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Egitto: “Non esiste l’Islam moderato” – dossier

Egitto - Piramidi

Egitto - Piramidi

Fonte articolo www.porteaperteitalia.org

Non esiste l’Islam moderato. E’ una menzogna che circola solo in Occidente. Ma chi conosce l’Islam, chi ha studiato il Corano ed è nato in una famiglia musulmana, sa che non esiste un Islam moderato, perché i suoi insegnamenti sono aggressivi e violenti”, con queste parole un ex-musulmano egiziano ha risposto alla domanda di un giornalista, che gli chiedeva la proporzione tra Islam moderato e Islam integralista in Egitto.Secondo quanto dichiarato dall’intervistato – un attivista per i diritti umani, ex musulmano convertito al Cristianesimo – benché l’Islam assolutamente non sia moderato nei suoi insegnamenti, esistono i musulmani moderati ovvero musulmani che non applicano alla lettera il Corano. In Egitto, nonostante i megafoni tuonino costanti l’ora della preghiera con le voci cantilenanti dei muezzin che chiamano i fedeli, le moschee rimangono semi-deserte: si stima che un 20% dei musulmani egiziani frequentino le moschee, un dato significativo, anche se passeggiando per le caotiche strade del Cairo si notano molti uomini con il caratteristico callo in mezzo alla fronte, segno distintivo di chi si prostra nelle rituali preghiere con perseveranza, poggiando il capo a terra sopra un tappetino in direzione della Mecca. La fermezza delle dichiarazioni di questo ex-musulmano non deriva solo da una conoscenza profonda dell’Islam e della società musulmana egiziana, ma anche da un’esperienza diretta di un anno di prigionia e torture a causa della sua conversione al cristianesimo.

Al di là di ogni valutazione nel merito delle sue dichiarazioni, ciò che risulta chiaro a chiunque voglia analizzare la società egiziana è che i cristiani (una minoranza piuttosto numerosa e con un certo passato) vivono la loro vita nel delimitato perimetro delle libertà che la maggioranza musulmana concede loro, detto in altre parole, il cristiano è libero di muoversi ove il musulmano gli concede di muoversi. Ecco quindi che la persecuzione in questo paese assume svariate e complesse connotazioni: si va dalla persecuzione brutale delle zone rurali (con omicidi e violenze di vario genere, spesso non documentate perché commessi in aree estremamente arretrate, paragonabili per stile di vita a epoche medievali) alle discriminazioni nell’accesso ai posti di lavoro e nelle scuole delle grandi città, con un’ampia gamma di sfumature tra questi estremi. Tutto ciò è naturalmente documentato, così come documentata è la tendenza delle autorità governative a discriminare i cristiani, peraltro facendo il possibile per costruire nei rapporti internazionali una facciata moderata e tollerante, utile al turismo del paese e alle proficue relazioni con l’Occidente.

Un esempio lampante è quello che vi riportiamo oggi. In un tribunale egiziano, nell’ultima udienza del 22 febbraio scorso, un musulmano che ha fatto la richiesta di diventare ufficialmente cristiano con la possibilità dunque di riportarlo nei suoi documenti di identità (un fenomeno in crescita, viste le continue conversioni e l’utilità sotto vari aspetti della procedura), si è visto opporre dall’avvocato dell’accusa una richiesta di pena di morte in quanto colpevole di “apostasia”, ovvero di abbandono dell’Islam. Altri 20 avvocati erano presenti all’udienza di Maher Ahmad El-Mo’otahssem Bellah El-Gohary, molto interessati all’esito del processo. Come si è già detto in altre occasioni, in Egitto si è liberi di cambiare religione, ma solo se si passa da una qualsiasi religione all’Islam, viceversa se si passa dall’Islam a un’altra religione, allora questa libertà non esiste veramente, poiché entra in gioco il retaggio e l’influenza della sharia, la legge islamica (che vieta drasticamente questa libertà, fino a propugnare la pena di morte per l’apostata). Il richiedente, El-Gohary, non era presente all’udienza perché la sua vita di fatto è in pericolo, dato che tutta un’ala fondamentalista della società vede questo e altri processi simili (ove si richiede appunto di potersi liberamente convertire al Cristianesimo con tanto di documento che lo attesta) come un pericolo per l’Islam, un pericolo da estirpare alla radice anche con atti estremi di violenza. In tribunale, El-Gohary è rappresentato ufficialmente dal suo avvocato, Nabil Ghobreyal, il quale ha già ricevuto svariate minacce fisiche. Il giudice Hamdy Yasin, però, ha messo alle strette El-Gohary rinviando il caso al 28 marzo prossimo, definendo la delega data al suo avvocato non sufficiente e di fatto obbligandolo a presentarsi di persona – a suo rischio e pericolo naturalmente. “Ora sono in una posizione in cui non posso fare nient’altro” ha affermato il povero El-Gohary, “Sono costretto a presentarmi in tribunale, malgrado il pericolo. Credo che Dio mi proteggerà. E’ una decisione davvero difficile, ma devo presentarmi”.

