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India: affrontiamo l’emergenza

India - Casa Distrutta

India - Casa Distrutta

Fonte Articolo www.porteaperteitalia.org.

 Il rischio che si corre quando la stampa non dedica più molta attenzione a un evento drammatico, perché concentrata su altre tragedie o perché tale evento risulta “inflazionato a livello mediatico”, è che si dimentichi che l’emergenza permane, che il dolore non è cessato, che il lavoro da fare è molto.Così potrebbe accadere con la situazione in Orissa, India, ora che la stampa italiana (e internazionale) si concentra su altre questioni, come per esempio la Striscia di Gaza (a tal proposito leggete Israele-Palestina: il conflitto decima i cristiani e Israele-Palestina: a Gaza emergenza umanitaria, anche per i cristiani – Dossier): ma l’emergenza rimane, i campi profughi sono ancora là, gli sfollati (oltre 50.000) affrontano le stesse esigenze e le stesse paure, tra condizioni igieniche precarie, malattie, mancanza di viveri, impossibilità di ritornare alle loro case perché distrutte, con l’angoscia dei cari perduti sempre vivida nei loro cuori e quelle immagini di follia omicida e di terrore stampate nelle loro menti.
Mentre gli estremisti indù sembrano soddisfatti di questa prima ondata di violenze, Porte Aperte si adopera per portare aiuti ai cristiani perseguitati, collaborando anche con altre realtà missionarie e umanitarie per rendere più efficaci gli interventi. Vi avevamo già parlato della nostra opera a favore dei fratelli indiani (opera resa possibile grazie anche a voi) e lo avevamo fatto con un articolo intitolato India: Porte Aperte risponde alla crisi in Orissa: oggi vi diamo un breve aggiornamento.

Non mancano gli ostacoli nella distribuzione degli aiuti, poiché alcune zone sono state difficili da raggiungere e in altre non ci è stato permesso di entrare (Kandhamal per esempio), perciò siamo stati costretti a indirizzare i nostri sforzi sulla parte del territorio accessibile.
Nella prima fase abbiamo consegnato aiuti nei campi profughi governativi come vestiti, coperte, lenzuola, utensili vari, articoli da bagno e, non lo dimentichiamo mai, Bibbie, prendendo nota del fatto che la distribuzione di cibo, seppur molto modesta e non del tutto sufficiente, avveniva senza eccessivi intoppi. Alimenti e generi come quelli appena elencati sono stati distribuiti anche a quelle famiglie rimaste fuori dai campi profughi allestiti dal governo e rifugiatesi in zone rurali nella fuga dalle violenze degli estremisti indù. Abbiamo identificato ONG di indubbia affidabilità oltre che chiese locali e missioni evangeliche, avviando un’indispensabile collaborazione al fine di rendere più efficace la distribuzione degli aiuti: 1.000 consistenti pacchi di viveri hanno raggiunto 1.000 famiglie, mentre oltre 780 pacchi di articoli (come quelli sopra elencati) sono stati distribuiti in 7 differenti distretti.
Nella seconda fase abbiamo migliorato la logistica e la distribuzione, individuando luoghi adatti per lo stivaggio della merce (cosa di non facile realizzazione) e garantendo altri 1.000 pacchi di viveri con maggiore facilità e raggiungendo nel distretto di Rudangiya altre 290 famiglie. Nel campo profughi di questa zona stiamo garantendo assieme alle chiese locali il rifornimento quotidiano di viveri. Ci giungono continue richieste di aiuto da alcune scuole e orfanatrofi, perciò è stata presa la decisione di fornire aiuti alimentari ad alcune di queste istituzioni per bambini. Pacchi di viveri e vestiario aggiuntivi sono stati distribuiti in punti chiave nei distretti di Kalahandi, Bargadh, Balangir, Navrangpur e Gajapati.
Nella terza fase siamo riusciti ad entrare nel distretto di Kandhamal, segno che le autorità hanno riconosciuto l’aiuto dato alla popolazione e hanno tolto alcuni ostacoli al nostro lavoro missionario. Migliaia di pacchi sono stati indirizzati e stivati in questa zona (tra le maggiormente colpite); con questo nuovo anno è già cominciata la distribuzione (sempre cibo, vestiario, articoli per il bagno, la casa, la cura personale, ecc…) e si prevede di poter concludere questa fase entro metà febbraio.

