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Pakistan, vietato scrivere “Gesù Cristo” in un sms

Pakistan, vietato scrivere "Gesù Cristo" in un sms


Articolo di: Porte Aperte Italia.org

Qualche giorno fa, l’Autorità delle Telecomunicazioni del Pakistan ha ordinato alle società di telefonia mobile del paese di bloccare gli sms che contengono alcune parole ritenute volgari, oscene o nocive al senso del pudore e ha fornito una dettagliata lista di 1600 termini deprecabili tra cui troviamo le parole Gesù Cristo. Il Pakistan è un paese profondamente islamico, in cui i cristiani, come sapete, sono oggetto di discriminazione e persecuzione anche brutale, ma è comunque pazzesco pensare che addirittura le autorità abbiano accostato Gesù a termini osceni, pornografici e violenti. Eppure la percezione di sempre più musulmani devoti in Pakistan è proprio questa: i cristiani sono un insulto, così come è una vergogna per il paese il loro Salvatore Gesù.

Tale provvedimento ha scatenato la reazione delle Chiese cristiane e delle organizzazioni per i diritti umani, pronte a inondare i tribunali di ricorsi; a ciò si è aggiunta la valanga di lamentele degli operatori telefonici e della popolazione stessa che fa larghissimo uso di telefonini e non vuole essere censurata persino negli sms. Ecco dunque che arriva puntuale la marcia indietro delle autorità: la censura è ritirata, anzi forse solo ridimensionata a una dozzina di parole, tra le quali si spera non vi sia ancora il nome di Gesù. Il punto è che questo paese cede visibilmente sotto la pressione dell’islamismo radicale e degli attentati dei talebani legati ad Al Qaida, mostrandosi dunque incapace di arginare questa avanzata intollerante e violenta. I cristiani patiscono sempre di più questa virata islamico-radicale del paese (ricordiamo che sono stati uccisi il ministro cristiano cattolico Batthi e il governatore Taseer, entrambi impegnati per abolire la legge contro la blasfemia, arma legale usata contro i cristiani).

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Buthan: cristiano incarcerato per aver mostrato un film su Gesù

fonte notizia www.porteaperteitalia.org

Il Buthan è un paese per certi versi misterioso, poiché nasconde realtà antitetiche. Molto in voga tra le mete alternative del turismo, soprattutto per l’anima ecologista che pervade l’amministrazione di questo paese, il Buthan è una monarchia famosa anche per il concetto di Felicità Interna Lorda (evidente assonanza con il Prodotto Interno Lordo) promosso dal precedente imperatore negli anni ’70, col quale si teorizzava un approccio allo sviluppo economico basato sulla felicità dei propri cittadini. Ebbene in questa che vorrebbe presentarsi come un’oasi felice per chi ci vive, i cristiani subiscono discriminazioni e vessazioni di vario genere.
Oggi vi riportiamo il caso di un cristiano condannato a 3 anni di prigione per aver “tentato di promuovere disordini civili” con la visione di film cristiani (il Buthan è a maggioranza buddista e il buddismo anche è religione di Stato). Una corte locale a Gelephu ha quindi emesso questa sentenza a danno di Prem Singh Gurung, un quarantenne di etnia nepalese cittadino del distretto di Sarpang nel sud del Buthan. Il sig. Gurung era stato arrestato 4 mesi fa dopo che alcuni residenti si erano lamentati perché mostrava film cristiani nei villaggi di Gonggaon e Simkharkha. Questi villaggi sono davvero inaccessibili, sono privi di rete elettrica, perciò in privato e con l’aiuto di altre persone il sig. Gurung si era dotato di un generatore e di un proiettore. Una volta arrestato è stato anche accusato di violare la legge sul controllo dell’informazione e dei media in Buthan (questa legge di fatto serve a censurare e controllare le informazioni all’interno del paese).

