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Uzbekistan: i cristiani sono il male! – dossier

Uzbekistan -tv

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fonte articolo www.porteaperteitalia.org

Come stanno i cristiani in Uzbekistan? Sotto pressione, in costante tensione, derisi e offesi in diretta nazionale nel primo canale televisivo del paese, messi all’angolo come stolti creduloni, massa di ignoranti, un pericolo per la nazione intera. Dal 17 maggio del 2008 i programmi televisivi esplicitamente contro i cristiani si sono ripetuti con una certa costanza nella TV uzbeka. “Nella morsa dell’ignoranza” è forse il più famoso, 90 minuti di attacchi contro i cristiani protestanti e i missionari in terra uzbeka.In tutto il paese (in cui, lo ricordiamo, l’88% degli abitanti è musulmano), gli impiegati pubblici, gli ufficiali e gli studenti sono stati invitati a guardare con attenzione il programma anticristiano. Anche a tutti i poliziotti è stato chiesto di vederlo, dato che la Polizia attualmente coopera nella realizzazione di questi documentari fornendo i video dei raid contro le riunioni cristiane. 26 pastori hanno inviato una lettera aperta al Presidente per bloccare questa campagna diffamatoria, lettera che è stata consegnata anche ai media, alle agenzie di stampa e ai gruppi per la difesa dei diritti umani. La campagna, però, continua e dopo questa lettera è addirittura peggiorata: ora i programmi sono quotidiani, vengono prodotti e distribuiti in DVD e mostrati negli orari in cui l’audience è maggiore persino in canali sportivi.

Le principali accuse e diffamazioni del maggiore di questi programmi (Nella morsa dell’ignoranza) sono:

1) I cristiani sono contro l’Islam. Baxtiyor Bobojonov dell’Istituto Al-Beruni di Studi Orientali dell’Accademia di Scienze Uzbeka ha dichiarato nel programma: “Nei documenti dei missionari cristiani ci sono molte cose contro la nostra religione e i nostri profeti”.
2) I cristiani non sono cittadini affidabili. I cittadini uzbeki che si convertono al Cristianesimo e quindi tradiscono l’Islam, poi tradiscono anche la loro nazione.
3) I leader cristiani perseguono solo i loro interessi personali. Golomov, uno psichiatra intervistato nel programma, afferma con disinvoltura che “i pastori protestanti perseguono soprattutto i loro interessi materiali”, mentre in sottofondo scorrono immagini di culti durante il momento dell’offerta. Un altro psichiatra, Azimov, poi accusa pastori di varie chiese di avere dei “profili criminali”, mostrando immagini scelte e montate ad hoc per gettare cattiva luce contro queste persone.
4) I nostri giovani subiscono dai cristiani un lavaggio del cervello. I “mahalla”, enti locali preposti come “occhi e orecchi” dello stato (eredità dell’impero sovietico) sostengono che i cristiani adottano strategie di lavaggio del cervello nei confronti dei giovani uzbeki.
5) I missionari cristiani sono pericolosi quanto i terroristi. L’attività missionaria viene dipinta come uno dei grandi mali del mondo, alla stessa stregua del fondamentalismo, del terrorismo e della tossicodipendenza.
6) I musulmani che tradiscono l’Islam per il Cristianesimo, lo fanno per soldi. Il programma fa scorrere interviste palesemente false a persone che hanno ricevuto soldi da gente che ha detto loro che il Corano è una menzogna.
7) I Battisti sono una setta. Interviste a esponenti della chiesa ortodossa russa dichiarano che questa confessione evangelica è una setta pericolosa.
8) Esiste un piano preciso per convertire l’intera nazione al Cristianesimo.
9) La droga in questo piano ha un suo preciso ruolo.
10) I protestanti sono una setta collegata ai satanisti e ai Krishna.
11) Le persone che semplicemente accettano dei libri dai cristiani diventano come zombie.
12) I bambini sono il nostro futuro! Declama con forza il conduttore del programma, raccomandando ai genitori uzbeki di fare attenzione, di non far frequentare cristiani ai loro bambini.
13) I cristiani che abbandonano la loro fede, parlano contro Cristo. Intervista a una donna che sostiene di essere stata cristiana e, una volta deciso di abbandonare la chiesa, di essere stata minacciata dal pastore.

Secondo quanto dicono coloro che vivono questa forma di persecuzione, il governo appoggia tutto questo e opprime ogni forma di libertà di pensiero perché teme un risveglio politico della popolazione e la crescita del malcontento sociale. Di fatto il governo monitora e controlla ogni attività religiosa (islamica o cristiana che sia), perché vede nella religione un pericolo per la propria stabilità. L’articolo 5 della legge sulla religione uzbeka dichiara che ogni forma di proselitismo e di attività missionarie è proibita.