Per ovvie ragioni di sicurezza omettiamo molti particolari dell’attività di Porte Aperte, ma ci sembrava opportuno aggiornarvi sulla situazione, poiché quanto facciamo lo dobbiamo soprattutto a coloro che sostengono come possono la missione di Porte Aperte a favore dei cristiani perseguitati.
Grazie a tutti.
Di cuore.

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Pakistan: la legge non è uguale per tutti

pakistan

Fonte articolo www.porteaperteitalia.org

 

L’escalation di tensione tra India e Pakistan suscita l’apprensione degli analisti internazionali e potenziali scenari di un quarto conflitto tra queste due potenze atomiche (già scongiurato una volta nel 2001) prendono corpo negli incubi di molti. Sono due stati che non stanno vivendo il loro periodo migliore, fa notare più di qualcuno; l’India non sembra garantire quella stabilità interna necessaria per proporsi al mondo nel ruolo di neopotenza di spicco nel mercato globale, tanto che, nonostante la gratuita pubblicità positiva fatta da varie testate giornalistiche occidentali, non convince molti investitori e imprenditori delle nostre parti (italiani in testa).Il vero e proprio pogrom contro i cristiani avvenuto e tuttora in corso – nonostante la surreale e poco convincente “tregua natalizia” – nello stato di Orissa, ha scoraggiato molti che vedevano l’India come la nuova terra delle opportunità e la nazione di Gandhi e della pace, deturpata da follie integraliste esattamente come i paesi più radicali di questo pianeta. Il Pakistan, dal canto suo, palesa un’instabilità e una corruzione di fondo che lo segnalano come uno dei paesi meno ospitali (per noi occidentali) del mondo: ed è proprio per una questione di “ospitalità” o, meglio, provenienza che le relazioni tra questi due paesi hanno subito negli ultimi giorni un repentino peggioramento. Le indagini sugli attentati di Mumbai hanno chiarito che la provenienza dei terroristi è riconducibile proprio ai territori pakistani, scelti spesso dagli estremisti per nascondersi e addestrarsi. L’India alza i toni e il Pakistan risponde ammassando forze militari nei confini con l’antico rivale e sguarnendo così le frontiere con l’Afghanistan, zone dove il traffico di armi e morte è in costante aumento.

Dell’India vi abbiamo parlato spesso e vi continueremo a parlare in futuro, oggi, con una breve storia, vi ricordiamo come siano costretti a vivere i cristiani in Pakistan. Vi riportiamo la vicenda personale di Emanuel Masih, cristiano di 43 anni, incarcerato e torturato per un banale litigio tra bambini. Il figlio di Masih e di un poliziotto che risponde al nome di Omer Draz, entrambi di nove anni, hanno avuto un tipico diverbio tra bambini, al quale è seguita la reazione folle di Omer Draz, che ha usato tutta la sua influenza per imprigionare, torturare e successivamente far condannare a 5 anni di prigione il povero Emanuel Masih. La facilità con cui ha ottenuto ciò che voleva il poliziotto la dice lunga sulle condizioni della legge in Pakistan; questi, infatti, ha inventato capi d’imputazione contro Masih e il cognato, è riuscito impunemente a incarcerarli e torturarli fisicamente e psicologicamente per un mese intero, tanto che Emanuel ne è uscito addirittura paralizzato. La gravità delle ferite riportate dalle torture è tale che la corte ha emesso un ordine di scarcerazione temporanea in data 21 dicembre scorso, per ricoverarlo presso il Faisalabad Hospital. In Pakistan, decisamente, la legge non è uguale per tutti, specie se si è cristiani.

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India: notizie da chi ha visitato le zone delle violenze

India Uomo + Croce

India Uomo + Croce

Nonostante la Costituzione indiana sancisca la libertà di religione, 8 stati indiani hanno cercato di varare leggi anti-conversione che, innanzitutto, servono a prevenire la conversione al Cristianesimo (in particolare della numerosissima classe meno abbiente dei Dalit), leggi che gli estremisti hanno da sempre utilizzato come giustificazione alle loro violenze. Attualmente 5 stati hanno varato leggi simili (Madhya Pradesh, Chhattisgarh, Gujarat, Himachal Pradesh e Orissa) e l’Orissa è stato il primo nel 1967. Questo stato ha una lunga storia di violenze contro i cristiani, soprattutto dal 1969, anno in cui Laxmanananda Saraswati creò un centro religioso indù, nato appositamente per contrastare l’attività dei missionari cristiani e per cercare di convertire la popolazione animista delle tribù all’induismo.

