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Pakistan: e la sharia avanza – dossier

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fonte articolo www.porteaperteitalia.org

E’ notizia di questi giorni l’attacco USA a un supposto campo di addestramento terroristico in territorio pakistano, precisamente nel distretto tribale di Kurram, nel nord ovest del Pakistan, con più di trenta vittime accertate secondo i primi soccorsi, ma con un bilancio destinato a crescere. A scaricare al suolo le bombe è stato un drone, ovvero un aereo americano telecomandato privo di equipaggio a bordo, inizialmente usato per ricognizione ma recentemente anche per azioni di guerra.Mentre l’aviazione americana investe in ricerca annunciando l’arrivo in un futuro ormai prossimo di droni in grado non soltanto di volare, ma anche di camminare e di spostarsi sull’acqua, gli USA della nuova amministrazione Obama continuano una precisa politica militare in alcune zone del Pakistan, con attacchi mirati contro postazioni terroristiche (siamo al quarto attacco di questo tipo da quando è stato eletto il presidente Barak Obama; lo scorso sabato, un raid aereo con le stesse modalità nel Sud-Waziristan aveva causato la morte di una trentina di persone, per lo più mujaheddin stranieri).

Il presidente del Pakistan Asif Ali Zardari mantiene un atteggiamento poco chiaro riguardo all’integralismo di matrice islamica che si sta diffondendo con drammatica velocità nel suo paese; egli, infatti, rilascia interviste a emittenti straniere come la CBS, affermando: “Il Pakistan sta combattendo una guerra per la sua sopravvivenza contro i Taleban… Indispensabile fermare l’ascesa e l’influenza dei Taliban usando la forza” (notizia ripresa da La Repubblica). D’altra parte una notizia di oggi de Il Corriere della Sera riporta quanto segue: “Il governo e i leader islamici hanno concluso un accordo che prevede la possibile applicazione della legge islamica, la sharia, nella Valle di Swat, nel nordovest del paese, dove da tempo sono in corso violenti combattimenti tra l’esercito e i fondamentalisti”. E’ evidente che i conflitti interni in questo grande paese (oltre 155 milioni di abitanti per un’estensione territoriale circa due volte e mezza l’Italia) siano intensi e preoccupanti, ma come stanno i cristiani pakistani?

Più volte vi abbiamo dato notizie sulle condizioni dei cristiani in quelle zone (a tal proposito leggi Pakistan: la legge non è uguale per tutti e Pakistan: altri casi di “blasfemia” costringono cristiani alla fuga), oggi vogliamo sottolineare la crescente pressione a cui sono sottoposti dalle frange estremiste islamiche, sempre più influenti in molte parti del paese. Un caso tra i tanti è quello accaduto qualche giorno fa, in cui un centinaio di manifestanti hanno circondato l’edificio di un tribunale gridando minacce di morte ai danni di un cristiano, colpevole di aver mandato un sms ritenuto “blasfemo” col suo cellulare. Hector Aleem, questo il nome del cristiano (che vedete nella foto), dirige una piccola agenzia che spesso difende i diritti dei cristiani nella zona di Rawalpindi. La polizia locale ha fatto irruzione a casa sua alle 1:30 del mattino del 22 gennaio scorso, picchiando lui, la moglie e le due figlie e danneggiando l’appartamento, per poi arrestarlo con l’accusa di blasfemia. Aleem si trova nella prigione Adiyala a Rawalpindi, dove la polizia lo maltratta negandogli cibo e cure mediche (soffre di cuore). Il giudice Sakhi Mohammad Kohut del tribunale che sta trattando il caso, ha prosciolto Aleem dalle assurde accuse, ma tarda a rilasciarlo forse anche perché convinto che le minacce di morte nei confronti dell’imputato lanciate dalla folla di estremisti siano reali. Sembra proprio che con la violenza i fondamentalisti islamici non solo tengano in scacco le autorità giuridiche, ma manovrino in molte zone anche la polizia locale.

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Nigeria: Centinaia di morti e migliaia di persone in fuga, la capitale è nel caos

Nigeria Chiesa

Nigeria Chiesa

Fonte articolo www.porteaperteitalia.org

Dopo le centinaia di morti (difficile il conteggio in questo momento, si parla di oltre 400) e le migliaia di persone in fuga (oltre 10.000), la situazione a Jos, capitale dello stato di Plateau (Nigeria), rimane tesa, in una quiete apparente dominata da esercito e forze dell’ordine. Gli scontri nascono dopo il risultato di elezioni locali (vinte da un partito, il People’s Democratic Party, sostenuto in larga parte da cristiani) che i musulmani affermano essere state truccate, ovviamente non contenti dell’esito negativo (addirittura 16 dei 17 seggi sono stati vinti dal suddetto partito, una vittoria schiacciante ma prevista da tempo).Le informazioni che giungono dalla capitale sono falsate dal gioco di menzogne che si è scatenato attorno a chi avrebbe dato inizio all’ondata di follia. La stampa internazionale è unanime nell’individuare come scintilla proprio le elezioni e quindi come artefice dell’esplosione di violenza la maggioranza musulmana; poi, lo scontro è stato da più parti classificato – erroneamente a nostro avviso – “di natura religiosa”, quindi anche i cristiani starebbero prendendo parte alle violenze. Fin qui le notizie pubblicate dalla stampa nazionale, ora vi offriamo un sunto delle notizie che ci giungono direttamente dalle nostre fonti sul luogo.

