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Israele-Palestina: il conflitto decima i cristiani

Israele - auto bruciata

Israele - auto bruciata

 fonte articolo www.porteaperteitalia.org

Fiumi di inchiostro inondano il conflitto israeliano-palestinese alla ricerca della spiegazione unica, rendendo lo scenario di guerra ancor più oscuro, buio, nero, come l’inchiostro appunto.  Per Porte Aperte è impossibile trascendere da questa realtà, soprattutto perché in quelle zone vi sono comunità cristiane che soffrono, lacerate dal terrore delle esplosioni e dal dolore per i caduti. Solo ieri mattina i soldati israeliani, appoggiati da elicotteri, carri armati e artiglieria pesante, sono entrati nei quartieri densamente popolati di Gaza City.Il Corriere della Sera scrive: “Migliaia di civili palestinesi sono fuggiti dalle loro case, alcuni ancora in pigiama altri spingendo anziani su sedie a rotelle. Fonti palestinesi riferiscono di accesi combattimenti nel quartiere di Tal al-Hawa. Incursioni di blindati si sarebbero inoltre verificate anche nei quartieri di Sajaiya e Zaitun”. La situazione è incandescente.
Questa notte non sono mancati i raid aerei israeliani con almeno sedici palestinesi uccisi, tra i quali immancabilmente un ragazzo di 13 anni. Altre cinque persone sono rimaste ferite in un attacco contro una moschea di Rafah. I razzi palestinesi, intanto, hanno ricominciato a colpire stamattina le località israeliane, provocando più che altro danni materiali: nel momento in cui scriviamo questo articolo, infatti, non si hanno notizie di ulteriori feriti.
Ieri si era convinti di aver fatto un passo in avanti a livello diplomatico con quel parziale sì di Hamas alla tregua, ma intanto la schiacciante avanzata israeliana prosegue così come il cieco lancio di razzi palestinesi verso le terre israeliane. Mentre il mondo si interroga sull’ambiguità e l’illogicità delle scelte di Hamas, sulla proporzionalità della reazione israeliana, sull’emergenza umanitaria e sulla paralisi della diplomazia internazionale di fronte a un conflitto che non sembra aver fine, Porte Aperte si preoccupa delle condizioni dei cristiani di quelle zone, sempre più sotto assedio e sempre più terrorizzati e in fuga.

I cristiani di Gaza hanno inevitabilmente smesso di riunirsi a causa del conflitto, tuttavia cercano di pregare l’uno per l’altro. “Questo succede soprattutto per telefono“, ci dice un nostro collaboratore. “Durante tutta la giornata i cristiani dentro e fuori Gaza cercano – quando è possibile e le linee funzionano – di telefonarsi per incoraggiarsi a vicenda. Qualunque sia la nostra posizione a proposito del conflitto sulla Striscia di Gaza, le sofferenze ci sono da entrambe le parti“, continua. “Molti muoiono, vengono feriti o rimangono traumatizzati, sia in Israele che a Gaza. Anche i bambini sono dei bersagli. Un triste esempio di questa sofferenza è l’assassinio di una ragazza cristiana di 14 anni, morta letteralmente di paura quando in appena tre minuti attorno a lei sono esplose trenta bombe“.