In Buthan la maggioranza della popolazione è buddista; vi è una solida minoranza induista, soprattutto tra l’etnia nepalese (si parla del 22%) e si stima che vi siano circa 6.000 cristiani, non riconosciuti però dallo stato e costretti dunque a praticare la loro fede nelle loro case, senza avere la possibilità di ricorrere a istituzioni cristiane ufficialmente registrate perché non esistono. Vi è la tendenza tra i buddisti buthanesi a considerare il cristianesimo come una religione occidentale che disturba e aggredisce la cultura locale, attraverso un proselitismo ritenuto aggressivo.

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Corea del Nord: profughi cristiani contestano le dichiarazioni del governo

Corea Del Nord - prigione

Corea Del Nord - prigione

Fonte articolo www.porteaperteitalia.org

Sebbene questo mese il governo nord coreano abbia concesso a due famosi gruppi cristiani nord americani di esibirsi a un festival musicale a Pyongyang, il timore di punizioni che le autorità hanno instillato nei cristiani nordcoreani tiene la maggior parte di loro lontani dal rivelare pubblicamente la loro fede. Si stima che 400.000 cristiani tengano culti di nascosto nel paese per paura delle ritorsioni e delle violenze del regime e Suzanne Scholte, responsabile della Coalizione per la Libertà della Corea del Nord (NKFC), stima che più di 200.000 nordcoreani siano detenuti in campi di detenzione (lavori forzati) accusati di “slealtà” nei confronti del regime.Naturalmente queste supposte slealtà sono in sostanza delle violazioni dei diritti umani dei cittadini mascherate da provvedimenti di sicurezza: come sapete, è considerata slealtà nei confronti dello Stato anche l’appartenenza al Cristianesimo.

Porte Aperte stima che fra le 200.000 persone incarcerate nei campi di lavori forzati, ci siano almeno 40.000 cristiani. Una delegazione di profughi nordcoreani ha descritto le loro esperienze durante i preparativi dell’evento in programma a Washington DC da domenica 26 aprile fino a sabato 2 maggio, nell’ambito della settimana per la libertà della Corea del Nord organizzata da NKFC.  “Molti mi chiedono se ci siano veramente dei credenti in Corea del Nord”, dice Eom Myong-Heui, profugo che ora è assistente pastore in una grande chiesa di Seul (Corea del Sud). “Pensate veramente che i missionari che si trovavano là e tutti i cristiani che vi sono andati nella clandestinità siano tutti morti?

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Pakistan: le crisi dimenticate

Pakistan - Chiesa

Pakistan - Chiesa

Fonte articolo www.porteaperteitalia.org

Medici senza Frontiere, con la collaborazione dell’Osservatorio di Pavia, denuncia le crisi umanitarie più gravi e al contempo dimenticate nel 2008 dai mass media in Italia, dove le notizie in TV su tali crisi occupano solo il 6% del totale, nettamente surclassate dai gossip di vario genere, una deriva dei TG che è sotto gli occhi di tutti. Nel rapporto di Medici senza frontiere si parla di malnutrizione, di emergenza sanitaria, di paesi come il Myanmar, il Congo, l’Etiopia, la Somalia e il Pakistan, naturalmente la lista è lunga, e a Porte Aperte lo sappiamo bene, perché è il nostro pane quotidiano.Ogni organizzazione umanitaria si focalizza su uno o più temi, su uno o più progetti, che possono  essere la fame nel mondo, la lotta all’AIDS, la protezione dei bambini, delle vedove di guerra, dei profughi e molto altro; il campo d’azione purtroppo è ampio, il lavoro è immane, e in questo mosaico Porte Aperte si inserisce prendendosi cura dei cristiani perseguitati, dei nostri fratelli e sorelle che soffrono in paesi dove la persecuzione è reale. Porte Aperte qualche settimana fa ha pubblicato un elenco delle 10 crisi che hanno sconvolto il mondo cristiano, mentre è novità di una settimana o poco più, la WWList 2009, ovvero la lista nera, l’elenco completo dei paesi ove la persecuzione è reale.