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Egitto: cresce l’intolleranza, un punto sulla situazione – dossier

Egitto - Polizia

Egitto - Polizia

fonte articolo www.porteaperteitalia.org

Cresce una certa preoccupazione riguardo all’Egitto, terra considerata da noi italiani più una meta turistica che altro. Eppure proprio in Egitto le intolleranze e le vere forme di persecuzione a danno dei cristiani aumentano mese dopo mese, mentre nell’humus sociale si insinua il fondamentalismo islamico creando tensioni e scontri. Solo un paio di mesi fa migliaia di manifestanti avevano preso d’assalto una chiesa (a tal proposito leggi Egitto: migliaia di manifestanti attaccano una chiesa, 5 i feriti), mentre tutti gli italiani ricordano il rapimento di quel gruppo di turisti avvenuto sempre nel 2008.Ma questi sono solo esempi, perché i segnali di un’intensificazione della tensione sociale e di un’insinuazione dell’estremismo di matrice islamica sono ormai molti e preoccupanti, tanto che gli osservatori internazionali guardano con una certa preoccupazione a questo paese. Che dire dell’ambigua posizione mantenuta nell’attuale conflitto israeliano-palestinese? Sono notizie di oggi quelle che ci raccontano che la proposta egiziana per una tregua di un anno nelle azioni ostili contro Israele sembra essere stata accettata dai leader di Hamas (ciò nonostante alcuni razzi hanno colpito il territorio israeliano). Ma la proposta è reale? O i tunnel che partono dal territorio egiziano e sbucano nella Striscia di Gaza e che riforniscono di armi (e viveri) i terroristi continueranno a operare a pieno ritmo? A quanto pare Hamas ha anche accettato di far controllare la frontiera con l’Egitto dai rivali di Fatah, la formazione del presidente dell’Anp Abu MAzen, estromessa a giungo del 2007 (una delegazione di Hamas è attesa per lunedì al Cairo per ufficializzare la risposta). Ma l’impegno egiziano è reale?

Nella terra del Nilo, a seguito di un brutale raid della polizia contro 6 cristiani e la loro caffetteria perché aperta durante il Ramadan, il 22 gennaio scorso un giudice ha emesso una sentenza che condanna a 3 anni di prigione e lavori forzati i suddetti 6 cristiani, colpevoli secondo i poliziotti di resistenza a pubblico ufficiale e offesa alle autorità.  Lo scorso settembre, 13 poliziotti hanno fatto irruzione nella caffetteria a Port Sa’id, città nel delta del Nilo, rovesciando i tavoli, rompendo le sedie e i bicchieri, senza che vi fosse alcun motivo per usare violenza.  Secondo il rapporto dell’avvocato, i 6 cristiani sono stati brutalmente picchiati, 2 di loro hanno riportato delle serie fratture e un terzo è stato curato con ben 11 punti di sutura in testa. “La polizia ha attaccato queste persone senza alcun motivo ufficiale” afferma Ramses el-Nagar, il legale delle vittime: “in realtà non volevano vedere gente mangiare durante il Ramadan. Ma questo è ingiusto, perché le persone possono abbracciare la fede che credono migliore, la legge è un’altra cosa e non va mischiata con la religione”.
Di fatto non vi è una legge che vieti di tenere aperta una caffetteria durante il Ramadan, eppure di fronte all’irruzione della polizia i 6 cristiani (tutti sulla trentina) hanno cercato di chiedere spiegazioni e di far valere i loro diritti, ma sono stati arrestati e accusati dei suddetti capi di imputazione. I nomi delle sei vittime (tutti fratelli) sono i seguenti: Ashraf Morris Ghatas, Magdy Morris Ghatas, Osama Morris Ghatas, Nabil Morris Ghatas, Walid Morris Ghatas e Hany Morris Ghatas. Dopo l’ingiusta sentenza emessa dal giudice, all’avvocato rimangono 30 giorni per ricorrere alla Corte di Cassazione, cosa che ha tutta l’intenzione di fare: difficile prevedere l’esito dell’azione legale, quel che è certo è che risulti piuttosto grave l’episodio, perché ad essere protagonisti non sono dei civili, ma membri delle forze dell’ordine, un segnale preoccupante della crescente intolleranza nei confronti dei cristiani in questo paese.