Come più volte vi abbiamo accennato, il 23 agosto 2008 è stato assassinato proprio Laxmanananda Saraswati da una falange armata dei Maoisti, i quali, per voce del leader Sabyasachi Panda, hanno espressamente rivendicato l’attentato (in ogni caso, anche le indagini della Polizia hanno portato ai maoisti). Gli estremisti indù hanno invece preso a pretesto l’assassinio per attaccare i cristiani in generale, un’ondata di violenze che da agosto ha portato a 60 cristiani assassinati, 18.000 feriti, 50.000 sfollati, con 4.500 case, 300 villaggi e 151 chiese distrutti. L’Unione Europea ha descritto tale ondata di follia come un vero e proprio “massacro di cristiani”. Gli stati coinvolti nelle violenze (dato che dall’Orissa si è poi estesa ad altri 7 stati) tendono a negare l’evidenza o a ridimensionarla (oltre che a non far intervenire le forze dell’ordine, che rimangono a guardare), nonostante lo stesso governo centrale indiano per bocca del Primo Ministro, Manmohan Singh, abbia definito le violenze una “vergogna nazionale”.

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India: tra attentati e follia omicida, i cristiani temono il Natale

India

India

Fonte articolo www.porteaperteitalia.org

Mentre l’opinione pubblica internazionale si interroga sulla serie di attentati a Mumbai, le relazioni tra India e Pakistan si inaspriscono e nuove bombe vengono scoperte dalle forze dell’ordine indiane nella stazione centrale della capitale, i cristiani in quella che veniva definita la democrazia più grande del mondo tremano all’avvicinarsi delle feste natalizie, convinti che le forze estremiste indù stiano preparando un’altra ondata di violenze a loro danno.In effetti, le paure sono del tutto motivate, non solo perché davvero poco è stato fatto per garantire sicurezza ai cristiani indiani, ma anche perché gli estremisti indù del Sangh Parivar stanno muovendo le loro pedine per trovare un buon pretesto per scatenare nuovamente la follia omicida.

A tale conclusione si arriva a causa di alcune pessime notizie che arrivano dalle fonti locali di Porte Aperte. Gli estremisti indù hanno fatto espressa richiesta di decretare per le feste natalizie il cosiddetto bandh, che è una sorta di sciopero generale di gran parte della società indiana, intimando alla gente di starsene chiusi in casa e di non andare a lavorare. I cristiani (e non solo loro, ma anche le autorità) temono che il bandh in realtà sia solo un pretesto per attaccare chiunque festeggi pubblicamente la nascita di Cristo.  Secondo quanto scritto dal giornale Outlook India, la potente organizzazione induista Sangh Parivar starebbe facendo pressione sulle autorità per accettare l’imposizione del bandh, anche se questa forma di protesta è stata dichiarata illegale dalla Corte Suprema Indiana nel 1998. Il presidente della Laxmanananda Saraswati Condolence Society (una specie di organizzazione che commemora il defunto leader estremista indù) ha minacciato apertamente le autorità dello stato di Orissa dicendo loro che il bandh si farà se non verranno arrestati i colpevoli dell’assassinio del leader Saraswati: il dramma è che le indagini della Polizia hanno chiarito che a eseguire l’attentato è stato il movimento maoista, il quale peraltro ha apertamente rivendicato l’assassinio, ma gli estremisti indù non sembrano interessati alla verità, sembrano piuttosto cercare un pretesto per annientare i cristiani.

A tutto questo va aggiunto il fatto che nelle ultime due settimane nel distretto di Kandhamal (sempre nello stato di Orissa) sono stati accertati altri omicidi di cristiani: la violenza continua, i profughi rimangono, l’emergenza non cessa, con in più il terrore delle feste natalizie che si avvicinano, decisamente in India “il conflitto è reale”!

