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Iraq: è stata rilasciata Asya (Maria) Mohammad

iraq antiche mura - Porta di Nergal -

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La giovane Asya (Maria) Mohammad è uscita di prigione lunedì 10 novembre scorso, dopo 2 anni di reclusione scontati per aver ucciso lo zio musulmano in un gesto di autodifesa. Ma ricordiamo insieme la sua storia. Il 9 giugno del 2006, Maria stava lavorando nel negozio di utensili da cucina del padre, vicino Dohuk, in Iraq, quando arrivò lo zio musulmano, assieme al nonno e al cugino. Lo zio di Maria, Sayeed, disse che voleva dare una lezione alle donne della loro famiglia per la disgrazia che stavano causando lavorando in pubblico. Ma in realtà la sua rabbia era rivolta a tutta la famiglia per il fatto di essere diventata cristiana. Il padre di Maria, Ahmad, si era convertito al cristianesimo nel periodo in cui aveva lavorato a Beirut, nel 1998. Ritornato in Iraq nel dicembre del 2002, iniziò a condividere la sua fede con la sua famiglia… e moglie, figlia e figlio decisero di battezzarsi nel 2003. Il nonno di Maria, un religioso musulmano, si era infuriato per la loro conversione. Sayeed, lo zio di Maria, aveva tentato per cinque volte di uccidere il fratello e gli aveva bruciato la casa. Il fatidico giorno del giugno del 2006 Sayeed puntò dritto alla famiglia di Ahmad, mentre quest’ultimo non si trovava in negozio. Sayeed iniziò a picchiare la madre di Maria e la ferì al volto con un coltello, prima che la donna riuscisse a fuggire. Poi si scagliò contro la quattordicenne Maria e il suo fratellino minore Chuli, e iniziò a picchiarli e a prenderli a calci. Nella lotta per cercare di svincolarsi dalla presa di Sayeed, mentre le strappava i capelli, Maria afferrò uno dei tanti coltelli da cucina e istintivamente colpì lo zio per auto difesa. Il coltello gli trafisse il cuore, uccidendolo quasi all’istante. I nonni chiesero la pena di morte e addirittura misero su di lei una taglia di $50,000. I suoi genitori e i fratelli sono stati costretti a nascondersi per un periodo, mentre suo padre non può ancora tornare ad abitare a casa per le minacce di morte che ha ricevuto. Alla fine la sentenza del tribunale stabilì 5 anni di reclusione, in un carcere minorile, riconoscendo evidentemente le attenuanti della legittima difesa e della giovane età.

 

Due giorni dopo essere uscita di prigione, Porte Aperte l’ha intervistata telefonicamente, trovandola profondamente felice e grata per le tante cartoline ricevute mentre era in carcere. Dall’intervista emerge la fede rinnovata e rafforzata di questa ragazza, che nell’affrontare la durissima vita della prigione non ha mai dimenticato l’amore di Dio. “La mia speranza è in Gesù” risponde sorridendo ad una domanda del nostro intervistatore (tradotta dal padre, felicissimo di riavere la figlia in famiglia). Dentro il carcere Maria ha avuto anche modo di studiare e di questo è grata a Dio. Nei saluti finali, ha ribadito fortemente la gratitudine verso tutti coloro che le hanno scritto, persone, fratelli, sorelle, giovani e vecchi, chiese e gruppi, un aiuto che l’ha sostenuta nei due lunghissimi anni di reclusione.

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Iraq: Lettera da un cristiano iracheno: qui ci uccidono per le strade

Iraq

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Ci arrivano notizie sempre più allarmanti da Mosul, città del nord dell’Iraq che abbiamo imparato a conoscere dopo la seconda guerra del Golfo del 2003. Terroristi islamici armati girano per le strade di questa città chiedendo alle persone che incontrano di mostrare loro la carta di identità.

In Iraq, nel documento di identità è segnalata anche la religione di appartenenza, ebbene se questi terroristi incappano in cristiani, li uccidono sul posto, con un colpo di arma da fuoco in testa.
Riceviamo continue conferme su questo vero e proprio genocidio in atto contro i cristiani dai nostri contatti in terra persiana; a corroborare questi fatti ci sono le stime sulla presenza cristiana a Mosul, scesa dai 200.000 di cinque anni fa ai 90.000 attuali. I credenti fuggono o vengono uccisi brutalmente in questi agguati privi di senso e pietà.

