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Eritrea: Studenti rinchiusi nei container

Altopiano Eritreo

Altopiano Eritreo

Il 5 agosto otto studenti dell’accademia militare di Sawa sono stati rinchiusi in container metallici. Avevano manifestato coraggiosamente dopo che le autorità del campo hanno sequestrato e bruciato le Bibbie personali degli studenti che rientravano nell’accademia.

Secondo una fonte che desidera mantenere l’anonimato, mentre le Bibbie bruciavano, il comandante ha lanciato un avvertimento a tutti gli studenti, dicendo loro che Sawa è un luogo di patriottismo e non un posto per gli evangelici.

Secondo il nostro informatore, nel centro di Sawa è vietato dibattere temi riguardanti la fede con altri studenti, pregare prima dei pasti e possedere la Bibbia o altri libri cristiani. Tutti gli studenti scoperti a contravvenire questi divieti rischiano severe punizioni e la reclusione.

Il servizio militare è obbligatorio in Eritrea e i centri militari come quello di Sawa danno una preparazione sia militare che accademica. Sono passaggi obbligati per ottenere un diploma che permetta di accedere agli studi superiori o militari.

L’eritrea rifiuta le accuse di repressione religiosa e dichiara che il paese ha una costituzione laica e vanta una lunga tradizione religiosa.

Nel 2007 il Dipartimento di Stato Americano ha inserito l’Eritrea nella lista dei paesi che violano gravemente la libertà religiosa.

Oltre 2.000 cristiani, fra cui molti pastori, sono attualmente detenuti a causa della loro fede nelle stazioni di polizia e nei campi militari in tutta l’Eritrea. Benché molti cristiani siano detenuti da mesi o addirittura da anni, nessuno di loro è stato giudicato e condannato da un tribunale.

 fonte notizia – www.porteaperteitalia.org

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Un ex-combattente colombiano cambia vita

 

guerrigliero-colombia

Luis Javier è un giovane di 26 anni che abita in una zona lacerata dai combattimenti. A 11 anni era molto dotato per il calcio e il suo allenatore gli prediceva un grande avvenire. Ma siccome la sua famiglia è molto povera, ha dovuto lasciare la scuola per lavorare. A 19 anni è entrato in un gruppo paramilitare. Rapidamente è piombato nell’occultismo, quando un uomo gli ha regalato un amuleto e ha invocato satana pronunciando il suo nome. “Da quel momento mi sono abituato a convivere con i demoni”.

Luis ha cominciato allora a minacciare i pastori e coloro che insegnavano la Bibbia seminando il terrore nei culti. Ha fatto chiudere delle chiese e ha maltrattato i cristiani per ridurli al silenzio. L’anno scorso è stato gravemente ferito dallo scoppio di una granata. In quella occasione ha implorato l’aiuto di Dio ed è miracolosamente guarito.  

Oggi la vita di Luis non è più la stessa. Ha rinunciato alle armi e ha cominciato un difficile processo di reintegrazione nella società. Frequenta una chiesa insieme a un centinaio di ex combattenti che hanno lasciato le armi per seguire Gesù. A loro volta ora vivono sotto la continua minaccia di essere uccisi  

Da 40 anni diversi dipartimenti della Colombia sono teatro di combattimenti fra gruppi paramilitari, narco trafficanti, Forze Armate Rivoluzionarie Colombiane (FARC) e l’Esercito di Liberazione Nazionale (ELN). Numerose testimonianze affermano che questa guerra civile è sotto l’influenza di forze occulte, ma nonostante tutto la luce continua a brillare nelle tenebre…

Intanto la FARC ha ordinato la chiusura di 4 chiese e hanno obbligato 80 cristiani a lasciare il loro villaggio.

fonte articolo porte aperte

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ERITREA: ALTRI 34 CRISTIANI INCARCERATI DURANTE IRRUZIONI IN SALE DI CULTO