Le conseguenze di questa subdola campagna mediatica sono notevoli: molti credenti sono intimoriti e vessati, i leader cristiani ricevono minacce e irruzioni da parte della polizia anche durante i culti, mentre il clima generale è estremamente oppressivo e in costante peggioramento.   

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Egitto: cresce l’intolleranza, un punto sulla situazione – dossier

Egitto - Polizia

Egitto - Polizia

fonte articolo www.porteaperteitalia.org

Cresce una certa preoccupazione riguardo all’Egitto, terra considerata da noi italiani più una meta turistica che altro. Eppure proprio in Egitto le intolleranze e le vere forme di persecuzione a danno dei cristiani aumentano mese dopo mese, mentre nell’humus sociale si insinua il fondamentalismo islamico creando tensioni e scontri. Solo un paio di mesi fa migliaia di manifestanti avevano preso d’assalto una chiesa (a tal proposito leggi Egitto: migliaia di manifestanti attaccano una chiesa, 5 i feriti), mentre tutti gli italiani ricordano il rapimento di quel gruppo di turisti avvenuto sempre nel 2008.Ma questi sono solo esempi, perché i segnali di un’intensificazione della tensione sociale e di un’insinuazione dell’estremismo di matrice islamica sono ormai molti e preoccupanti, tanto che gli osservatori internazionali guardano con una certa preoccupazione a questo paese. Che dire dell’ambigua posizione mantenuta nell’attuale conflitto israeliano-palestinese? Sono notizie di oggi quelle che ci raccontano che la proposta egiziana per una tregua di un anno nelle azioni ostili contro Israele sembra essere stata accettata dai leader di Hamas (ciò nonostante alcuni razzi hanno colpito il territorio israeliano). Ma la proposta è reale? O i tunnel che partono dal territorio egiziano e sbucano nella Striscia di Gaza e che riforniscono di armi (e viveri) i terroristi continueranno a operare a pieno ritmo? A quanto pare Hamas ha anche accettato di far controllare la frontiera con l’Egitto dai rivali di Fatah, la formazione del presidente dell’Anp Abu MAzen, estromessa a giungo del 2007 (una delegazione di Hamas è attesa per lunedì al Cairo per ufficializzare la risposta). Ma l’impegno egiziano è reale?

Nella terra del Nilo, a seguito di un brutale raid della polizia contro 6 cristiani e la loro caffetteria perché aperta durante il Ramadan, il 22 gennaio scorso un giudice ha emesso una sentenza che condanna a 3 anni di prigione e lavori forzati i suddetti 6 cristiani, colpevoli secondo i poliziotti di resistenza a pubblico ufficiale e offesa alle autorità.  Lo scorso settembre, 13 poliziotti hanno fatto irruzione nella caffetteria a Port Sa’id, città nel delta del Nilo, rovesciando i tavoli, rompendo le sedie e i bicchieri, senza che vi fosse alcun motivo per usare violenza.  Secondo il rapporto dell’avvocato, i 6 cristiani sono stati brutalmente picchiati, 2 di loro hanno riportato delle serie fratture e un terzo è stato curato con ben 11 punti di sutura in testa. “La polizia ha attaccato queste persone senza alcun motivo ufficiale” afferma Ramses el-Nagar, il legale delle vittime: “in realtà non volevano vedere gente mangiare durante il Ramadan. Ma questo è ingiusto, perché le persone possono abbracciare la fede che credono migliore, la legge è un’altra cosa e non va mischiata con la religione”.
Di fatto non vi è una legge che vieti di tenere aperta una caffetteria durante il Ramadan, eppure di fronte all’irruzione della polizia i 6 cristiani (tutti sulla trentina) hanno cercato di chiedere spiegazioni e di far valere i loro diritti, ma sono stati arrestati e accusati dei suddetti capi di imputazione. I nomi delle sei vittime (tutti fratelli) sono i seguenti: Ashraf Morris Ghatas, Magdy Morris Ghatas, Osama Morris Ghatas, Nabil Morris Ghatas, Walid Morris Ghatas e Hany Morris Ghatas. Dopo l’ingiusta sentenza emessa dal giudice, all’avvocato rimangono 30 giorni per ricorrere alla Corte di Cassazione, cosa che ha tutta l’intenzione di fare: difficile prevedere l’esito dell’azione legale, quel che è certo è che risulti piuttosto grave l’episodio, perché ad essere protagonisti non sono dei civili, ma membri delle forze dell’ordine, un segnale preoccupante della crescente intolleranza nei confronti dei cristiani in questo paese.

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