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Iraq: Porte Aperte aiuta i cristiani iracheni ad affrontare il futuro

Iraq

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L’Iraq è un paese in cui i problemi rimangono grossi, anche e soprattutto per i cristiani, qualcosa, però, sta cambiando. Molti credenti, infatti, hanno il desiderio di prepararsi per il futuro loro e della loro nazione. Porte Aperte, come sapete, continua a lavorare in Iraq, supportando e incoraggiando questi fratelli e sorelle attraverso la distribuzione di libri cristiani, corsi professionali di informatica, di lingue non arabe (per esempio inglese) e seminari biblici di base. “Grazie per l’impegno a organizzare questi seminari ed eventi. E’ davvero incoraggiante vedere come abbiate il coraggio di realizzare questi eventi utili a formare ed equipaggiare i credenti iracheni che non hanno la possibilità di lasciare il loro paese e che sono rimasti in città come Mosul e Baghdad”, ha dichiarato un credente che partecipa ai programmi formativi di Porte Aperte.

Uno dei centri di Porte Aperte sta organizzando per l’appunto dei seminari e degli eventi proprio al fine di incoraggiare i credenti locali a rafforzare la loro fede, e i credenti iracheni rispondono, partecipano, sempre di più hanno il desiderio di imparare, di pensare al futuro, in un paese martoriato dalla guerra decidono di rimanere nelle città per aiutare a ricostruirle, anche con il loro esempio cristiano. Per esempio è stato organizzato assieme a una ONG (organizzazione non governativa) un seminario serale spirituale e culturale con una delle minoranze cristiane del paese, che è stato, a detta dei partecipanti, intellettualmente e spiritualmente molto stimolante. “Ci riempie di gioia poter vedere come riusciate a portare avanti questi seminari qui, in Iraq” ha dichiarato entusiasta un partecipante.

 

Un altro centro operativo di Porte Aperte in Iraq ha da poco predisposto una sorta di libreria cristiana in una chiesa, che sta vendendo molti testi ai credenti iracheni, estremamente felici di poter reperire in tempi così difficili libri che stimolano e istruiscono leader e membri delle congregazioni. “Poter comprare libri cristiani ci riempie di gioia, perché in Iraq abbiamo bisogno di sfide spirituali e di far crescere la nostra fede” ci ha detto un credente di quella chiesa. Un importante esponente di Porte Aperte USA in un’intervista ci ricorda: “Per favore pregate per quei cristiani che decidono di rimanere in Iraq e continuano ad essere emarginati. Queste persone vogliono veramente crescere nella loro fede e, nello stesso tempo, vogliono mettere a disposizione le loro capacità per ricostruire il paese. E Porte Aperte li sta aiutando spiritualmente e in tutte le altre aree della loro vita”.

fonte articolo porte aperte italia

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IRAN: Nuova ondata di arresti e violenze

theran

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Un cristiano, malato di diabete, è detenuto da due mesi e versa in condizioni critiche in quanto gli vengono negate le cure mediche necessarie. Arash Bandari, questo il suo nome, è stato arrestato assieme a Mahmood Matin, un altro credente.

Dopo due mesi di isolamento in un centro di detenzione inaccessibile in Sepah Street 100, situato nel centro di Shiraz, Matin e Bandari sono stati spostati in una cella comune il 15 luglio scorso, secondo quanto dichiarato dall’agenzia Compass.

Nel frattempo un’altra ondata di arresti indiscriminati ha sconvolto le comunità cristiane iraniane negli ultimi 10 giorni, in particolare quella di Bandar Abbas sulla costa sud, quella di Isfahan e quelle di Sanandaj e Kermanshah vicino al confine con l’Iraq.

Secondo Compass, la serie di arresti è avvenuta praticamente in contemporanea, facendo pensare a una pianificazione deliberata dal governo il cui obiettivo sembra essere proprio la chiusura delle congregazioni che si riuniscono in abitazioni private.

L’ex sindaco di Teheran Mahmud Ahmadinejad, che dal 2005 è il discusso e controverso presidente della Repubblica islamica dell’Iran, continua la sua altalenante politica densa di richiami al fondamentalismo che, se da una parte fa breccia su una buona fetta della popolazione iraniana, dall’altra preoccupa non poco la comunità internazionale.

fonte articolo porte aperte italia

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