Tra le dieci crisi dimenticate del 2008 Msf cita i civili uccisi o in fuga nel Pakistan nordoccidentale; di questo paese Porte Aperte si occupa spesso purtroppo, dato che l’integralismo islamico sta crescendo e prendendo possesso di ruoli chiave nella società pakistana, dando luogo a un susseguirsi di atti di violenza a danno dei cristiani. In certe zone del Pakistan, dunque, vi è un’emergenza umanitaria legata ai cristiani che non va dimenticata: oggi vi riportiamo il caso di una donna uccisa in un attacco contro una chiesa di Sangu-Wali, un villaggio vicino alla città di Aroop nel distretto di Gujranwala.

Con pistole e bastoni un gruppo di musulmani ha attaccato la chiesa presbiteriana e le case vicine in una piccola area del villaggio a predominanza cristiana, uccidendo una donna e ferendo 16 persone: il fatto è accaduto la settimana scorsa e il pretesto è un’accusa di rapina e violenza a carico dell’organizzatore dei raid, tale Waseem Butt. Quest’ultimo il 26 febbraio, assieme a un complice, individuato in Zeeshan Butt, aveva rapinato, picchiato e tentato di violentare un giovane cristiano di 18 anni, Imran Masih: è scattata da parte dei familiari l’accusa ai due malviventi presso la Polizia che ha scatenato, secondo quanto riportato da Sohail Johnson, direttivo del gruppo civile Sharing Life Ministries Pakistan. Nel violentissimo attacco, Waseem Butt ha radunato un gruppo di amici e parenti musulmani integralisti e hanno aggredito da più direzioni la piccola comunità, uccidendo a sprangate la povera Shakeela Bibi (45 anni), ferendo gravemente la madre di quest’ultima e altre 15 persone, ricoverate nell’ospedale di zona.

Alla base degli attacchi in queste zone del Pakistan vi è la convinzione da parte di gruppi di musulmani che i cristiani siano uno scarto della società, reietti privi di ogni diritto e quindi potenziali bersagli di angherie, violenze e, persino, assassinii. Il giovane Masih ha subito pressioni, minacce e addirittura gli sono state offerte somme di denaro per ritirare ogni accusa, mentre la Polizia ha arrestato Waseem Butt e altri due colpevoli. La famiglia della vittima vive nel terrore, espresso dalle parole del marito: “Uccideranno anche noi”.

Per un approfondimento leggi anche Pakistan: e la sharia avanza – dossier.

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Cina: arriva la crisi economica, lo Stato intensifica il controllo anche sui cristiani

Cina - Metrò

Cina - Metrò

fonte articolo www.porteaperteitalia.org

E’ crisi… anche in Cina, ormai è un dato di fatto. La nuova superpotenza cresce ma non più a due cifre, ora la recessione sta colpendo il mercato cinese con un’aggressività inaspettata: una nuova inchiesta rivela che venti milioni di immigrati dalle campagne hanno perso il lavoro a causa della crisi economica, un numero (in continua evoluzione) tre volte più alto rispetto a quello previsto.L’elevata crescita della disoccupazione preoccupa molto i vertici politici cinesi, che temono disordini sociali. Segnali di tali disordini si iniziano a intravedere nel tessuto sociale delle grandi urbanizzazioni, dove milioni di disoccupati creano delle forti tensioni e un generale malcontento, con focolai di manifestazioni e scioperi. Agli ufficiali delle forze dell’ordine, secondo indiscrezioni, è stato dato l’ordine di stroncare ogni problema sul nascere, il che inspiegabilmente ci porta ai cristiani cinesi.