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India: aggiornamenti sulle violenze in corso

India - auto in fiamme

India - auto in fiamme

fonte articolo www.porteaperteitalia.org

Continua l’ondata di violenze contro i cristiani, per quanto gli appelli a un intervento più incisivo delle autorità indiane si susseguano ormai da mesi (anche il nostro Ministro degli Esteri, Frattini, ci ha provato): perciò siamo costretti ad aggiornarvi sulla terribile situazione riportandovi solo alcune delle informazioni che Porte Aperte riceve dalle sue fonti. Karnataka è di nuovo l’epicentro di un’aggressione ai danni di un pastore.Secondo quanto afferma il dott. Sajan K. George, presidente nazionale del Global Council of Indian Christians (GCIC), alle ore 11  del 16 novembre scorso un gruppo di circa 25 estremisti indù legati al Rashtriya Swayamsevak Sangh e al Vishwa Hindu Parishad hanno fatto irruzione nella comunità familiare del pastore Sujnanamm (a Vangasandra, Hosur Road, Bangalore), imprecando contro i 15 cristiani presenti e malmenando il povero pastore. Dopo le ,percosse, il pastore è stato obbligato con la forza a recarsi presso la vicina stazione di Polizia di Madivala e ancora sanguinante ha firmato sotto minaccia di morte un documento con cui si dichiara colpevole di “conversione forzata” ai danni di alcuni abitanti della zona. Interrogato dalla polizia, il pastore ha detto di essere stato uno studente del Bhirian Baptist Bible College (BBBC) e questo ha fatto infuriare gli ufficiali, che hanno obbligato il Rev. Edwin Chilli – presidente del BBBC – a recarsi alla centrale e l’hanno accusato di intimidazioni criminali. Entrambi i cristiani permangono in carcere in questo momento.

Un caso del tutto simile ha coinvolto tre credenti della chiesa di Pavithra Agni, Chandrasekhar (un uomo) e Kamlamma e Sandhya (due donne), nella cittadina di Cox Town, Bangalore (sempre zona di Karnataka), arrestati e incarcerati per gli stessi reati, sulla base di imputazioni create ad hoc dall’immancabile gruppo di estremisti indù, una prassi che sta sconvolgendo la vita dei villaggi indiani ormai da tanti mesi.  

A Banavara, Arasikere Taluk (distretto di Hassan), un gruppo di estremisti del Vishwa Hindu Parishad (VHP) hanno picchiato e falsamente accusato un altro pastore della Jesus Prayer Hall, il cui nome è Ravi Charles. Pretesto scatenante la rabbia degli estremisti un funerale di un membro della chiesa del pastore, svolto ovviamente secondo il rito cristiano, un affronto secondo i fondamentalisti indù, sempre più padroni del territorio. La Polizia è intervenuta e ha detenuto per alcune ore il pastore e altri credenti, rilasciandoli poi senza alcun capo di imputazione.

La carrellata potrebbe essere lunghissima ma ci fermiamo qui, l’idea era semplicemente quella di tenervi informati sulla situazione in Orissa, farvi sapere che l’emergenza di certo NON è rientrata e che l’India continua la sua ascesa nella classifica dei paesi dove i cristiani soffrono di più per la loro fede.

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India: la situazione resta critica, attacchi anche alle forze dell’ordine

India

India

Orissa, e in particolare il distretto di Kandhamal, continua a essere teatro di violenze contro i cristiani, in questa ondata di follia estremista indù che ha seminato morte e distruzione in vari stati dell’India. Porte Aperte vi mantiene informati su quanto sta accadendo in quelle zone. Oggi vi riportiamo la notizia di un soldato paramilitare assegnato proprio a difendere i cristiani rifugiati nei campi, ove fratelli e sorelle scampati al pogrom vivono in condizioni estreme, in baracche improvvisate, colpiti da epidemie di varie gravi malattie quali la malaria (è di ieri la notizia di vari decessi in rifugi improvvisati proprio per malattie infettive derivanti dall’impossibilità di avere un certo livello di igiene e acqua e cibo a sufficienza). 