Negli uffici di Porte Aperte riceviamo continui aggiornamenti “dal fronte”.
In una lettera che suona come un accorato appello, Bishara Awad ed Alex Awad del Bethlehem Bible College (in collaborazione con la Shepherd Society, la Chiesa dell’Alleanza Missionaria a Gerusalemme)  ci dicono che i morti nella Striscia di Gaza aumentano ora dopo ora e le cifre di oltre 1.000 morti e 4.000 feriti ormai sono inadeguate, con un gran numero di vittime tra i bambini e le donne. Mentre le bombe piovono dal cielo, mancano cibo, cure mediche, energia elettrica, gas, manca tutto. Circa 35 famiglie cristiane di Gaza (si stima una popolazione cristiana di circa 3.500 persone nella Striscia) si erano recate per le feste a Betlemme ed ora non possono più fare ritorno a casa, perché la guerra lo impedisce. L’edificio dove ha sede la Palestinian Bible Society, un’oasi nel deserto per i cristiani di quelle zone, è stato colpito, riportando danni materiali di vario tipo; il vicino ospedale anglicano, per fortuna, è uscito indenne dalle esplosioni, ma denuncia la carenza di praticamente tutto, medicine, bendaggi, letti, materiali di tutti i tipi poiché i rifornimenti non riescono ad arrivare a destinazione (senza dimenticare che l’elettricità spesso manca per molte ore): circa un quarto dei feriti sono bambini. Per telefono il Pastore Hanna Massad, leader della Chiesa Battista a Gaza, ci conferma come tutti siano dei bersagli, grandi e piccini, donne e uomini, nessuno escluso. Ci racconta la storia di un fratello che stava bevendo del tè in un momento di tregua dei bombardamenti assieme ai suoi vicini nel loro appartamento al sesto piano di un edificio. All’improvviso ha sentito la moglie che lo chiamava ed è sceso nel suo appartamento per vedere cosa volesse. Pochi istanti e l’edificio è stato scosso dalle fondamenta, colpito da un missile israeliano. Ripresosi dal terrore, il fratello ha cercato di risalire al sesto piano, trovando tutti i vicini morti.
Un altro leader cristiano, raggiunto al telefono, ci dice come, se possibile, i nostri fratelli vivano spesso nei sotterranei delle loro case, proprio perché tutti i loro averi sono divenuti estremamente vulnerabili.

Dopo l’assassinio ad ottobre del 2007 di Rami Ayyad, il gestore della libreria cristiana nella città di Gaza, molti leader cristiani hanno lasciato questa zona per riprendersi da tutte le tensioni causate dalla difficile situazione dei cristiani in terra palestinese. Conosco alcuni leader che vorrebbero ritornare a Gaza perché credono fermamente che sia volontà di Dio che ciò accada. Eppure sono confusi. Si chiedono quale sia il piano esatto di Dio per la loro vita” ci spiega un nostro collaboratore.
Malgrado tutto, i cristiani israeliani, fra cui la comunità degli Ebrei messianici, e i cristiani palestinesi pregano gli uni per gli altri e per le vittime di entrambe le parti. Molte chiese arabe a Gerusalemme e nelle zone palestinesi hanno indetto una giornata di preghiera e digiuno ieri, mercoledì 13 gennaio. La Società Biblica in Israele esorta i cristiani di tutto il mondo ad essere uniti con questa dichiarazione scritta:
I nostri cuori si spezzano nel vedere l’escalation delle ostilità a Gaza e a sud di Israele. Pregate affinché la guerra finisca presto. Pregate affinché Dio dia pace e grazia. Gli israeliani e i palestinesi sono in guerra, ma noi cristiani no. Grazie alla nostra comune identità in Cristo sperimentiamo la pace, mettiamo in pratica il Suo amore e fondiamo la nostra speranza su di Lui. Siamo estremamente decisi a servire le nostre società attraverso il Vangelo della pace e del perdono“.

Ancora una volta, dalle terre in cui la fede in Dio costa di più giunge un insegnamento importante per tutto il Corpo di Cristo.

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Israele-Palestina: a Gaza emergenza umanitaria, anche per i cristiani – Dossier

