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Corea del Nord: profughi cristiani contestano le dichiarazioni del governo

Corea Del Nord - prigione

Corea Del Nord - prigione

Fonte articolo www.porteaperteitalia.org

Sebbene questo mese il governo nord coreano abbia concesso a due famosi gruppi cristiani nord americani di esibirsi a un festival musicale a Pyongyang, il timore di punizioni che le autorità hanno instillato nei cristiani nordcoreani tiene la maggior parte di loro lontani dal rivelare pubblicamente la loro fede. Si stima che 400.000 cristiani tengano culti di nascosto nel paese per paura delle ritorsioni e delle violenze del regime e Suzanne Scholte, responsabile della Coalizione per la Libertà della Corea del Nord (NKFC), stima che più di 200.000 nordcoreani siano detenuti in campi di detenzione (lavori forzati) accusati di “slealtà” nei confronti del regime.Naturalmente queste supposte slealtà sono in sostanza delle violazioni dei diritti umani dei cittadini mascherate da provvedimenti di sicurezza: come sapete, è considerata slealtà nei confronti dello Stato anche l’appartenenza al Cristianesimo.

Porte Aperte stima che fra le 200.000 persone incarcerate nei campi di lavori forzati, ci siano almeno 40.000 cristiani. Una delegazione di profughi nordcoreani ha descritto le loro esperienze durante i preparativi dell’evento in programma a Washington DC da domenica 26 aprile fino a sabato 2 maggio, nell’ambito della settimana per la libertà della Corea del Nord organizzata da NKFC.  “Molti mi chiedono se ci siano veramente dei credenti in Corea del Nord”, dice Eom Myong-Heui, profugo che ora è assistente pastore in una grande chiesa di Seul (Corea del Sud). “Pensate veramente che i missionari che si trovavano là e tutti i cristiani che vi sono andati nella clandestinità siano tutti morti?

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Pakistan: la legge non è uguale per tutti

pakistan

Fonte articolo www.porteaperteitalia.org

 

L’escalation di tensione tra India e Pakistan suscita l’apprensione degli analisti internazionali e potenziali scenari di un quarto conflitto tra queste due potenze atomiche (già scongiurato una volta nel 2001) prendono corpo negli incubi di molti. Sono due stati che non stanno vivendo il loro periodo migliore, fa notare più di qualcuno; l’India non sembra garantire quella stabilità interna necessaria per proporsi al mondo nel ruolo di neopotenza di spicco nel mercato globale, tanto che, nonostante la gratuita pubblicità positiva fatta da varie testate giornalistiche occidentali, non convince molti investitori e imprenditori delle nostre parti (italiani in testa).Il vero e proprio pogrom contro i cristiani avvenuto e tuttora in corso – nonostante la surreale e poco convincente “tregua natalizia” – nello stato di Orissa, ha scoraggiato molti che vedevano l’India come la nuova terra delle opportunità e la nazione di Gandhi e della pace, deturpata da follie integraliste esattamente come i paesi più radicali di questo pianeta. Il Pakistan, dal canto suo, palesa un’instabilità e una corruzione di fondo che lo segnalano come uno dei paesi meno ospitali (per noi occidentali) del mondo: ed è proprio per una questione di “ospitalità” o, meglio, provenienza che le relazioni tra questi due paesi hanno subito negli ultimi giorni un repentino peggioramento. Le indagini sugli attentati di Mumbai hanno chiarito che la provenienza dei terroristi è riconducibile proprio ai territori pakistani, scelti spesso dagli estremisti per nascondersi e addestrarsi. L’India alza i toni e il Pakistan risponde ammassando forze militari nei confini con l’antico rivale e sguarnendo così le frontiere con l’Afghanistan, zone dove il traffico di armi e morte è in costante aumento.

Dell’India vi abbiamo parlato spesso e vi continueremo a parlare in futuro, oggi, con una breve storia, vi ricordiamo come siano costretti a vivere i cristiani in Pakistan. Vi riportiamo la vicenda personale di Emanuel Masih, cristiano di 43 anni, incarcerato e torturato per un banale litigio tra bambini. Il figlio di Masih e di un poliziotto che risponde al nome di Omer Draz, entrambi di nove anni, hanno avuto un tipico diverbio tra bambini, al quale è seguita la reazione folle di Omer Draz, che ha usato tutta la sua influenza per imprigionare, torturare e successivamente far condannare a 5 anni di prigione il povero Emanuel Masih. La facilità con cui ha ottenuto ciò che voleva il poliziotto la dice lunga sulle condizioni della legge in Pakistan; questi, infatti, ha inventato capi d’imputazione contro Masih e il cognato, è riuscito impunemente a incarcerarli e torturarli fisicamente e psicologicamente per un mese intero, tanto che Emanuel ne è uscito addirittura paralizzato. La gravità delle ferite riportate dalle torture è tale che la corte ha emesso un ordine di scarcerazione temporanea in data 21 dicembre scorso, per ricoverarlo presso il Faisalabad Hospital. In Pakistan, decisamente, la legge non è uguale per tutti, specie se si è cristiani.