Gesù Ti Ama

Ancora una volta la Polizia Eritrea ha maltrattato dei cristiani , arrestando 34 evangelici riuniti in preghiera in una casa privata a Keren. L’irruzione della polizia avvenuta mercoledì 28 maggio ha avuto come bersaglio i membri della Chiesa Berhane Hiwet (Luce di Vita) a Keren, la terza città più grande dell’Eritrea, situata 200 km a nordest della capitale di Asmara. I 24 uomini e 10 donne presenti sono stati portati in prigione, mentre i bambini sono stati lasciati a se stessi. L’irruzione di Keren è la seconda serie di arresti avvenuti le scorse settimane in Eritrea, dove il regime oppressivo dal 2002 ha dichiarato illegali tutte le chiese protestanti evangeliche indipendenti, chiudendo i loro edifici e proibendo riunioni in case private. I credenti incarcerati in questo tipo di operazioni, accusati di disobbedire alle restrizioni generali imposte, vengono arrestati e torturati per settimane, mesi o addirittura anni. Non viene mai permesso loro di usufruire di avvocati difensori né di avere regolari processi.

Fonte articolo porteaperte italia

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L’inferno può insidiare il paradiso?

atollo maldive
Sentite un brivido caldo lungo la spina dorsale mentre date un’ultima occhiata alla coloratissima guida turistica, è l’emozione per l’imminente atterraggio del vostro aereo a Malé, capitale della Repubblica delle Maldive, paradiso terrestre sito nell’Oceano Indiano a sud-sudovest dell’India.

Solo un traghetto vi separa dal meraviglioso atollo scelto con cura tra i vari cataloghi e già assaporate mentalmente la brezza marina, il mare incredibilmente blu, la sabbia fine e bianca tra le dita dei piedi, la vegetazione generosa, i cocktail alla frutta, il profumo delle creme solari, il buon cibo dell’hotel a 4 stelle, perché certi viaggi si fanno una volta nella vita e vale la pena spendere un po’ di più…
Tutto è perfetto alle Maldive, il personale dei grandi hotel è gentile, il paesaggio toglie il fiato, il mare è da cartolina e…i cristiani del luogo sono perseguitati.
Proprio così, avete letto bene. Riprendete in mano la nostra mappa e il nostro elenco dei paesi nei quali i cristiani sono perseguitati e noterete che al quarto posto – vale la pena ribadirlo – al quarto posto, dopo Corea del Nord, Arabia Saudita e Iran, c’è proprio la paradisiaca e turistica Repubblica delle Maldive!

Poco meno di 350.000 persone vivono nell’insieme di stupefacenti atolli che compongono questa peculiare nazione, governata da quasi 30 anni dallo stesso regime più o meno dittatoriale del presidente Maumoon Abdul Gayoom. La religione unica è quella islamica sunnita ed essere cristiani in questo piccolo Stato non è cosa facile. Il Presidente Gayoom, che è anche capo delle forze armate e suprema autorità religiosa, è personaggio conosciuto a livello internazionale, in quanto già Amnesty International nel 2003 pubblicò un rapporto dettagliato sulle violazioni dei diritti umani perpetrate dal suo regime: arresti di oppositori e giornalisti, sparizioni, metodi carcerari barbari, sono solo alcune delle accuse mosse contro questo moderno dittatore, il quale ha anche avviato un processo di riforme che comunque non scuotono le fondamenta del suo potere.

Si parla di oltre 600.000 turisti l’anno, un classico per le lune di miele, specie nel periodo che va da dicembre ad aprile quando il monsone secco favorisce un clima estremamente piacevole, ebbene chi le visita parla esclusivamente di mare stupendo, paesaggi indimenticabili e tanta, tanta cortesia da parte dei locali…Nessuna tensione è avvertita dall’europeo in costume ed infradito (moltissimi gli italiani) che si abbandona alla tintarella e ai piaceri di queste incantevoli isole.
Molti sono gli immigrati dall’India, dal Bangladesh e dallo Sri Lanka che giungono in questi luoghi per lavorare nel ramo turistico e che compongono la popolazione residente, ed in ogni caso, come si diceva, il turista non giunge mai in contatto con le tensioni sociali che, quando non represse duramente, più che altro si manifestano nella capitale Malé, meta poco battuta dai turisti.
L’inferno può insidiare il paradiso? Solo qui sulla terra verrebbe da rispondere e le Maldive ne sono un esempio illuminante.

da porte aperte italia notizie dal mondo sui cristiani perseguitati

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Giordania: si converte al Cristianesimo ed è costretto a lasciare il paese con la famiglia

Lo scorso aprile, la Corte del Nord di Amman ha reso nullo il matrimonio di Mohammad Abbad, processato per apostasia per aver abbandonato l’Islam: ma questo è solo un atto della crescente persecuzione contro un uomo reo soltanto di essersi convertito al cristianesimo.