gaza
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Mentre scriviamo, proprio in questo momento, sono in corso scontri a fuoco tra l’esercito israeliano e le milizie di Hamas a Gaza City, città principale della tristemente famosa Striscia di Gaza. In nessun modo in questo breve articolo entreremo nella questione politico-militare, nelle ragioni del conflitto e tanto meno cercheremo di dare un giudizio su quanto sta accadendo ormai da anni, l’unica cosa che ci permettiamo di dire è che ogni semplificazione della realtà, ogni approssimazione può allontanarci tutti e di molto dalla verità.La Striscia di Gaza è un territorio confinante con Israele ed Egitto, nei pressi della città di Gaza, che si presenta come una regione costiera di 360 km² di superficie, abitata da circa 1.400.000 abitanti di etnia arabo palestinese, quindi con un’altissima densità di popolazione (tra le più alte al mondo). A livello internazionale non è riconosciuta come parte di un paese sovrano. L’Autorità Nazionale Palestinese (ANP) la considera parte integrante dei territori palestinesi, anche se il controllo effettivo della zona è nelle mani di Hamas, partito vincitore delle elezioni del 2007 e protagonista di una violenta campagna per prendere materialmente il potere nella Striscia.
Israele ha governato la Striscia di Gaza dal 1967 al 2005 e ne mantiene un controllo dello spazio aereo, delle acque territoriali e dell’accesso marittimo (oltre che del lato israeliano della barriera tra Israele e la Striscia). L’Egitto, che ha governato la Striscia di Gaza tra il 1948 e il 1967, ne controlla invece la frontiera meridionale. Da quando il governo israeliano il 14 agosto 2005 ha disposto l’evacuazione della popolazione israeliana dalla Striscia e lo smantellamento delle colonie che vi erano state costruite (il cosiddetto piano di disimpegno unilaterale israeliano), ne sono successe di cose: dagli scontri tra i militari e i coloni israeliani che non volevano evacuare al passaggio dei territori nelle mani dei palestinesi, dagli atti di distruzione da parte dei palestinesi su sinagoghe e infrastrutture lasciate dagli israeliani alla vittoria di Hamas alle elezioni, dagli scontri tra Hamas e al-Fath (il partito del presidente dell’Autorità Nazionale Palestinese) alla nuova fase del conflitto tra Hamas e Israele, dai lanci di missili Qassam e i colpi di mortaio contro installazioni e città israeliane all’embargo israeliano verso la Striscia con annesse missioni di guerra e cosiddetti assassinii mirati contro esponenti palestinesi.
Oggi, la situazione è estremamente grave.
Il 19 dicembre scorso sono ripresi i lanci di razzi da parte di Hamas contro Israele; le motivazioni addotte si riferiscono soprattutto alla grave situazione umanitaria interna provocata, a dire dei leader di Hamas, dall’embargo israeliano ai danni della Striscia (c’è da dire che cibo e aiuti umanitari potevano passare). A fronte di questi nuovi attacchi di Hamas, il 27 dicembre 2008 i vertici politici israeliani hanno lanciato l’operazione “Piombo fuso” contro la Striscia, con bombardamenti aerei su vasta scala; poi, la notte del 3 gennaio 2009 è iniziata l’invasione di terra da parte dell’esercito israeliano. Oggi, il bilancio dei morti e dei feriti aumenta col passare delle ore, mentre si combatte per le strade di questa martoriata zona del pianeta.

 “I bambini si svegliano all’improvviso nel cuore della notte piangendo o gridando dalla paura… sono traumatizzati da ciò che accade a Gaza. Hanno visto corpi abbandonati ai lati delle strade o nei cortili di casa. Ora, sta succedendo tutto di nuovo” ci ha confessato un leader di una chiesa di Gaza. “Il rumore delle bombe è terrificante, qualcuno lo chiama “la grande voce”, perché è profondo e incessante. Continua senza sosta e non puoi mai sapere quale edificio colpirà la prossima volta” ribadisce con angoscia. “Molti a Gaza non hanno idea di quello che sta accadendo. Spesso manca l’energia elettrica, quindi non hanno radio, televisione o internet. La gente è costretta a chiamare gli amici o la famiglia che vivono fuori Gaza per essere aggiornati sulla situazione e gli sviluppi a Gaza stessa!
La moglie di un pastore ci racconta che la chiesa battista di Gaza è stata danneggiata quando la vicina stazione di polizia è stata bombardata dagli israeliani, un attacco in cui sono morte 40 persone; nessun membro della chiesa, però, è stato ferito in questo bombardamento.