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Iraq: è stata rilasciata Asya (Maria) Mohammad

iraq antiche mura - Porta di Nergal -

iraq antiche mura - Porta di Nergal -

La giovane Asya (Maria) Mohammad è uscita di prigione lunedì 10 novembre scorso, dopo 2 anni di reclusione scontati per aver ucciso lo zio musulmano in un gesto di autodifesa. Ma ricordiamo insieme la sua storia. Il 9 giugno del 2006, Maria stava lavorando nel negozio di utensili da cucina del padre, vicino Dohuk, in Iraq, quando arrivò lo zio musulmano, assieme al nonno e al cugino. Lo zio di Maria, Sayeed, disse che voleva dare una lezione alle donne della loro famiglia per la disgrazia che stavano causando lavorando in pubblico. Ma in realtà la sua rabbia era rivolta a tutta la famiglia per il fatto di essere diventata cristiana. Il padre di Maria, Ahmad, si era convertito al cristianesimo nel periodo in cui aveva lavorato a Beirut, nel 1998. Ritornato in Iraq nel dicembre del 2002, iniziò a condividere la sua fede con la sua famiglia… e moglie, figlia e figlio decisero di battezzarsi nel 2003. Il nonno di Maria, un religioso musulmano, si era infuriato per la loro conversione. Sayeed, lo zio di Maria, aveva tentato per cinque volte di uccidere il fratello e gli aveva bruciato la casa. Il fatidico giorno del giugno del 2006 Sayeed puntò dritto alla famiglia di Ahmad, mentre quest’ultimo non si trovava in negozio. Sayeed iniziò a picchiare la madre di Maria e la ferì al volto con un coltello, prima che la donna riuscisse a fuggire. Poi si scagliò contro la quattordicenne Maria e il suo fratellino minore Chuli, e iniziò a picchiarli e a prenderli a calci. Nella lotta per cercare di svincolarsi dalla presa di Sayeed, mentre le strappava i capelli, Maria afferrò uno dei tanti coltelli da cucina e istintivamente colpì lo zio per auto difesa. Il coltello gli trafisse il cuore, uccidendolo quasi all’istante. I nonni chiesero la pena di morte e addirittura misero su di lei una taglia di $50,000. I suoi genitori e i fratelli sono stati costretti a nascondersi per un periodo, mentre suo padre non può ancora tornare ad abitare a casa per le minacce di morte che ha ricevuto. Alla fine la sentenza del tribunale stabilì 5 anni di reclusione, in un carcere minorile, riconoscendo evidentemente le attenuanti della legittima difesa e della giovane età.

 

Due giorni dopo essere uscita di prigione, Porte Aperte l’ha intervistata telefonicamente, trovandola profondamente felice e grata per le tante cartoline ricevute mentre era in carcere. Dall’intervista emerge la fede rinnovata e rafforzata di questa ragazza, che nell’affrontare la durissima vita della prigione non ha mai dimenticato l’amore di Dio. “La mia speranza è in Gesù” risponde sorridendo ad una domanda del nostro intervistatore (tradotta dal padre, felicissimo di riavere la figlia in famiglia). Dentro il carcere Maria ha avuto anche modo di studiare e di questo è grata a Dio. Nei saluti finali, ha ribadito fortemente la gratitudine verso tutti coloro che le hanno scritto, persone, fratelli, sorelle, giovani e vecchi, chiese e gruppi, un aiuto che l’ha sostenuta nei due lunghissimi anni di reclusione.

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Chiapas (Messico): Massacrata una famiglia di evangelici

Chiapas - Mexico San Cristobal de Las Casas

Chiapas - Mexico San Cristobal de Las Casas

Quando la figlia undicenne di Antonio Gomez iniziò a lamentarsi per i dolori addominali, il padre ne attribuì la causa alla “stregoneria” del suo vicino evangelico.

Gomez, del villaggio di Jolitontic, municipalità di Chalchihuitan, stato federale del Chiapas, ha riunito sette uomini per assassinare la famiglia del presunto colpevole. Secondo l’accusa dopo la mezzanotte del 23 agosto hanno assassinato i genitori e il figlio maggiore e ferito a colpi di machete sei bambini.