Il 23 marzo scorso l’intera famiglia Abbad è stata vittima di un’aggressione da parte dei familiari di un altro neoconvertito al cristianesimo; il quarantenne Mohammad Abbad ha riportato ferite alla testa, al petto e a un occhio, come si legge dal referto medico rilasciato dall’Ospedale dell’Università Giordana, oltre che danni materiali alla propria abitazione. Rivoltosi alla stazione di polizia vicina per denunciare il fatto, Mohammad ha trovato negli stessi uffici suo padre intento a chiedere la custodia dei suoi due giovani figli (un bambino e una bambina rispettivamente di 10 e 11 anni). La corte, per mano del giudice Faysal Khreisat, ha chiesto alla vittima dell’aggressione di rinnegare la propria conversione e di tornare all’Islam, ma Abbad è rimasto fermo nella propria decisione per Cristo. A fronte di questo diniego, il giudice ha sentenziato una settimana di carcere nella prigione di Amman; il legale ha consigliato ad Abbad di abbandonare il paese, in quanto non vi è alcuna speranza di vincere la causa in questione, peraltro con il rischio elevatissimo di perdere la custodia dei bambini.

Il secondo atto di questa aggressione al giovane cristiano è appunto la sentenza di annullamento del matrimonio, giustificata dallo stesso giudice nel seguente modo: “Il matrimonio dipende dal credo, e l’apostata non ha un credo”. Il codice penale giordano, però, non prevede il reato di apostasia, mentre la carta costituzionale giordana prevede la libertà di religione.
Ma l’Islam, la religione ufficiale giordana, proibisce la conversione ad un’altra fede. La Sharia, la legge islamica che regola la legge sulla famiglia, ha condannato alcuni neoconvertiti per apostasia, spogliandoli di ogni diritto legalmente riconosciuto dalla stessa nazione in cui vivono.
Mohammad Abbad, sua moglie e i suoi due figli sono stati costretti a fuggire dal loro paese, la Giordania, e a riparare in un paese europeo , dove hanno trovato asilo politico.

da porte aperte italia notizie dal mondo sui cristiani perseguitati

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Algeria: il procuratore chiede 2 anni di prigione per musulmani convertiti al cristianesimo

Il 27 maggio scorso, il procuratore di uno Stato dell’Algeria ha chiesto una sentenza di 2 anni di reclusione e un’ingente multa per 6 musulmani convertiti al cristianesimo, in uno dei due processi contro cristiani che hanno catalizzato l’attenzione dello Stato africano la scorsa settimana. La stessa corte di Tiaret City ha rinviato il verdetto di una donna cristiana – per la quale erano stati richiesti 3 anni di prigione – accusata di “praticare riti di una religione diversa dall’Islam senza una licenza”. Sotto un’attenta valutazione da parte di osservatori internazionali ed algerini, il caso di  Habiba Kouider ha guadagnato notorietà la scorsa settimana quando i giornali algerini hanno riportato che la corte ufficiale di Tiaret ha beffeggiato la donna cristiana per la sua conversione e ha esercitato su di lei forti pressioni affinché tornasse all’Islam.

Al processo dei 6 cristiani, invece, il procuratore ha richiesto, come si diceva, 2 anni di prigione e 500.000 dinar (circa 8.145 dollari) di multa. Inizialmente gli uomini erano accusati di “distribuire documenti che turbavano la fede dei musulmani”.

Da quando questi casi stanno attirando l’opinione pubblica, un certo numero di giornali ha criticato apertamente l’accanimento anti-cristiano del governo.

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