Di fatto, i cristiani che si riuniscono nelle comunità familiari sono spesso stati oggetto di persecuzione da parte delle autorità, con incarceramenti, pressioni e minacce. Tali comunità, molto diffuse in Cina a causa del controllo invasivo e deviante dello Stato sulle chiese ufficiali, vedono un aumento della pressione e dei soprusi nei loro confronti, secondo quanto dichiarato da molti leader di tali comunità. I vertici del partito comunista si sono riuniti in un meeting nella capitale per discutere sulla pericolosità delle influenze religiose straniere (tra cui naturalmente rientra il Cristianesimo). I leader cristiani riscontrano un’intensificazione dell’ingerenza statale, a motivo dei suddetti potenziali disordini, con un inasprimento dei controlli nei confronti delle comunità familiari: dunque il clima sociale peggiora e i cristiani diventano uno dei bersagli dei soprusi delle autorità. Una delle ragioni della rabbia che permea certe fasce della società cinese è da ricercarsi nell’invasiva corruzione del potere, un cancro difficile da estirpare. Un leader cristiano ha detto di aver avuto accesso a un documento interno del locale Ufficio degli Affari Religiosi datato gennaio 2009, in cui si richiamava gli ufficiali delle forze dell’ordine a un aumento dello stato di allerta e di controllo nei confronti delle “forze cristiane” ritenute “potenzialmente sovversive”.

Dopo i Giochi Olimpici, come ci si aspettava, l’orizzonte è divenuto oscuro per i cristiani cinesi.

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India: tra attentati e follia omicida, i cristiani temono il Natale

India

India

Fonte articolo www.porteaperteitalia.org

Mentre l’opinione pubblica internazionale si interroga sulla serie di attentati a Mumbai, le relazioni tra India e Pakistan si inaspriscono e nuove bombe vengono scoperte dalle forze dell’ordine indiane nella stazione centrale della capitale, i cristiani in quella che veniva definita la democrazia più grande del mondo tremano all’avvicinarsi delle feste natalizie, convinti che le forze estremiste indù stiano preparando un’altra ondata di violenze a loro danno.In effetti, le paure sono del tutto motivate, non solo perché davvero poco è stato fatto per garantire sicurezza ai cristiani indiani, ma anche perché gli estremisti indù del Sangh Parivar stanno muovendo le loro pedine per trovare un buon pretesto per scatenare nuovamente la follia omicida.

A tale conclusione si arriva a causa di alcune pessime notizie che arrivano dalle fonti locali di Porte Aperte. Gli estremisti indù hanno fatto espressa richiesta di decretare per le feste natalizie il cosiddetto bandh, che è una sorta di sciopero generale di gran parte della società indiana, intimando alla gente di starsene chiusi in casa e di non andare a lavorare. I cristiani (e non solo loro, ma anche le autorità) temono che il bandh in realtà sia solo un pretesto per attaccare chiunque festeggi pubblicamente la nascita di Cristo.  Secondo quanto scritto dal giornale Outlook India, la potente organizzazione induista Sangh Parivar starebbe facendo pressione sulle autorità per accettare l’imposizione del bandh, anche se questa forma di protesta è stata dichiarata illegale dalla Corte Suprema Indiana nel 1998. Il presidente della Laxmanananda Saraswati Condolence Society (una specie di organizzazione che commemora il defunto leader estremista indù) ha minacciato apertamente le autorità dello stato di Orissa dicendo loro che il bandh si farà se non verranno arrestati i colpevoli dell’assassinio del leader Saraswati: il dramma è che le indagini della Polizia hanno chiarito che a eseguire l’attentato è stato il movimento maoista, il quale peraltro ha apertamente rivendicato l’assassinio, ma gli estremisti indù non sembrano interessati alla verità, sembrano piuttosto cercare un pretesto per annientare i cristiani.

A tutto questo va aggiunto il fatto che nelle ultime due settimane nel distretto di Kandhamal (sempre nello stato di Orissa) sono stati accertati altri omicidi di cristiani: la violenza continua, i profughi rimangono, l’emergenza non cessa, con in più il terrore delle feste natalizie che si avvicinano, decisamente in India “il conflitto è reale”!