Secondo il procuratore della Giustizia Indio Mariano Lopez Perez i vicini consideravano il padre della famiglia assalita, Pedro Gomez Diaz come “un evangelico molto impegnato a pregare” e la sua famiglia non era dedita a pratiche esoteriche.

Il quotidiano Cuarto Poder, con sede a Tuxtla Gutierrez riferisce che gli otto uomini accusati del massacro della famiglia di Jolitontic sono detenuti nella prigione di San Cristobal de las Casas, in attesa di giudizio.

fonte articolo porte aperte italia

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IRAN: Nuova ondata di arresti e violenze

theran

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Un cristiano, malato di diabete, è detenuto da due mesi e versa in condizioni critiche in quanto gli vengono negate le cure mediche necessarie. Arash Bandari, questo il suo nome, è stato arrestato assieme a Mahmood Matin, un altro credente.

Dopo due mesi di isolamento in un centro di detenzione inaccessibile in Sepah Street 100, situato nel centro di Shiraz, Matin e Bandari sono stati spostati in una cella comune il 15 luglio scorso, secondo quanto dichiarato dall’agenzia Compass.

Nel frattempo un’altra ondata di arresti indiscriminati ha sconvolto le comunità cristiane iraniane negli ultimi 10 giorni, in particolare quella di Bandar Abbas sulla costa sud, quella di Isfahan e quelle di Sanandaj e Kermanshah vicino al confine con l’Iraq.

Secondo Compass, la serie di arresti è avvenuta praticamente in contemporanea, facendo pensare a una pianificazione deliberata dal governo il cui obiettivo sembra essere proprio la chiusura delle congregazioni che si riuniscono in abitazioni private.

L’ex sindaco di Teheran Mahmud Ahmadinejad, che dal 2005 è il discusso e controverso presidente della Repubblica islamica dell’Iran, continua la sua altalenante politica densa di richiami al fondamentalismo che, se da una parte fa breccia su una buona fetta della popolazione iraniana, dall’altra preoccupa non poco la comunità internazionale.

fonte articolo porte aperte italia

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ERITREA: ALTRI 34 CRISTIANI INCARCERATI DURANTE IRRUZIONI IN SALE DI CULTO

Gesù Ti Ama

Ancora una volta la Polizia Eritrea ha maltrattato dei cristiani , arrestando 34 evangelici riuniti in preghiera in una casa privata a Keren. L’irruzione della polizia avvenuta mercoledì 28 maggio ha avuto come bersaglio i membri della Chiesa Berhane Hiwet (Luce di Vita) a Keren, la terza città più grande dell’Eritrea, situata 200 km a nordest della capitale di Asmara. I 24 uomini e 10 donne presenti sono stati portati in prigione, mentre i bambini sono stati lasciati a se stessi. L’irruzione di Keren è la seconda serie di arresti avvenuti le scorse settimane in Eritrea, dove il regime oppressivo dal 2002 ha dichiarato illegali tutte le chiese protestanti evangeliche indipendenti, chiudendo i loro edifici e proibendo riunioni in case private. I credenti incarcerati in questo tipo di operazioni, accusati di disobbedire alle restrizioni generali imposte, vengono arrestati e torturati per settimane, mesi o addirittura anni. Non viene mai permesso loro di usufruire di avvocati difensori né di avere regolari processi.

Fonte articolo porteaperte italia

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Algeria: il procuratore chiede 2 anni di prigione per musulmani convertiti al cristianesimo

Il 27 maggio scorso, il procuratore di uno Stato dell’Algeria ha chiesto una sentenza di 2 anni di reclusione e un’ingente multa per 6 musulmani convertiti al cristianesimo, in uno dei due processi contro cristiani che hanno catalizzato l’attenzione dello Stato africano la scorsa settimana. La stessa corte di Tiaret City ha rinviato il verdetto di una donna cristiana – per la quale erano stati richiesti 3 anni di prigione – accusata di “praticare riti di una religione diversa dall’Islam senza una licenza”. Sotto un’attenta valutazione da parte di osservatori internazionali ed algerini, il caso di  Habiba Kouider ha guadagnato notorietà la scorsa settimana quando i giornali algerini hanno riportato che la corte ufficiale di Tiaret ha beffeggiato la donna cristiana per la sua conversione e ha esercitato su di lei forti pressioni affinché tornasse all’Islam.

Al processo dei 6 cristiani, invece, il procuratore ha richiesto, come si diceva, 2 anni di prigione e 500.000 dinar (circa 8.145 dollari) di multa. Inizialmente gli uomini erano accusati di “distribuire documenti che turbavano la fede dei musulmani”.

Da quando questi casi stanno attirando l’opinione pubblica, un certo numero di giornali ha criticato apertamente l’accanimento anti-cristiano del governo.

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