fonte articolo www.porteaperteitalia.org

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Nigeria: Centinaia di morti e migliaia di persone in fuga, la capitale è nel caos

Nigeria Chiesa

Nigeria Chiesa

Fonte articolo www.porteaperteitalia.org

Dopo le centinaia di morti (difficile il conteggio in questo momento, si parla di oltre 400) e le migliaia di persone in fuga (oltre 10.000), la situazione a Jos, capitale dello stato di Plateau (Nigeria), rimane tesa, in una quiete apparente dominata da esercito e forze dell’ordine. Gli scontri nascono dopo il risultato di elezioni locali (vinte da un partito, il People’s Democratic Party, sostenuto in larga parte da cristiani) che i musulmani affermano essere state truccate, ovviamente non contenti dell’esito negativo (addirittura 16 dei 17 seggi sono stati vinti dal suddetto partito, una vittoria schiacciante ma prevista da tempo).Le informazioni che giungono dalla capitale sono falsate dal gioco di menzogne che si è scatenato attorno a chi avrebbe dato inizio all’ondata di follia. La stampa internazionale è unanime nell’individuare come scintilla proprio le elezioni e quindi come artefice dell’esplosione di violenza la maggioranza musulmana; poi, lo scontro è stato da più parti classificato – erroneamente a nostro avviso – “di natura religiosa”, quindi anche i cristiani starebbero prendendo parte alle violenze. Fin qui le notizie pubblicate dalla stampa nazionale, ora vi offriamo un sunto delle notizie che ci giungono direttamente dalle nostre fonti sul luogo.

Gli scontri sono iniziati a Jos nell’area di Ali Kazaure, quando bande armate di musulmani hanno attaccato i cristiani della zona, proprio a reazione dei risultati elettorali. Da lì, le violenze sono esplose in altre zone della città, con scene indescrivibili come quella di centinaia di corpi ammassati di fronte a una moschea. Il ministro dell’informazione dello stato di Plateau, Nuhu Gagara, già venerdì scorso dichiarava che la chiesa di Sarkin Mangu (Church of Christ in Nigeria o COCIN) era stata distrutta e che il pastore era stato assassinato. Altri luoghi di culto risultano devastati, a cui vanno aggiunte anche delle moschee. Lo stesso Gagara ieri forniva un bilancio di 200 morti accertate, ma in realtà le fonti di Porte Aperte (e non solo) parlano di almeno il doppio di cadaveri, in alcuni casi tuttora abbandonati ai lati delle strade.

Ishaya Pam, il direttore del Plateau State Specialist Hospital, ci ha confermato per telefono che molte persone si sono rifugiate nell’ospedale, mentre le forze dell’ordine portavano al nosocomio i corpi di varie persone assassinate. I direttivi del Jos University Teaching Hospital (un altro istituto sanitario) parlano di decine e decine di feriti portati a questo ospedale, con un bilancio in continua crescita. Il governatore dello Stato di Plateau, Jonah David Jang, ha dichiarato alla radio e alla televisione che l’ondata di violenze è stata accuratamente pianificata da elementi estremisti che hanno cercato di strumentalizzare i sentimenti religiosi per creare instabilità nel paese. Samson Wudeh, commissario di Polizia del Dipartimento di Stato di Plateau, ieri ha rilasciato una dichiarazione ai giornalisti nella quale si parla di circa 500 persone fermate dalla Polizia.

La presenza della maggioranza musulmana al nord e di quella cristiana al sud ha da tempo creato tensioni, disordini e morti in Nigeria. L’estremismo islamico intacca le comunità musulmane nigeriane Hausa, fomentando lo scontro e l’odio nei confronti dei cristiani (e di tutte le altre minoranze non musulmane) esattamente con gli stessi obiettivi che l’integralismo islamico non nasconde di perseguire in tanti altri stati di questo pianeta: disordine, caos, instabilità, in una parola Jihad, la guerra santa.

