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India: affrontiamo l’emergenza

India - Casa Distrutta

India - Casa Distrutta

Fonte Articolo www.porteaperteitalia.org.

 Il rischio che si corre quando la stampa non dedica più molta attenzione a un evento drammatico, perché concentrata su altre tragedie o perché tale evento risulta “inflazionato a livello mediatico”, è che si dimentichi che l’emergenza permane, che il dolore non è cessato, che il lavoro da fare è molto.Così potrebbe accadere con la situazione in Orissa, India, ora che la stampa italiana (e internazionale) si concentra su altre questioni, come per esempio la Striscia di Gaza (a tal proposito leggete Israele-Palestina: il conflitto decima i cristiani e Israele-Palestina: a Gaza emergenza umanitaria, anche per i cristiani – Dossier): ma l’emergenza rimane, i campi profughi sono ancora là, gli sfollati (oltre 50.000) affrontano le stesse esigenze e le stesse paure, tra condizioni igieniche precarie, malattie, mancanza di viveri, impossibilità di ritornare alle loro case perché distrutte, con l’angoscia dei cari perduti sempre vivida nei loro cuori e quelle immagini di follia omicida e di terrore stampate nelle loro menti.
Mentre gli estremisti indù sembrano soddisfatti di questa prima ondata di violenze, Porte Aperte si adopera per portare aiuti ai cristiani perseguitati, collaborando anche con altre realtà missionarie e umanitarie per rendere più efficaci gli interventi. Vi avevamo già parlato della nostra opera a favore dei fratelli indiani (opera resa possibile grazie anche a voi) e lo avevamo fatto con un articolo intitolato India: Porte Aperte risponde alla crisi in Orissa: oggi vi diamo un breve aggiornamento.

Non mancano gli ostacoli nella distribuzione degli aiuti, poiché alcune zone sono state difficili da raggiungere e in altre non ci è stato permesso di entrare (Kandhamal per esempio), perciò siamo stati costretti a indirizzare i nostri sforzi sulla parte del territorio accessibile.
Nella prima fase abbiamo consegnato aiuti nei campi profughi governativi come vestiti, coperte, lenzuola, utensili vari, articoli da bagno e, non lo dimentichiamo mai, Bibbie, prendendo nota del fatto che la distribuzione di cibo, seppur molto modesta e non del tutto sufficiente, avveniva senza eccessivi intoppi. Alimenti e generi come quelli appena elencati sono stati distribuiti anche a quelle famiglie rimaste fuori dai campi profughi allestiti dal governo e rifugiatesi in zone rurali nella fuga dalle violenze degli estremisti indù. Abbiamo identificato ONG di indubbia affidabilità oltre che chiese locali e missioni evangeliche, avviando un’indispensabile collaborazione al fine di rendere più efficace la distribuzione degli aiuti: 1.000 consistenti pacchi di viveri hanno raggiunto 1.000 famiglie, mentre oltre 780 pacchi di articoli (come quelli sopra elencati) sono stati distribuiti in 7 differenti distretti.
Nella seconda fase abbiamo migliorato la logistica e la distribuzione, individuando luoghi adatti per lo stivaggio della merce (cosa di non facile realizzazione) e garantendo altri 1.000 pacchi di viveri con maggiore facilità e raggiungendo nel distretto di Rudangiya altre 290 famiglie. Nel campo profughi di questa zona stiamo garantendo assieme alle chiese locali il rifornimento quotidiano di viveri. Ci giungono continue richieste di aiuto da alcune scuole e orfanatrofi, perciò è stata presa la decisione di fornire aiuti alimentari ad alcune di queste istituzioni per bambini. Pacchi di viveri e vestiario aggiuntivi sono stati distribuiti in punti chiave nei distretti di Kalahandi, Bargadh, Balangir, Navrangpur e Gajapati.
Nella terza fase siamo riusciti ad entrare nel distretto di Kandhamal, segno che le autorità hanno riconosciuto l’aiuto dato alla popolazione e hanno tolto alcuni ostacoli al nostro lavoro missionario. Migliaia di pacchi sono stati indirizzati e stivati in questa zona (tra le maggiormente colpite); con questo nuovo anno è già cominciata la distribuzione (sempre cibo, vestiario, articoli per il bagno, la casa, la cura personale, ecc…) e si prevede di poter concludere questa fase entro metà febbraio.

