caso secondo i governanti, il tema della libertà religiosa è insignificante, totalmente irrilevante, poiché – sempre secondo loro – nessun maldiviano desidera avere questa libertà.

La popolarità del nuovo presidente Nasheed è in forte calo, nonostante i riconoscimenti nell’ambito della protezione ambientale, di fatto sembra seguire le orme del suo predecessore, il dittatore Gayoom. Intanto la pressione dell’estremismo islamico si fa sentire, un male che può contaminare in breve tempo tutte le strutture del potere affondando le isole delle Maldive molto più in fretta del riscaldamento globale.

Non vi è dunque libertà di culto all’orizzonte per questo “paradiso terrestre”.

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Il Concerto di “Natale” a Campogalliano (Mo) 13/12/2009


La riscoperta del Natale Cristiano Attraverso la Musica Cristiana “Il Concerto di Natale” 13/12/2009 ore 17:00 a Campogalliano Modena presso la Discoteca La Montognala – Benedizioni nel nome di Gesù
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Iran: IL GOVERNO AMMETTE I BROGLI!

Iran Scontri

Iran Scontri

 

fonte artricolo www.porteaperteitalia.org

Il governo iraniano non sa più come arginare l’onda di malcontento e insofferenza del popolo iraniano, un’onda che si sta trasformando in uno tsunami di proporzioni difficilmente calcolabili. Il numero di morti cresce (certi che non avremo mai le cifre ufficiali), gli arresti a tappeto anche (coinvolgono persino i parenti degli oppositori politici e dei manifestanti), gli interrogatori e le cariche della polizia si fanno sempre più pesanti, il governo opprime il proprio popolo e ammonisce gli altri stati come un dittatore folle in preda al panico. Gli articoli che si leggono nei principali quotidiani mondiali parlano di un Iran in subbuglio, milioni di manifestanti, pronti a morire per cambiare le cose, una vera e propria rivoluzione che il governo cerca ostinatamente di sopprimere nel sangue e nella paura, tentando invano di restringere il flusso di informazioni cacciando la stampa internazionale e minacciando la gente comune: ma i telefonini continuano a fotografare e a riprendere e se determinati siti vengono oscurati, i giovani ne usano altri, rendendo pubblici i soprusi e le violenze delle forze dell’ordine.

Tra i più sconvolgenti è il video di Neda, una giovane manifestante uccisa da un colpo sparato dalla polizia, immagini devastanti che insieme a tutte le altre ci danno una dimensione del disastroso piano di soppressione e del vero volto del governo iraniano.

La dirompente notizia di oggi è l’ammissione da parte del Consiglio dei Guardiani di brogli elettorali addirittura in 50 distretti, ma vista la politica di alterazione della verità attuata fino ad ora, c’è da aspettarsi che si tratti della punta di un icerberg. Dal Corriere della Sera: “Il portavoce del Consiglio dei Guardiani ha però ammesso che in 50 distretti (su un totale di 366 nel Paese) hanno votato più persone rispetto a quelle iscritte nelle liste elettorali e che risultano 3 milioni di voti in più: un numero che comunque, secondo i Guardiani, non può portare a un cambiamento sostanziale dei risultati”.

E’ sempre notizia di oggi l’arresto di un giornalista canadese del Newsweek, quindi la questione acquisisce sempre più una dimensione internazionale, mentre la TV di stato iraniana ridimensiona e fa controinformazione. In tutto questo vi portiamo anche delle notizie sulla comunità cristiana iraniana. Generalmente, secondo gli osservatori, i cristiani hanno votato contro Ahmadinejad (fautore di una più attiva persecuzione nei loro confronti) e a favore di Mousavi, candidato più moderato, oggi perseguitato lui e la sua famiglia tra incarceramenti e pressioni di ogni tipo (ha comunque dichiarato di essere pronto a morire per far cadere questa tirannia…).

A quanto pare i giovani cristiani nelle città sono scesi in piazza per manifestare contro il governo e attraverso i mezzi di comunicazione più moderni (da facebook a youtube e internet in generale) stanno palesando la loro richiesta di elezioni giuste e libere. C’è da dire, però, che semmai divenisse presidente Mousavi al posto di Ahmadinejad, non ci sono garanzie che le cose migliorerebbero, poiché va ricordato che Mousavi è uno dei 4 candidati approvati dal Consiglio dei Guardiani, quindi ha ottenuto il benestare dai leader religiosi ed è stato approvato dal presente sistema islamico. Questi tumulti, però, rappresentano un avvertimento molto serio che chiunque dovrà tenere in considerazione, sia Mousavi che Ahmadinejad.

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Born Again by Third Day & Lacey Mosley

Oggi parliamo di Lacey Mosley cantante leader di una band texana i Flyleaf. Dopo una vita di peripezie abbandoni soprusi, tra cui anche l’esperienza con la droga,andò a vivere con la nonna che la costrinse ad andare in chiesa, Lacey Mosley qui ha vissuto qualcosa di soprannaturale che la ha portata a Dio. A rinascere di nuovo in Cristo Gesù. “La mia vita è cambiata totalmente.” e ora do Gloria al Re dei Re con la musica Born Again (Nuova Nascita) in collaborazione con i Third Day ne è una conferma. Bless in The Name of Jesus

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Saggio di Danza del Ventre – con la scuola di Shahla Karimi

Esdra 1:1-2 Nel primo anno di Ciro, re di Persia, affinché si adempisse la parola del SIGNORE pronunziata per bocca di Geremia, il SIGNORE destò lo spirito di Ciro, re di Persia, il quale a voce e per iscritto fece proclamare per tutto il suo regno questo editto: «Così dice Ciro, re di Persia: “Il SIGNORE, Dio dei cieli, mi ha dato tutti i regni della terra, ed egli mi ha comandato di costruirgli una casa a Gerusalemme, che si trova in Giuda.

Anche in Shahla,persiana, Il Signore ha destato lo Spirito. Continua ad insegnare danza del ventre ma parla di Gesù Vivo alle sue allieve. Lo spettacolo è veramente carino

Danza%20del%20Ventre%20Shahala

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