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Israele-Palestina: a Gaza emergenza umanitaria, anche per i cristiani – Dossier

gaza
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Mentre scriviamo, proprio in questo momento, sono in corso scontri a fuoco tra l’esercito israeliano e le milizie di Hamas a Gaza City, città principale della tristemente famosa Striscia di Gaza. In nessun modo in questo breve articolo entreremo nella questione politico-militare, nelle ragioni del conflitto e tanto meno cercheremo di dare un giudizio su quanto sta accadendo ormai da anni, l’unica cosa che ci permettiamo di dire è che ogni semplificazione della realtà, ogni approssimazione può allontanarci tutti e di molto dalla verità.La Striscia di Gaza è un territorio confinante con Israele ed Egitto, nei pressi della città di Gaza, che si presenta come una regione costiera di 360 km² di superficie, abitata da circa 1.400.000 abitanti di etnia arabo palestinese, quindi con un’altissima densità di popolazione (tra le più alte al mondo). A livello internazionale non è riconosciuta come parte di un paese sovrano. L’Autorità Nazionale Palestinese (ANP) la considera parte integrante dei territori palestinesi, anche se il controllo effettivo della zona è nelle mani di Hamas, partito vincitore delle elezioni del 2007 e protagonista di una violenta campagna per prendere materialmente il potere nella Striscia.
Israele ha governato la Striscia di Gaza dal 1967 al 2005 e ne mantiene un controllo dello spazio aereo, delle acque territoriali e dell’accesso marittimo (oltre che del lato israeliano della barriera tra Israele e la Striscia). L’Egitto, che ha governato la Striscia di Gaza tra il 1948 e il 1967, ne controlla invece la frontiera meridionale. Da quando il governo israeliano il 14 agosto 2005 ha disposto l’evacuazione della popolazione israeliana dalla Striscia e lo smantellamento delle colonie che vi erano state costruite (il cosiddetto piano di disimpegno unilaterale israeliano), ne sono successe di cose: dagli scontri tra i militari e i coloni israeliani che non volevano evacuare al passaggio dei territori nelle mani dei palestinesi, dagli atti di distruzione da parte dei palestinesi su sinagoghe e infrastrutture lasciate dagli israeliani alla vittoria di Hamas alle elezioni, dagli scontri tra Hamas e al-Fath (il partito del presidente dell’Autorità Nazionale Palestinese) alla nuova fase del conflitto tra Hamas e Israele, dai lanci di missili Qassam e i colpi di mortaio contro installazioni e città israeliane all’embargo israeliano verso la Striscia con annesse missioni di guerra e cosiddetti assassinii mirati contro esponenti palestinesi.
Oggi, la situazione è estremamente grave.
Il 19 dicembre scorso sono ripresi i lanci di razzi da parte di Hamas contro Israele; le motivazioni addotte si riferiscono soprattutto alla grave situazione umanitaria interna provocata, a dire dei leader di Hamas, dall’embargo israeliano ai danni della Striscia (c’è da dire che cibo e aiuti umanitari potevano passare). A fronte di questi nuovi attacchi di Hamas, il 27 dicembre 2008 i vertici politici israeliani hanno lanciato l’operazione “Piombo fuso” contro la Striscia, con bombardamenti aerei su vasta scala; poi, la notte del 3 gennaio 2009 è iniziata l’invasione di terra da parte dell’esercito israeliano. Oggi, il bilancio dei morti e dei feriti aumenta col passare delle ore, mentre si combatte per le strade di questa martoriata zona del pianeta.

 “I bambini si svegliano all’improvviso nel cuore della notte piangendo o gridando dalla paura… sono traumatizzati da ciò che accade a Gaza. Hanno visto corpi abbandonati ai lati delle strade o nei cortili di casa. Ora, sta succedendo tutto di nuovo” ci ha confessato un leader di una chiesa di Gaza. “Il rumore delle bombe è terrificante, qualcuno lo chiama “la grande voce”, perché è profondo e incessante. Continua senza sosta e non puoi mai sapere quale edificio colpirà la prossima volta” ribadisce con angoscia. “Molti a Gaza non hanno idea di quello che sta accadendo. Spesso manca l’energia elettrica, quindi non hanno radio, televisione o internet. La gente è costretta a chiamare gli amici o la famiglia che vivono fuori Gaza per essere aggiornati sulla situazione e gli sviluppi a Gaza stessa!
La moglie di un pastore ci racconta che la chiesa battista di Gaza è stata danneggiata quando la vicina stazione di polizia è stata bombardata dagli israeliani, un attacco in cui sono morte 40 persone; nessun membro della chiesa, però, è stato ferito in questo bombardamento.

fonte articolo www.porteaperteitalia.org

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Egitto: migliaia di manifestanti attaccano una chiesa, 5 i feriti

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Migliaia di manifestanti musulmani hanno attaccato una chiesa di un sobborgo del Cairo domenica scorsa. Negli scontri, parte della chiesa è stata data alle fiamme e con essa i danni si sono estesi a un negozio e a due vetture lì parcheggiate, con un bilancio peraltro di 5 persone ferite. Il motivo degli attacchi sarebbe l’allargamento della chiesa, con una nuova ala appena costruita e inaugurata. Verso le 5 del pomeriggio quindi, una folla di musulmani ha preso d’assalto la chiesa, gridando slogan quali: “Noi demoliremo questa chiesa!”, “L’Islam è la soluzione!” e “Non Dio, ma Allah!” 