Tornando al soldato della Central Reserve Police Force (CRPF), vi riportiamo il suo caso perché emblematico – e quindi non di certo perché sia l’unico omicidio commesso in questi giorni – rappresentativo cioè di un’ulteriore involuzione della situazione; diciamo questo in virtù del fatto che ora vengono attaccate – dopo gli scontri con la Polizia – anche le autorità che proteggono i cristiani, un segno forte di quanto la situazione sia fuori controllo e una risposta chiara alle dichiarazioni dei leader indù che chiedevano alle autorità addirittura di ritirare le forze paramilitari impiegate per proteggere i cristiani. Queste forze paramilitari, oltre ad essere una difesa (peraltro insufficiente a quanto pare) per i cristiani, si stanno impegnando assieme alla Polizia ad arrestare gli assassini per frenare l’ondata di violenza. Nel villaggio di Sisapanga, sempre nel distretto di Kandhamal, il soldato della CRPF stava svolgendo un compito di approvvigionamento per il campo rifugiati a cui era assegnato, quando è stato assalito, direttamente nella macchina dove viaggiava, da un gruppo di 6 o 7 uomini armati che l’hanno rapito e portato nella giungla, dove l’hanno letteralmente fatto a pezzi, secondo le dichiarazioni del sovraintendente capo della Polizia S. Praveen Kumar. 

Un’altra notizia che può far intuire meglio le condizioni di vita dei cristiani in queste zone dell’India è quella della suora rapita mesi fa nella sede di un’organizzazione non governativa a Kanjamendi quando la massiccia intensificazione degli attacchi era solo agli inizi. La giovane donna (29 anni), poi rilasciata, è tuttora ricoverata in ospedale per le violenze subite ed è in attesa del processo, dato che agli inizi di ottobre la Polizia ha arrestato 8 uomini, presunti responsabili del rapimento e dello stupro. Ebbene il 13 ottobre scorso 5.000 donne estremiste indù hanno inscenato una manifestazione a K. Nuagaon, chiedendo a gran voce che la suora vittima del rapimento sposasse il suo violentatore (uno o tutti, questo non è chiaro…) in rispetto delle tradizioni locali.

fonte articolo porte aperte italia

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India: non cessano gli assassini di cristiani

India  distruzione in Orissa

India distruzione in Orissa

Il delirio di violenza e sangue non cessa in Orissa, anzi mantiene una costante intensità che non sembra risentire del clamore mediatico dato all’eruzione di follia in quelle zone. A quanto pare il problema delle forze dell’ordine di riprendere il controllo del territorio non è stato di certo risolto, tanto che Porte Aperte è costretta nuovamente a riportarvi ulteriori notizie di omicidi di cristiani nello stato di Orissa.Nel distretto di Kandhamal e di Boudh sono stati uccisi due cristiani e sono state date alle fiamme più di 400 abitazioni negli ultimi giorni, numeri che si aggiungono alle violenze del primo ottobre, in cui sono morti 3 cristiani massacrati a colpi di ascia.

Teatro della suddetta follia omicida è questa volta il villaggio di Sindhipankha, dove gli estremisti indù hanno ucciso Dushashan Majhi, un cristiano influente nel villaggio, prima sparandogli e poi facendolo letteralmente a pezzi. La vittima era accompagnata da un amico, Sanyasi Majhi, nei confronti del quale gli estremisti non hanno mancato di accanirsi, uccidendolo, a quanto pare, assieme ad una terza persona non ancora identificata. Il delirio di sangue e morte si è poi spostato – secondo alcuni testimoni che preferiscono per ovvie ragioni rimanere anonimi – sul bestiame e sulle case dei cristiani del villaggio.
 
Tornando invece agli accadimenti del primo ottobre, nel villaggio di Hrudangia gli estremisti indù hanno ucciso a colpi di ascia Lalji Nayak, un indifeso credente di 80 anni, e ferito a morte altri cristiani, per un bilancio di circa 15 persone ferite, vittime più o meno gravi degli attacchi. Anche l’anziana moglie di Nayak, Mandaki, ha riportato ferite da arma bianca, così come il fratello Junas, al quale invece hanno più volte sparato, e versano entrambi in gravi condizioni in un ospedale della zona.  

fonte articolo porte aperte italia

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India : l’orrore continua!!!

 

india orissa

india orissa

Le notizie di tragici eventi solitamente finiscono nelle prime pagine dei giornali quando sono “fresche”, poi via via perdono appeal nei lettori e vengono relegate in posizioni secondarie, fino a scomparire dall’occhio distratto di chi guarda la TV, sfoglia un giornale o naviga in internet. Il compito di Porte Aperte, però, è anche quello di aggiornarvi sulla realtà della chiesa perseguitata e sfruttiamo questo spazio per aggiornarvi sulla situazione in India, che, vi assicuriamo, nonostante sia in parte scomparsa dalle prime pagine non è di certo risolta, anzi. 