Gli scontri sono iniziati a Jos nell’area di Ali Kazaure, quando bande armate di musulmani hanno attaccato i cristiani della zona, proprio a reazione dei risultati elettorali. Da lì, le violenze sono esplose in altre zone della città, con scene indescrivibili come quella di centinaia di corpi ammassati di fronte a una moschea. Il ministro dell’informazione dello stato di Plateau, Nuhu Gagara, già venerdì scorso dichiarava che la chiesa di Sarkin Mangu (Church of Christ in Nigeria o COCIN) era stata distrutta e che il pastore era stato assassinato. Altri luoghi di culto risultano devastati, a cui vanno aggiunte anche delle moschee. Lo stesso Gagara ieri forniva un bilancio di 200 morti accertate, ma in realtà le fonti di Porte Aperte (e non solo) parlano di almeno il doppio di cadaveri, in alcuni casi tuttora abbandonati ai lati delle strade.

Ishaya Pam, il direttore del Plateau State Specialist Hospital, ci ha confermato per telefono che molte persone si sono rifugiate nell’ospedale, mentre le forze dell’ordine portavano al nosocomio i corpi di varie persone assassinate. I direttivi del Jos University Teaching Hospital (un altro istituto sanitario) parlano di decine e decine di feriti portati a questo ospedale, con un bilancio in continua crescita. Il governatore dello Stato di Plateau, Jonah David Jang, ha dichiarato alla radio e alla televisione che l’ondata di violenze è stata accuratamente pianificata da elementi estremisti che hanno cercato di strumentalizzare i sentimenti religiosi per creare instabilità nel paese. Samson Wudeh, commissario di Polizia del Dipartimento di Stato di Plateau, ieri ha rilasciato una dichiarazione ai giornalisti nella quale si parla di circa 500 persone fermate dalla Polizia.

La presenza della maggioranza musulmana al nord e di quella cristiana al sud ha da tempo creato tensioni, disordini e morti in Nigeria. L’estremismo islamico intacca le comunità musulmane nigeriane Hausa, fomentando lo scontro e l’odio nei confronti dei cristiani (e di tutte le altre minoranze non musulmane) esattamente con gli stessi obiettivi che l’integralismo islamico non nasconde di perseguire in tanti altri stati di questo pianeta: disordine, caos, instabilità, in una parola Jihad, la guerra santa.

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Pakistan: altri casi di “blasfemia” costringono cristiani alla fuga

pakistan -carcere

pakistan -carcere

Un dottore cristiano, in prigione da mesi (e per la precisione dal 5 maggio 2008) con l’accusa di “blasfemia”, è stato assolto la scorsa settimana, mentre un altro cristiano e sua figlia sono in carcere con l’accusa di aver profanato il Corano ormai da oltre un mese. Il dott. Robin Sardar della provincia di Punjab (Pakistan) è stato rilasciato il 4 novembre dopo che la sua accusa di blasfemia contro il profeta Maometto era risultata infondata, secondo quanto dichiarato da Ezra Shujaab della All Pakistan Minorities Alliance (Alleanza delle Minoranze Pakistane).Per arrivare a questo risultato vi è stata una scrupolosa investigazione che ha portato a dichiarare innocente il dott. Sardar. Ma i problemi per quest’uomo e per la sua famiglia non sono finiti con la piena assoluzione. Infatti il dott. Sardar aveva subito delle minacce di morte da parte di un gruppo di abitanti musulmani della sua stessa cittadina, i quali non avevano esitato a dichiararlo morto se fosse stato assolto. Così dal momento dell’incarcerazione (circa sei mesi fa), la sua famiglia è stata costretta a sparire dalla circolazione, in fuga dalle bande di estremisti islamici che sembrano dettare legge in quel paese. Allo stesso modo, anche il dott. Sardar è stato costretto a scappare senza lasciare tracce dopo la sua scarcerazione.

Altri gruppi di estremisti, così com’è accaduto per Sardar e la sua famiglia, non hanno esitato ad imbracciare bastoni e taniche di kerosene, per attaccare la casa di Gulsher Masih, dopo che sua figlia era stata accusata di profanare il Corano, il 9 ottobre scorso nel villaggio di Tehsil Chak Jhumra. Ebbene lui e sua figlia (di 25 anni, il cui nome è Sandal Gulsher) sono in carcere dal 10 ottobre, mentre il resto della famiglia è stata costretta alla fuga. Inutile dire che queste accuse hanno un obiettivo preciso, quello di piegare la volontà dei cristiani e di farli “tornare all’Islam”.

fonte articolo www.porteaperteitalia.org

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