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Nigeria: Centinaia di morti e migliaia di persone in fuga, la capitale è nel caos

Nigeria Chiesa

Nigeria Chiesa

Fonte articolo www.porteaperteitalia.org

Dopo le centinaia di morti (difficile il conteggio in questo momento, si parla di oltre 400) e le migliaia di persone in fuga (oltre 10.000), la situazione a Jos, capitale dello stato di Plateau (Nigeria), rimane tesa, in una quiete apparente dominata da esercito e forze dell’ordine. Gli scontri nascono dopo il risultato di elezioni locali (vinte da un partito, il People’s Democratic Party, sostenuto in larga parte da cristiani) che i musulmani affermano essere state truccate, ovviamente non contenti dell’esito negativo (addirittura 16 dei 17 seggi sono stati vinti dal suddetto partito, una vittoria schiacciante ma prevista da tempo).Le informazioni che giungono dalla capitale sono falsate dal gioco di menzogne che si è scatenato attorno a chi avrebbe dato inizio all’ondata di follia. La stampa internazionale è unanime nell’individuare come scintilla proprio le elezioni e quindi come artefice dell’esplosione di violenza la maggioranza musulmana; poi, lo scontro è stato da più parti classificato – erroneamente a nostro avviso – “di natura religiosa”, quindi anche i cristiani starebbero prendendo parte alle violenze. Fin qui le notizie pubblicate dalla stampa nazionale, ora vi offriamo un sunto delle notizie che ci giungono direttamente dalle nostre fonti sul luogo.

Gli scontri sono iniziati a Jos nell’area di Ali Kazaure, quando bande armate di musulmani hanno attaccato i cristiani della zona, proprio a reazione dei risultati elettorali. Da lì, le violenze sono esplose in altre zone della città, con scene indescrivibili come quella di centinaia di corpi ammassati di fronte a una moschea. Il ministro dell’informazione dello stato di Plateau, Nuhu Gagara, già venerdì scorso dichiarava che la chiesa di Sarkin Mangu (Church of Christ in Nigeria o COCIN) era stata distrutta e che il pastore era stato assassinato. Altri luoghi di culto risultano devastati, a cui vanno aggiunte anche delle moschee. Lo stesso Gagara ieri forniva un bilancio di 200 morti accertate, ma in realtà le fonti di Porte Aperte (e non solo) parlano di almeno il doppio di cadaveri, in alcuni casi tuttora abbandonati ai lati delle strade.

Ishaya Pam, il direttore del Plateau State Specialist Hospital, ci ha confermato per telefono che molte persone si sono rifugiate nell’ospedale, mentre le forze dell’ordine portavano al nosocomio i corpi di varie persone assassinate. I direttivi del Jos University Teaching Hospital (un altro istituto sanitario) parlano di decine e decine di feriti portati a questo ospedale, con un bilancio in continua crescita. Il governatore dello Stato di Plateau, Jonah David Jang, ha dichiarato alla radio e alla televisione che l’ondata di violenze è stata accuratamente pianificata da elementi estremisti che hanno cercato di strumentalizzare i sentimenti religiosi per creare instabilità nel paese. Samson Wudeh, commissario di Polizia del Dipartimento di Stato di Plateau, ieri ha rilasciato una dichiarazione ai giornalisti nella quale si parla di circa 500 persone fermate dalla Polizia.

La presenza della maggioranza musulmana al nord e di quella cristiana al sud ha da tempo creato tensioni, disordini e morti in Nigeria. L’estremismo islamico intacca le comunità musulmane nigeriane Hausa, fomentando lo scontro e l’odio nei confronti dei cristiani (e di tutte le altre minoranze non musulmane) esattamente con gli stessi obiettivi che l’integralismo islamico non nasconde di perseguire in tanti altri stati di questo pianeta: disordine, caos, instabilità, in una parola Jihad, la guerra santa.

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