Ci giungono notizie aggiornate in ogni momento e parlano di continui attacchi alle chiese in Karnataka, Orissa, Andhra Pradesh, Uttarakhand, Maharashtra, di uccisioni, di feriti, di rapimenti, di pestaggi e torture fisiche e psicologiche nei confronti dei credenti in India. Gli attacchi sono mirati a decapitare la struttura della chiesa cristiana, in quanto spesso l’oggetto delle violenze sono i leader e i pastori: l’obiettivo degli estremisti indù è dunque minarne le fondamenta forti di una ferocia che ha sconvolto la comunità internazionale. Più che il frutto della follia di svariati gruppi di fondamentalisti sembra di assistere a qualcosa di addirittura strutturato e rigorosamente pianificato. 

La Polizia non agisce con fermezza, spesso prende semplicemente atto della persecuzione nei confronti dei cristiani, la sua inerzia o il suo ritardo nell’agire ci lasciano basiti e con noi milioni e milioni di cristiani nel mondo. Per questo alleghiamo una petizione attraverso la quale chiediamo conto al governo indiano e lo sollecitiamo a fare tutto il possibile per riportare la pace e la stabilità nella regione.

fonte articolo porte aperte italia

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Ancora soprusi contro i Cristiani in India

India - scena di vita

India - scena di vita

Mentre le tensioni continuano nello stato orientale di Orissa, gruppi di nazionalisti indù intensificano gli attacchi alle chiese e alle istituzioni cristiane anche nello stato del Karnataka. Gli estremisti indù hanno falsamente accusato di “conversioni forzate” gli operai cristiani mentre il governo dello stato indiano di Karnataka, guidato Partito nazionalista indù Bharatiya Janata Party, è intenzionato a chiudere le chiese. Sajan K. George del Global Council dei cristiani indiani ha dichiarato all’agenzia Compass che più di 200 persone hanno attaccato la chiesa “Mission Action Prayer Fellowship” nel villaggio di Bada, nel distretto di Davangere, domenica 7 settembre, accusando i cristiani di aver pressato gli indù a convertirsi. George ha riferito che un funzionario della città di Davangere ha disposto la demolizione di tre chiese nella città (la chiesa Eternal Life, la chiesa Divine Healing Ministry e la chiesa Jesus Prayer Hall) dichiarando che gli edifici sono illegali. Alle tre chiese sono stati posti i sigilli. Il giornale The Indian Express ha riportato che le autorità hanno etichettato le chiese come “non autorizzate” e un rappresentante dell’associazione cristiana  Christian Legal Association (CLA) ha riferito a Compass che sono state inviate richieste ad altre 13 chiese di procurarsi una licenza per poter tenere i loro culti. “Questa è una violazione della libertà religiosa prevista dalla Costituzione Indiana” ha riferito un portavoce del CLA. “Non esiste alcuna richiesta simile in nessuno degli stati dell’India”.

 Fonte articolo porte aperte italia

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Escalation di terrore in Orissa (India): a morte i cristiani!

orissa-India

orissa-India

Dopo l’assassinio del leader indù Swami Laxmananda Saraswati il 23 agosto scorso in Orissa, un elevato stato d’allerta si è diffuso in tutto lo Stato indiano, mentre il governo, cosciente che il fatto potesse essere usato dagli estremisti locali come pretesto per creare disordini, prendeva delle misure di sicurezza per proteggere le chiese e i luoghi di incontro dei cristiani. Ebbene la reazione degli estremisti, radunati in folle aggressive e armate, non si è fatta attendere, attaccando i cristiani della zona e le loro proprietà,  e investendo letteralmente le inadeguate forze di polizia schierate dal governo centrale, che sono rimaste a guardare.I disordini sono stati fomentati dal Bajrang Dal (l’ala più giovane del VHP, ovvero del Vishwa Hindu Parishad, di cui Swami Laxmananda Saraswati era uno dei leader), dal Rashtriya Swayamsevak Sangh (RSS), dal Hindu Jagaran Morcha, tutti supportati dal partito Bhartiya Janata Party (BJP). Poco importa se dell’attentato di cui sopra sia sospettato un gruppo di ribelli maoisti, il bersaglio dei disordini sembrano essere esclusivamente i cristiani della zona.
Nell’escalation di orrore che sta avendo luogo in Orissa stanno perdendo la vita numerosi fratelli, molti altri vengono torturati e picchiati, mentre chiese e proprietà di varia natura dei cristiani vengono date alle fiamme (spesso quando all’interno ci sono gli stessi proprietari).
Qui di seguito vi forniamo una lista non completa (e in continuo aggiornamento, perché i fatti si susseguono i rapporti degli inviati sono spesso concitati) dei disordini a danno di cristiani nello Stato di Orissa, dove trovate chiese date alle fiamme, persone assassinate, devastazioni di ogni tipo:

  • tre chiese bruciate nei distretti di Dumerguda, Talsara, Sundergarh;
  • una chiesa cattolica data alle fiamme e una battista è stata attaccata nel distretto di Phulbani; in questa stessa zona sono state bruciate svariate abitazioni di cristiani, così come la casa di un pastore e quella del suo assistente;
  • altre tre chiese attaccate nel distretto di Kandhamal;
  • una chiesa attaccata nel distretto di Koraput;
  • la scuola Ichhapur Carmel è stata pesantemente danneggiata;
  • gli uffici della World Vision (un’organizzazione cristiana statunitense) a Bhawanipatna, nel distretto di Kalahandi, sono stati danneggiati e un’auto di proprietà dell’organizzazione distrutta, mentre nella stessa cittadina una famiglia cristiana è stata vittima della violenza dei manifestanti;
  • altra chiesa a Jeypore ha subito danni;
  • due scuole e un ostello sono stati dati alle fiamme;
  • la chiesa cattolica di Satyanagar, Bhubaneswar (capitale dello Stato di Orissa) è stata attaccata;
  • stessa sorte ad un’altra chiesa a Chandipali, Bargarh;
  • attaccata anche una chiesa pentecostale a Sambalpur;
  • ingenti danni anche al National Institute of Social Work and Social Sciences (NISWASS) e al Xavier Institute of Management (XIM) a Bhubaneswar;
  • una chiesa e circa 20 case hanno subito danni, mentre un uomo che risponde al nome di Rasananda Pradhan è stato assassinato a Rupagaon, vicino a Chakapada, nel distretto di Kandhamal;
  • a Khuntapali, Padampur, un orfanatrofio è stato dato alle fiamme, padre Edward, una suora e dei bambini sono bruciati vivi, mentre almeno 22 membri dell’istituto risultano scomparsi;
  • nella stessa zona, un pastore è stato bruciato vivo, dentro la sua casa;
  • altra chiesa data alle fiamme a Sukinda;
  • attacchi ad una chiesa dei fratelli anche a Gosaninuagaon, Berhampur;
  • l’ufficio di Compassion East India (NGO) a Bhubaneswar ha subito dei danni;
  • altre chiese attaccate a Bhimaguda, Nabarangpur, a Jayadev Vihar, Bhubaneswar, a Bidanasi, Cuttack, a Rayagada, a Raikia, così come nel distretto di Kandhamal, ma in questa occasione il pastore non è riuscito a scappare ed è bruciato vivo;
  • altre scuole ed ostelli danneggiati a Madupur, Sohela, Bargarh, lo stesso dicasi per lo scuola-bus della De Paul School, a Berhampur;
  • la William Carey School con i suoi vari scuola-bus, tutto dato alle fiamme;
  • una suora di nome Mina Barua è stata rapita, mentre un prete (padre Thomas Clave) è stato picchiato e denudato;
  • in un posto chiamato Tamba due missionari sono stati arsi vivi;
  • picchiato brutalmente anche Sikender Singh, pastore di una missione pentecostale, nella zona di Bhavani Patna, distretto di Kalahandi, dove peraltro un altro pastore (David Diamond Pahar) è stato costretto a fuggire dopo che 200 estremisti avevano circondato la sua casa (a tutt’oggi non si sa dove si trovi); lo stesso distretto è protagonista di altri attacchi, tre negozi distrutti, due persone (Mr. Alok Das and Rev. I. N. Senapati) sono state picchiate, mentre due famiglie (sempre cristiane), Barik e Pradhan, sono state obbligate con la forza ad abbandonare il villaggio, ma nella concitazione degli eventi il signor Pradhan risulta scomparso;
    Queste sono solo alcune notizie che ci giungono da quello che potremmo definire ormai un fronte, dato che una vera e propria guerra si è scatenata contro i cristiani di Orissa.

Fonte articolo porte aperte italia

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