Per ovvie ragioni di sicurezza omettiamo molti particolari dell’attività di Porte Aperte, ma ci sembrava opportuno aggiornarvi sulla situazione, poiché quanto facciamo lo dobbiamo soprattutto a coloro che sostengono come possono la missione di Porte Aperte a favore dei cristiani perseguitati.
Grazie a tutti.
Di cuore.

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Pakistan: la legge non è uguale per tutti

pakistan

Fonte articolo www.porteaperteitalia.org

 

L’escalation di tensione tra India e Pakistan suscita l’apprensione degli analisti internazionali e potenziali scenari di un quarto conflitto tra queste due potenze atomiche (già scongiurato una volta nel 2001) prendono corpo negli incubi di molti. Sono due stati che non stanno vivendo il loro periodo migliore, fa notare più di qualcuno; l’India non sembra garantire quella stabilità interna necessaria per proporsi al mondo nel ruolo di neopotenza di spicco nel mercato globale, tanto che, nonostante la gratuita pubblicità positiva fatta da varie testate giornalistiche occidentali, non convince molti investitori e imprenditori delle nostre parti (italiani in testa).Il vero e proprio pogrom contro i cristiani avvenuto e tuttora in corso – nonostante la surreale e poco convincente “tregua natalizia” – nello stato di Orissa, ha scoraggiato molti che vedevano l’India come la nuova terra delle opportunità e la nazione di Gandhi e della pace, deturpata da follie integraliste esattamente come i paesi più radicali di questo pianeta. Il Pakistan, dal canto suo, palesa un’instabilità e una corruzione di fondo che lo segnalano come uno dei paesi meno ospitali (per noi occidentali) del mondo: ed è proprio per una questione di “ospitalità” o, meglio, provenienza che le relazioni tra questi due paesi hanno subito negli ultimi giorni un repentino peggioramento. Le indagini sugli attentati di Mumbai hanno chiarito che la provenienza dei terroristi è riconducibile proprio ai territori pakistani, scelti spesso dagli estremisti per nascondersi e addestrarsi. L’India alza i toni e il Pakistan risponde ammassando forze militari nei confini con l’antico rivale e sguarnendo così le frontiere con l’Afghanistan, zone dove il traffico di armi e morte è in costante aumento.

Dell’India vi abbiamo parlato spesso e vi continueremo a parlare in futuro, oggi, con una breve storia, vi ricordiamo come siano costretti a vivere i cristiani in Pakistan. Vi riportiamo la vicenda personale di Emanuel Masih, cristiano di 43 anni, incarcerato e torturato per un banale litigio tra bambini. Il figlio di Masih e di un poliziotto che risponde al nome di Omer Draz, entrambi di nove anni, hanno avuto un tipico diverbio tra bambini, al quale è seguita la reazione folle di Omer Draz, che ha usato tutta la sua influenza per imprigionare, torturare e successivamente far condannare a 5 anni di prigione il povero Emanuel Masih. La facilità con cui ha ottenuto ciò che voleva il poliziotto la dice lunga sulle condizioni della legge in Pakistan; questi, infatti, ha inventato capi d’imputazione contro Masih e il cognato, è riuscito impunemente a incarcerarli e torturarli fisicamente e psicologicamente per un mese intero, tanto che Emanuel ne è uscito addirittura paralizzato. La gravità delle ferite riportate dalle torture è tale che la corte ha emesso un ordine di scarcerazione temporanea in data 21 dicembre scorso, per ricoverarlo presso il Faisalabad Hospital. In Pakistan, decisamente, la legge non è uguale per tutti, specie se si è cristiani.