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Jakarta(Indonesia) – Violenze contro gli studenti di un college cristiano

Jakarta - Indonesia

Jakarta - Indonesia

Per la seconda notte consecutiva circa 580 studenti della Arastamar Evangelical School of Theology (SETIA) ad East Jakarta hanno dormito nella lobby del Parlamento indonesiano, a causa delle violente manifestazioni contro la loro scuola. Incitati dagli altoparlanti della vicina moschea a “far sloggiare gli indesiderati vicini”, centinaia di manifestanti al grido “Allahu-Akbar (Allah è il più grande)” hanno attaccato brandendo machete e bastoni i 1.400 studenti e lo staff della scuola evangelica teologica, costringendoli ad evacuare durante l’ultimo fine settimana di luglio.Oltre agli studenti riparatisi nell’edificio del Parlamento, centinaia di altri ragazzi sono stati evacuati in altre aree o hanno ricevuto cure mediche per le ferite riportate negli scontri. Le violenze hanno avuto luogo nonostante gli sforzi di 400 poliziotti intervenuti dopo le tensioni del venerdì precedente. Gli studenti e lo staff della scuola hanno chiesto protezione ai rappresentanti del governo, in particolare a quelli del Prosperous Peace Party (PDS, un partito cristiano capeggiato da Karol Daniel Kadang), ricevendo rassicurazioni in merito e la promessa di contattare il National Police Department per far pervenire al comando centrale la viva protesta contro l’inefficacia del servizio protettivo svolto dalla polizia presente durante le violenze (violenze che hanno causato circa 9.300 dollari di danni, una cifra ingente in quelle zone). Le bande di estremisti islamici, armate di spranghe, machete e bombe incendiarie, hanno attaccato due dormitori maschili ed uno femminile, aggredendo e picchiando gli studenti e appiccando incendi negli edifici per creare il maggior danno possibile. Il motivo di queste violenze è “semplice” secondo le informazioni raccolte in loco: “La presenza di un college cristiano disturba i musulmani della zona…”

fonte articolo – porte aperte italia

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Nigeria: Rapito tre giorni dopo la sua conversione

Nel nord della Nigeria avviene spesso che cristiani di origine musulmana vengano rapiti con lo scopo di obbligarli a tornare all’Islam. E’ accaduto anche a S.Ali

S. Ali ha compiuto 21 anni a febbraio e studiava nello stato di Katsina in Nigeria. Sua madre è cristiana e suo padre musulmano. Questa ragione lo ha spinto a fare uno studio comparativo fra le due religioni. Lo studio ha scombussolato la sua vita, ha deciso di diventare cristiano e il 14 febbraio ha incontrato un pastore.
Da allora, S. non si è più recato alla moschea, suscitando la curiosità di suo zio. E, quando quest’ultimo è andato a trovarlo per chiedergli ragione della sua assenza, il nipote gli ha aperto il cuore e gli ha raccontato la sua conversione. S. non pensava che suo zio lo denunciasse alle autorità locali, né immaginava che sarebbe stato espulso dalla scuola e arrestato dalla polizia della sharia, che lo avrebbe condotto nella città di Kano a 120 chilometri da casa sua.
Il 17 febbraio, tre giorni dopo la sua conversione, S.si è trovato rinchiuso in una cella. Secondo sua madre Kurma, che è stata autorizzata a visitarlo, suo figlio è stato anche torturato. Da allora lei non ha più avuto sue notizie. I membri della sua chiesa pregano e digiunano per lui.
Lo stato di Katsina fa parte dei 12 stati nigeriani governati dalla sharia, la legge islamica secondo la quale è vietato a un musulmano lasciare l’Islam. Coloro che lo fanno, rischiano di essere rapiti, sequestrati e torturati, ma nonostante ciò, in questa regione i musulmani continuano a convertirsi al cristianesimo.

 

 

da porte aperte italia notizie dal mondo sui cristiani perseguitati

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