Scagliando pietre e dando alle fiamme la struttura esterna, i fondamentalisti hanno intrappolato i credenti all’interno, facendo temere il peggio. “Sono stati momenti terrificanti” ha dichiarato uno dei cristiani che in quel momento si trovava all’interno della chiesa e in effetti per chi ha visto la scena la sensazione era che gli estremisti volessero radere al suolo la costruzione senza far uscire le persone intrappolate all’interno. Come si diceva sono state 5 le persone ferite dagli attacchi.

Tutto questo mette in luce la situazione sociale instabile che esiste in Egitto, un paese che per l’opinione pubblica rimane un paese moderato; in realtà tale visione deriva dalle migliaia di turisti che si recano nei luoghi di villeggiatura molto in voga in Italia, ma che non rappresentano di certo il paese. A conferma di questo vi è anche il rapimento di qualche settimana fa di alcuni turisti proprio in Egitto.

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La lotta senza fine per chi diventa cristiano in Egitto

cristiani perseguitati

cristiani perseguitati

Mohammed Ahmed Hegazy è forse il più famoso cristiano in Egitto, costretto a vivere per questa sua scelta di fede in perenne fuga. Nato nel paese delle piramidi 25 anni fa e vissuto per gran parte della sua vita secondo i dettami del mondo musulmano, dopo la sua conversione dall’Islam al Cristianesimo ha cercato di fare qualcosa che nessuno aveva mai osato fare fino a quel momento: certificare il suo cambio di fede con apposita dicitura inserita nella sua carta di identità.Per questa particolare scelta, il suo volto è diventato famoso, immortalato su canali TV e giornali di vario genere, elemento questo che ha letteralmente sconvolto la sua vita: il fatto di essere riconoscibile ovunque, l’ha trasformato in un bersaglio vivente per i fondamentalisti islamici che, naturalmente, lo vogliono morto, ai quali si aggiungono anche alcuni membri della sua stessa famiglia.

Sono passati circa 8 mesi da quando una corte egiziana ha emesso un verdetto sul suo caso con una sentenza che sancisce di fatto la persecuzione contro i cristiani neoconvertiti: un musulmano che lascia l’Islam viola le leggi islamiche. Le leggi islamiche, naturalmente, permettono la conversione all’Islam, mentre bandiscono il fenomeno inverso. Dal momento della sentenza, Hegazy è stato costretto a fuggire e a spostarsi di città per 5 volte, con moglie e figlia al seguito, a causa delle minacce da parte dei fondamentalisti.

Hegazy fa sapere al mondo che la sua vita è in costante pericolo, come peraltro quella di ogni cristiano in un paese, l’Egitto, da tempo meta turistica di migliaia di italiani (e non solo naturalmente).  Nell’immaginario collettivo del popolo italiano, questo paese, infatti, risulta essere mite e ben poco collegato all’ondata persecutoria a cui sono sottoposti i cristiani in altri paesi musulmani. In realtà, l’Egitto nasconde questo lato oscuro, di cui Porte Aperte vi ha parlato in diverse occasioni. 

Hegazy e la sua famiglia, spossati dalla persecuzione, vorrebbero fuggire dal paese, ma il loro problema è quello di molti altri neoconvertiti perseguitati, ovvero la mancanza del passaporto; per richiederlo infatti sarebbero costretti a ritornare nella loro città natale, dove ovviamente non riceverebbero un caldo benvenuto, anzi potrebbero andare incontro a un destino di morte. Hegazy vive una vita in fuga e in un incontro segreto avvenuto il mese scorso con inviati di Compass Direct News, ha affermato che la sua situazione è simile a quella di molti altri cristiani, perseguitati dallo Stato e dalla loro famiglia, perché la costituzione egiziana è basata sulla sharia (legge islamica).

La famiglia Hegazy attende in segreto la fine del calvario giudiziario, informata sugli sviluppi dal loro avvocato; Mohammed Ahmed non esita ad affermare che il clamore mediatico del loro caso ha scosso l’opinione pubblica e che forse potrà servire a fare qualche passo in avanti verso cambiamenti che i “credenti nascosti” attendono con ansia.

fonte articolo porte aperte italia

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