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India: notizie da chi ha visitato le zone delle violenze

India Uomo + Croce

India Uomo + Croce

Nonostante la Costituzione indiana sancisca la libertà di religione, 8 stati indiani hanno cercato di varare leggi anti-conversione che, innanzitutto, servono a prevenire la conversione al Cristianesimo (in particolare della numerosissima classe meno abbiente dei Dalit), leggi che gli estremisti hanno da sempre utilizzato come giustificazione alle loro violenze. Attualmente 5 stati hanno varato leggi simili (Madhya Pradesh, Chhattisgarh, Gujarat, Himachal Pradesh e Orissa) e l’Orissa è stato il primo nel 1967. Questo stato ha una lunga storia di violenze contro i cristiani, soprattutto dal 1969, anno in cui Laxmanananda Saraswati creò un centro religioso indù, nato appositamente per contrastare l’attività dei missionari cristiani e per cercare di convertire la popolazione animista delle tribù all’induismo.

Come più volte vi abbiamo accennato, il 23 agosto 2008 è stato assassinato proprio Laxmanananda Saraswati da una falange armata dei Maoisti, i quali, per voce del leader Sabyasachi Panda, hanno espressamente rivendicato l’attentato (in ogni caso, anche le indagini della Polizia hanno portato ai maoisti). Gli estremisti indù hanno invece preso a pretesto l’assassinio per attaccare i cristiani in generale, un’ondata di violenze che da agosto ha portato a 60 cristiani assassinati, 18.000 feriti, 50.000 sfollati, con 4.500 case, 300 villaggi e 151 chiese distrutti. L’Unione Europea ha descritto tale ondata di follia come un vero e proprio “massacro di cristiani”. Gli stati coinvolti nelle violenze (dato che dall’Orissa si è poi estesa ad altri 7 stati) tendono a negare l’evidenza o a ridimensionarla (oltre che a non far intervenire le forze dell’ordine, che rimangono a guardare), nonostante lo stesso governo centrale indiano per bocca del Primo Ministro, Manmohan Singh, abbia definito le violenze una “vergogna nazionale”.

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India: tra attentati e follia omicida, i cristiani temono il Natale

India

India

Fonte articolo www.porteaperteitalia.org

Mentre l’opinione pubblica internazionale si interroga sulla serie di attentati a Mumbai, le relazioni tra India e Pakistan si inaspriscono e nuove bombe vengono scoperte dalle forze dell’ordine indiane nella stazione centrale della capitale, i cristiani in quella che veniva definita la democrazia più grande del mondo tremano all’avvicinarsi delle feste natalizie, convinti che le forze estremiste indù stiano preparando un’altra ondata di violenze a loro danno.In effetti, le paure sono del tutto motivate, non solo perché davvero poco è stato fatto per garantire sicurezza ai cristiani indiani, ma anche perché gli estremisti indù del Sangh Parivar stanno muovendo le loro pedine per trovare un buon pretesto per scatenare nuovamente la follia omicida.

A tale conclusione si arriva a causa di alcune pessime notizie che arrivano dalle fonti locali di Porte Aperte. Gli estremisti indù hanno fatto espressa richiesta di decretare per le feste natalizie il cosiddetto bandh, che è una sorta di sciopero generale di gran parte della società indiana, intimando alla gente di starsene chiusi in casa e di non andare a lavorare. I cristiani (e non solo loro, ma anche le autorità) temono che il bandh in realtà sia solo un pretesto per attaccare chiunque festeggi pubblicamente la nascita di Cristo.  Secondo quanto scritto dal giornale Outlook India, la potente organizzazione induista Sangh Parivar starebbe facendo pressione sulle autorità per accettare l’imposizione del bandh, anche se questa forma di protesta è stata dichiarata illegale dalla Corte Suprema Indiana nel 1998. Il presidente della Laxmanananda Saraswati Condolence Society (una specie di organizzazione che commemora il defunto leader estremista indù) ha minacciato apertamente le autorità dello stato di Orissa dicendo loro che il bandh si farà se non verranno arrestati i colpevoli dell’assassinio del leader Saraswati: il dramma è che le indagini della Polizia hanno chiarito che a eseguire l’attentato è stato il movimento maoista, il quale peraltro ha apertamente rivendicato l’assassinio, ma gli estremisti indù non sembrano interessati alla verità, sembrano piuttosto cercare un pretesto per annientare i cristiani.

A tutto questo va aggiunto il fatto che nelle ultime due settimane nel distretto di Kandhamal (sempre nello stato di Orissa) sono stati accertati altri omicidi di cristiani: la violenza continua, i profughi rimangono, l’emergenza non cessa, con in più il terrore delle feste natalizie che si avvicinano, decisamente in India “il conflitto è reale”!

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India: aggiornamenti sulle violenze in corso

India - auto in fiamme

India - auto in fiamme

fonte articolo www.porteaperteitalia.org

Continua l’ondata di violenze contro i cristiani, per quanto gli appelli a un intervento più incisivo delle autorità indiane si susseguano ormai da mesi (anche il nostro Ministro degli Esteri, Frattini, ci ha provato): perciò siamo costretti ad aggiornarvi sulla terribile situazione riportandovi solo alcune delle informazioni che Porte Aperte riceve dalle sue fonti. Karnataka è di nuovo l’epicentro di un’aggressione ai danni di un pastore.Secondo quanto afferma il dott. Sajan K. George, presidente nazionale del Global Council of Indian Christians (GCIC), alle ore 11  del 16 novembre scorso un gruppo di circa 25 estremisti indù legati al Rashtriya Swayamsevak Sangh e al Vishwa Hindu Parishad hanno fatto irruzione nella comunità familiare del pastore Sujnanamm (a Vangasandra, Hosur Road, Bangalore), imprecando contro i 15 cristiani presenti e malmenando il povero pastore. Dopo le ,percosse, il pastore è stato obbligato con la forza a recarsi presso la vicina stazione di Polizia di Madivala e ancora sanguinante ha firmato sotto minaccia di morte un documento con cui si dichiara colpevole di “conversione forzata” ai danni di alcuni abitanti della zona. Interrogato dalla polizia, il pastore ha detto di essere stato uno studente del Bhirian Baptist Bible College (BBBC) e questo ha fatto infuriare gli ufficiali, che hanno obbligato il Rev. Edwin Chilli – presidente del BBBC – a recarsi alla centrale e l’hanno accusato di intimidazioni criminali. Entrambi i cristiani permangono in carcere in questo momento.

Un caso del tutto simile ha coinvolto tre credenti della chiesa di Pavithra Agni, Chandrasekhar (un uomo) e Kamlamma e Sandhya (due donne), nella cittadina di Cox Town, Bangalore (sempre zona di Karnataka), arrestati e incarcerati per gli stessi reati, sulla base di imputazioni create ad hoc dall’immancabile gruppo di estremisti indù, una prassi che sta sconvolgendo la vita dei villaggi indiani ormai da tanti mesi.  

A Banavara, Arasikere Taluk (distretto di Hassan), un gruppo di estremisti del Vishwa Hindu Parishad (VHP) hanno picchiato e falsamente accusato un altro pastore della Jesus Prayer Hall, il cui nome è Ravi Charles. Pretesto scatenante la rabbia degli estremisti un funerale di un membro della chiesa del pastore, svolto ovviamente secondo il rito cristiano, un affronto secondo i fondamentalisti indù, sempre più padroni del territorio. La Polizia è intervenuta e ha detenuto per alcune ore il pastore e altri credenti, rilasciandoli poi senza alcun capo di imputazione.

La carrellata potrebbe essere lunghissima ma ci fermiamo qui, l’idea era semplicemente quella di tenervi informati sulla situazione in Orissa, farvi sapere che l’emergenza di certo NON è rientrata e che l’India continua la sua ascesa nella classifica dei paesi dove i cristiani soffrono di più per la loro fede.

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India: la situazione resta critica, attacchi anche alle forze dell’ordine

India

India

Orissa, e in particolare il distretto di Kandhamal, continua a essere teatro di violenze contro i cristiani, in questa ondata di follia estremista indù che ha seminato morte e distruzione in vari stati dell’India. Porte Aperte vi mantiene informati su quanto sta accadendo in quelle zone. Oggi vi riportiamo la notizia di un soldato paramilitare assegnato proprio a difendere i cristiani rifugiati nei campi, ove fratelli e sorelle scampati al pogrom vivono in condizioni estreme, in baracche improvvisate, colpiti da epidemie di varie gravi malattie quali la malaria (è di ieri la notizia di vari decessi in rifugi improvvisati proprio per malattie infettive derivanti dall’impossibilità di avere un certo livello di igiene e acqua e cibo a sufficienza). 

Tornando al soldato della Central Reserve Police Force (CRPF), vi riportiamo il suo caso perché emblematico – e quindi non di certo perché sia l’unico omicidio commesso in questi giorni – rappresentativo cioè di un’ulteriore involuzione della situazione; diciamo questo in virtù del fatto che ora vengono attaccate – dopo gli scontri con la Polizia – anche le autorità che proteggono i cristiani, un segno forte di quanto la situazione sia fuori controllo e una risposta chiara alle dichiarazioni dei leader indù che chiedevano alle autorità addirittura di ritirare le forze paramilitari impiegate per proteggere i cristiani. Queste forze paramilitari, oltre ad essere una difesa (peraltro insufficiente a quanto pare) per i cristiani, si stanno impegnando assieme alla Polizia ad arrestare gli assassini per frenare l’ondata di violenza. Nel villaggio di Sisapanga, sempre nel distretto di Kandhamal, il soldato della CRPF stava svolgendo un compito di approvvigionamento per il campo rifugiati a cui era assegnato, quando è stato assalito, direttamente nella macchina dove viaggiava, da un gruppo di 6 o 7 uomini armati che l’hanno rapito e portato nella giungla, dove l’hanno letteralmente fatto a pezzi, secondo le dichiarazioni del sovraintendente capo della Polizia S. Praveen Kumar. 

Un’altra notizia che può far intuire meglio le condizioni di vita dei cristiani in queste zone dell’India è quella della suora rapita mesi fa nella sede di un’organizzazione non governativa a Kanjamendi quando la massiccia intensificazione degli attacchi era solo agli inizi. La giovane donna (29 anni), poi rilasciata, è tuttora ricoverata in ospedale per le violenze subite ed è in attesa del processo, dato che agli inizi di ottobre la Polizia ha arrestato 8 uomini, presunti responsabili del rapimento e dello stupro. Ebbene il 13 ottobre scorso 5.000 donne estremiste indù hanno inscenato una manifestazione a K. Nuagaon, chiedendo a gran voce che la suora vittima del rapimento sposasse il suo violentatore (uno o tutti, questo non è chiaro…) in rispetto delle tradizioni locali.

fonte articolo porte aperte italia

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India: non cessano gli assassini di cristiani

India  distruzione in Orissa

India distruzione in Orissa

Il delirio di violenza e sangue non cessa in Orissa, anzi mantiene una costante intensità che non sembra risentire del clamore mediatico dato all’eruzione di follia in quelle zone. A quanto pare il problema delle forze dell’ordine di riprendere il controllo del territorio non è stato di certo risolto, tanto che Porte Aperte è costretta nuovamente a riportarvi ulteriori notizie di omicidi di cristiani nello stato di Orissa.Nel distretto di Kandhamal e di Boudh sono stati uccisi due cristiani e sono state date alle fiamme più di 400 abitazioni negli ultimi giorni, numeri che si aggiungono alle violenze del primo ottobre, in cui sono morti 3 cristiani massacrati a colpi di ascia.

Teatro della suddetta follia omicida è questa volta il villaggio di Sindhipankha, dove gli estremisti indù hanno ucciso Dushashan Majhi, un cristiano influente nel villaggio, prima sparandogli e poi facendolo letteralmente a pezzi. La vittima era accompagnata da un amico, Sanyasi Majhi, nei confronti del quale gli estremisti non hanno mancato di accanirsi, uccidendolo, a quanto pare, assieme ad una terza persona non ancora identificata. Il delirio di sangue e morte si è poi spostato – secondo alcuni testimoni che preferiscono per ovvie ragioni rimanere anonimi – sul bestiame e sulle case dei cristiani del villaggio.
 
Tornando invece agli accadimenti del primo ottobre, nel villaggio di Hrudangia gli estremisti indù hanno ucciso a colpi di ascia Lalji Nayak, un indifeso credente di 80 anni, e ferito a morte altri cristiani, per un bilancio di circa 15 persone ferite, vittime più o meno gravi degli attacchi. Anche l’anziana moglie di Nayak, Mandaki, ha riportato ferite da arma bianca, così come il fratello Junas, al quale invece hanno più volte sparato, e versano entrambi in gravi condizioni in un ospedale della zona.  

fonte articolo porte aperte italia

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